Peccato per il film Io Capitano che, anche senza Oscar, entra di diritto nell’antologia nobile del cinema italiano e non solo.
di Pino Farinotti
Tutti raccontano la notte degli Oscar. Il mio focus è su Emma Stone, che ha trionfato, e Matteo Garrone, che è stato tradito. Avevo già scritto di loro qualche tempo fa e mi ero avventurato nelle profezie. Ecco quella riferita alla Stone.
“Istantanea: così giovane Emma ha già vinto tanto e chissà quanti altri riconoscimenti seguiranno. Quelle sue iridi azzurre e grandi e quel sorriso che racconta, oltre a un talento, uno charme e una grazia esclusiva, non trovano riscontro nel movimento del cinema di adesso. E poi ecco quel segnale misterioso e indefinibile che le divinità del cinema hanno concesso con parsimonia. Sarà Emma Stone a identificare un’epoca.
“Emma Stone è candidata all’Oscar 2024 come attrice protagonista del film Povere creature! diretto da Yorgos Lanthimos. La nomination è scontata e ultrameritata, se non ci saranno giochi di potere delle major o di politicamente corretto, Emma vincerà il suo secondo Oscar dopo quello per La La land (guarda la video recensione). La sua performance nel film tratto dal romanzo di Alasdair Gray (1934-2019) - pittore e poeta britannico autore completo, e si vede - è fenomenale e trova pochissimi riscontri, forse nessuno, nella storia della recitazione in cinema.”
Il titolo riferito a Garrone, nell’editoriale di due mesi fa, era questo: Matteo Garrone non ha vinto l’Oscar. Un titolo che mi costava molto, perché ritenevo che il suo film meritasse quel riconoscimento. Ma pensavo di avere degli elementi che suffragavano quella mia… triste profezia. Ecco uno stralcio del pezzo.
“Mi avventuro in una profezia: Io capitano, di Matteo Garrone, candidato italiano all’Oscar, non lo ha vinto. Attenzione, trattasi di opera di qualità - gli è stato assegnato il Leone d’argento a Venezia con pieno merito – che non tradisce il talento, sicuro, visionario, di Garrone, uno dei nostri migliori autori".
Un altro stralcio:
Cerco di immaginare la riunione della commissione dell’Academy Award che ha il compito di attribuire l’Oscar, quando arriva il momento di Io capitano. L’opinione comune è che sia senza dubbio un film di qualità. Il problema è il contenuto. Uno dei membri parla: “Ma in un momento come questo dove siamo assediati, soffocati dai media del mondo che raccontano gli immigrati… siamo sicuri di premiare una storia che, ancora una volta affronta quel problema? Chi va al cinema avrà voglia di vedere sul grande schermo quelle vicende, seppure narrate in chiave diversa… artistica? Qualcuno ribatte “Ma è film importante, Venezia gli ha attribuito il premio alla regia. Appunto, ma sappiamo come la pensano in Europa, a Cannes, a Venezia. Privilegiano l’arte, non si interessano della gente che paga il biglietto. Noi sì…”
L’dea prevale, il resto dei giurati aderisce. L’Oscar va altrove.
Attenzione! Lo giuro, se Garrone vincerà l’Oscar, nessuno sarà più felice di me.”
Purtroppo il mio timore si è avverato. E dico che il dolore è grande perché, ribadisco, Io capitano è, indubbiamente, il miglior film fra quelli selezionati.
L’argomento “migrazione”, in America, come da noi, è molto sentito. Incombe nelle opinioni del popolo ed è fortemente presente nei media. “Chi va al cinema avrà voglia di vedere sul grande schermo quelle vicende, seppure narrate in chiave diversa… artistica? È la frase immaginaria che ho attribuito a quel membro della giuria. Immaginaria e sciagurata, che potrebbe aver causato la brutta ingiustizia che ha sottratto a Io capitano il riconoscimento più che meritato.
Rimane il fatto che Garrone ha già ottenuto grandi soddisfazioni dal suo film, recensioni entusiastiche da tutte le parti e un ottimo successo al botteghino. Io capitano entra di diritto nell’antologia nobile del cinema italiano e non solo. Garrone, l’Oscar, lo aveva già vinto.