Una medaglia d’oro che inserisce il ragazzo fra i campioni storici del nostro sport. Eccezionale, oltre il cinema.
di Pino Farinotti
Domani le prime pagine dei giornali e i servizi sui network, oltre a riportare le solite devastanti informazioni sulla Palestina, sull’Ucraina e quelle stucchevoli sulla lite fra maggioranza e opposizione, ospiteranno la notizia che ai campionati mondiali di Tokyo Mattia Furlani ha vinto la medaglia d’oro nel salto in lungo. È un evento, grosso.
Da qualche tempo MYmovies dirige lo sguardo su ciò che succede nel mondo oltre il cinema. Ha pubblicato un editoriale sulla tragedia di Gaza e si è dedicato allo sport. Con pezzi su Sinner e sulle ragazze campionesse della pallavolo. Non è solo “sport” è società, è Italia.
Mattia ha vent’anni e sta facendo miracoli. Ha già vinto tutto in tutte le categorie, coperto, scoperto, under 18 under 20, fino a oggi, dove ha superato tutti i fuoriclasse, americani, cinesi e altri che stanno dominando la specialità. Furlani non può non essere già inserito fra i campioni storici del nostro sport, alla sua età. Eccezionale.
La gara si sviluppa in sei salti, Mattia ha sbagliato i primi tre, poi si è trovato settimo ma ecco il miracolo di cui sono capaci coloro che posseggono una grazia in più diversa. Ha volato a 8 metri e 38. È un ragazzino di colore, allenato dalla mamma, non è altissimo (1,81) e non presenta i muscoli ipertrofici di molti atleti. Diresti che è persino mingherlino. Intervistato ha mostrato un’intelligenza, una sensibilità e un vocabolario davvero non ordinari. Il presente e il futuro sono suoi.
Di Mattia Furlani ne nasce uno ogni mezzo secolo.
Queste righe preventive, perché fra poco sarà il protagonista mediatico, dovunque.