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Jane Fonda e Celentano, ultra-ottantenni con la sindrome della visibilità

I due artisti tornano protagonisti sulle pagine dei giornali. Ma ce n'era bisogno?
di Pino Farinotti

mercoledì 16 ottobre 2019 - Focus

Hanno qualcosa in comune Jane Fonda e Adriano Celentano, oltre all'età; 83 lei e 81 lui. La settimana scorsa sono stati protagonisti dei servizi dei TG e della pagine dello spettacolo dei quotidiani. Adriano trasformerà il fiasco di "Adrian" in un talk dove farà parlare gli altri. Da intervistato, cioè protagonista, diventerà intervistatore, cioè "spalla". I primi ospiti saranno Bonolis e Conti.

Jane è stata arrestata per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata sulla scalinata del Congresso, a Washington. Il suo pronunciamento: "Il clima è una crisi collettiva che ha bisogno di una risposta collettiva". L'attrice si è dichiarata seguace della sedicenne, fenomeno, Greta Thunberg, non dimenticando di rilevare che molti anni prima si era spesa in quel senso. È notorio che la Fonda sia da decenni una bandiera della sinistra americana, contro gli "imperi" e contro le guerre. E non standosene a Hollywood ma andando sul posto. Come quando da Hanoi si schierò coi vietcong e la propaganda repubblicana la definì Hanoi-Jane. Allora era ancora giovane, e bella. Adesso i chirurghi le consentono di fermare il tempo, ma l'età è quella. Nella sua epoca d'oro l'impegno politico e di quello artistico coincidevano. Significava grande visibilità e potenza. Nel 1972 vinse il suo primo Oscar con Una squillo per l'ispettore Klute, nel '79 vinse il secondo con Tornando a casa, una storia di reduci del Vietnam. Per dare forza alla sua protesta Jane pensò di non ritirare il premio. Fu suo padre, Henry, che la dissuase: "L'Oscar è una cosa seria, lascia perdere". E lei lasciò perdere.

Se nella nostra epoca attori, cantanti, artisti in genere, alla fine della performance dettano il loro bravo pronunciamento politico, lo devono anche al modello-Jane, competente e trascinatore. Adesso non è facile omologare l'azione e la cultura di un'anziana che non vuole "mollare", con una sedicenne che ha una visone del mondo da... sedicenne. C'è qualcosa di grottesco. Tutto il mondo ha visto la Fonda affiancata da due poliziotti che la arrestavamo. Certo, un momento d'oro per lei, ma anche un momento triste.

Celentano. Canale 5 ha comunicato che "Adrian", diventerà Adriano, tornerà in prima serata dal 7 novembre. Un programma di interviste, come detto. Una premessa è necessaria. Adriano apparve nel 1960 nella Dolce vita di Fellini. Da allora ha... operato. Tanta roba, ma se devo indicare un dato che prevale su tutto, dico colonna sonora. Alcune generazioni, la mia compresa, è stata accompagnata, felicemente, dalle canzoni di Celentano, ne dico una a rappresentarle tutte e sono molte, "Azzurro". Poi c'è stato il cinema, altro successo popolare, ma "normale" diciamo così, finché Adriano decise di rivelarsi, come quel Signore, a trent'anni, nel Tempio. Ha cominciato a fare il profeta, ed è stato un disastro.

"Fantastico" fu una tappa fondamentale dell'evoluzione: ricordiamo quei lunghi silenzi, gli ammiccamenti, le interpretazioni del paradiso e dell'illuminismo. E sempre con alto gradimento. I grandi temi universali, culturali, nella chiave pop di Adriano, destarono una reazione da parte di gente competente. Critiche legittime, sacrosante con ironia, una educata, era "ignorante di talento" (Gianni Minà) un'altra era meno educata: "un idiota" (David Bowie). Ma lui, il profeta, tirava dritto. L'ignoranza che non riconosce se stessa è cieca e inarrestabile. E poi, se l'ignoranza paga così bene, una ragione ci sarà. La ragione è semplice, e imbattibile: fai audience, porti denaro, puoi permetterti tutto. E tutti ti vogliono, magari ti beatificano. Una volta a criticarlo era la fascia cosiddetta alta, adesso la platea è cambiata, profondamente. La franchigia-denaro si è dissolta, e l'audience Celentano non la fa più.

Adrian lo ricordiamo. Un'espressione di tutte le velleità di Adriano. Alcuni temi: immigrati, il governo trino, treni con la svastica, l'inquinamento, la disuguaglianza, le ingiustizie. Un immigrato ottiene la cittadinanza, ma non gli cambia nulla, è emarginato e picchiato. Adrian sa anche cantare ed ecco i versi che infiammano il popolo: "Come fa la gente a concepire di vivere nella case d'oggi / inscatolati come le acciughe / i bambini nascono che hanno già le rughe / perché la gente non dice niente ai mister Hyde e ai dottor Jekill..." E ancora: "L'uomo incatenato dal potere incatenò la sua mente al ceppo del consumismo". Mamma mia, e tutta roba già sentita, esausta e inutile. Non resta che attendere il destino di questo nuovo, forse ultimo tentativo.


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