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domenica 6 aprile 2014 - Focus

ONDA&FUORIONDA

Storia di una ladra di libri: quando il libro è un simbolo.
di Pino Farinotti

In foto una scena del film.
Sophie Nélisse (26 anni) 27 marzo 2000, Windsor (Canada). Interpreta Liesel nel film di Brian Percival Storia di una ladra di libri.
domenica 6 aprile 2014 - Focus

Il titolo che presenta chiavi di lettura articolate e profonde, nelle sale in questi giorni, è Storia di una ladra di libri, diretto da Brian Percival, protagonista la tredicenne Sophie Nélisse, canadese, un vero angelo. Il film è tratto dal bestseller firmato da Markus Zusak, scrittore australiano.
Germania, primi anni del nazismo, Liesel viene adottata da una famiglia molto povera, in una cittadina tedesca sempre grigia - come il nazismo - anche con la bella stagione. La paura è come il respiro. Bussano, pesantemente, alla porta ed è l'arrivo di un pericolo, grave. Liesel non sa leggere eppure ama i libri. È l'indicazione portante del racconto. Poi imparerà a leggere e così il rapporto si completerà. Arriva il momento in cui, in Germania, i libri vengono bruciati. Da un rogo Liesel ne salva uno, e tutto da lì comincia. Questo film mi ha rimandato a un altro, con protagonisti i libri e i nazisti. The Reader, diretto da Stephen Daldry, con Kate Winslet, del 2008. La protagonista è Hanna, che nel 1958 seduce un adolescente. Lei è analfabeta, ma non vuol farlo sapere. Chiede al ragazzo di leggerle dei libri. Si comincia con l'Odissea: "Musa, quell'uom di multiforme ingegno / Dimmi, che molto errò, poich'ebbe a terra / Gittate d'Ilïon le sacre Torri; / Che città vide molte e delle genti / L'indol conobbe; che sovr'esso il mare / Molti dentro nel cor sofferse affanni/". La magia di quei versi, che fanno parte del più alto incanto della letteratura universale qualcosa smuovono, di misterioso, di ancestrale, e doloroso, nella coscienza e nella memoria sconosciuta della donna. Nel prosieguo della storia scopriamo che Hanna è una ex kapò. Viene processata, emerge che in un lager, al momento 'opportuno', per fare spazio a diecimila nuove internate, organizzò l'uccisione di diecimila eccedenti, per una semplice questione di spazio. Per lei valeva solo il problema dei numeri e dell'efficienza. Come quando aveva lasciato bruciare vive, serrando le porte, 300 prigioniere ebree in una chiesa bombardata: se si fossero disperse all'esterno sarebbe stato quasi impossibile gestirle.
Naturalmente Hanna rappresenta quella parte di Germania cieca e ottusa dedita all'obbedienza assoluta, che si prestò a quella tragedia abnorme. Quando è in prigione Hanna impara a leggere e con la lettura e la cultura arriva la consapevolezza e la memoria pone le sue azioni di una volta nella giusta dimensione. E Hanna non può davvero reggere il suo passato. Così si toglie la vita. Il libro è stato la chiave della comprensione e della verità. Liesel, la dolce non è partita da quel pregresso tragico, ha semplicemente misurato la sofferenza, l'angoscia, la chiusura alla libertà, di quella vicenda incomprensibile che è stato il nazismo. Assiste a tutti i passaggi, all'escalation del regime. Fra il 9 e il 10 novembre del 1938 tutta la nazione vive la notte dei cristalli: migliaia di negozi di ebrei vengono distrutti, le sinagoghe incendiate, le famiglie deportate. La storica, inverosimile intenzione viene dichiarata. La famiglia di Liesel accoglie e nasconde un giovane ebreo malato. È un altro momento di presa di coscienza e di dolore. Il dato è dunque quello, ma la domanda è un'altra: ma perché tutto questo accadeva lì, accadeva nel posto della più avanzata cultura del mondo in quel momento. Anche questo è un dato, non è discrezionalità: fra il 1919 e il 1933 la repubblica di Weimar aveva espresso le più grandi intelligenze e i movimenti più avanzati che avrebbero determinato il secolo: Einstein era tedesco, Freud viennese. La Scuola di Francoforte dettava i principi della filosofia moderna. Il Bauhaus fu il riferimento di tutti i movimenti di innovazione che legarono l'architettura e il design ai cosiddetti razionalismo e funzionalismo, detto in altri termini, l'arte applicata, per collaborare col leader Gropius arrivavano le più belle intelligenze da tutto il globo. La letteratura: i nomi erano quelli di Mann, Remarque, Brecht fra gli altri. Reinardht e Piscator riproponevano un nuovo teatro, Schomberg, altro viennese, componeva in dodecafonia. Klee, Grosz e Dix, disegnavano e dipingevano, inventando. Era la Germania a comandare il secolo. È un dato, appunto. E quando il Paese che insegnava le arti e le scienze al mondo, il Paese dei libri, divenne il paese che brucia i libri, la piccola Liesel, con gli occhi smarriti, atterrita, inconsapevole, in quel momento di orribile deformazione, diventa a suo modo custode di tutte quelle magnifiche identità, salvando un libro.

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