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L'Unità
Nel solito week-end esagerato (una decina di uscite, quasi tutte destinate al massacro) il cinema americano si distingue per quantità e, una volta tanto, varietà. Nei sei titoli Usa in uscita, c’è tutto e il contrario di tutto: Hollywood, off-Hollywood, vecchia Hollywood, contaminazioni etniche e sessuali. La storia di un uomo che diventa donna (Transamerica, Oscar quasi sicuro per Felicity Huffinan), la storia di una donna oggetto di molestie sessuali in miniera (North Country, con Charlize Theron), la storia di un’ex nobildonna russa nella Shanghai degli anni ‘30 (La contessa bianca, di James Ivory), la storia di un pervertito con la faccia da divo (The Libertine, con Johnny Depp), la storia di una 37enne «gentile» che si innamora di un ragazzino ebreo e fa impazzire di gelosia la sua mamma super-ortodossa, che per inciso è anche la sua psicoterapeuta (della gentile, non del ragazzino: il film è Prime, una divertente commedia interetnica: Urna Turman è brava ma Metyl,Streep, in un ruolo più piccolo ma scritto assai meglio, se la mangia in insalata).
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Il Corriere della Sera
Una delle sorprese più straordinarie dell' anno, il western messicano di Tommy Lee Jones, Man in black che rievoca le ossessioni del grande Peckinpah e la durezza dei Due volti della vendetta di Brando. Una storia di confine tra Usa e Messico, ma di confini anche morali invalicabili secondo l'etica della frontiera, scritta dal Guillermo Arriaga di Amores perros e 21 grammi. Il malinconico ultimo viaggio di un cadavere, un gringo ucciso per caso da un poliziotto costretto dal vaquero amico della vittima a portare il corpo nella sua terra oltre Rio Bravo.
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Il Sole-24 Ore
Coperto a malapena di terra, fra i rovi e le pietre che sono attorno a una piccola città del Texas. è stato trovato il corpo di Melquiades Estrada (Julio Cedillo), un “clandestino’. Sulla sua tomba — la seconda, dopo quella in cui l'han scovato i coyote — ora basterà scrivere «Melquiades, Messico». Nessuno verrà a cercarlo, nessuno vorrà sapere chi gli abbia sparato. Così immagina lo sceriffo Belmont (Dwight Yoakam), all’inizio di Le tre sepolture (The Three Burials of Me!quiades Esirada, Usa e Francia, 2005, 121’).
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Il Mucchio
Scriviamo subito: l’esordio alla regia di Tommy Lee Jones, già in concorso all’ultima kermesse veneziana, è un’opera di grande valore e, per certi versi, una pellicola sorprendente. Uno degli elementi di maggiore originalità de Le tre sepolture è la convivenza fra la narrazione spezzettata e le cadenze del cinema classico: da una parte, infatti, si assiste a una successione degli eventi decisamente irrispettosa dell’ordine cronologico, realizzata a scatti, in un fitto intrecciarsi di flashback e flashforward; dall’altro, il ritmo del tutto sembra assecondare le linee ambientali, divenendo ora pacato ora impervio.
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La Repubblica
Texas. Melquiades Estrada, lavoratore clandestino, è assassinato. La sua morte non sembra turbare nessuno; salvo il ranchero Pete Perkins, che inizia una ricerca ossessiva del colpevole. Persuaso che questi sia una guardia di frontiera stressata e brutale, l'uomo la rapisce, la costringe a dissotterrare il cadavere e a seguirlo a cavallo oltre la frontiera, in quel Messico dove aveva promesso all'amico di seppellirlo in caso di disgrazia.
Per la verità, le sepolture cui fa riferimento il titolo sono due: però sono tre i punti di vista attraverso i quali la sceneggiatura di Guillermo Arriaga (premiata a Cannes) osserva la storia, dipanandola per andirivieni temporali con ritorni plurimi sugli stessi eventi.
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Il Manifesto
Esordio alla regia di un attore texano, conosciuto soprattutto per Men in Black, virtuoso della recitazione, della voce e del corpo stagliati come pietra, Tommy Lee Jones, che da Clint Eastwood (Space Cowboys) ha preso la vocazione del revenant sceso ai confini del West, nella bordeline con il Messico. Three Burials - Los tres entierros de Melquiades Estrada. Tre funerali per un solo uomo, un «clandestino» finito nella parte di deserto americano abitato dai gringos e ammazzato da un poliziotto di frontiera.
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Film Tv
Ci sono uomini che non hanno pace neanche da morti. Ai quali non è concessa nemmeno una giusta sepoltura. Quella che, dall’antichità, e pure in tempo di guerra, non solo si concedeva ma era dovuta perfino ai nemici più sanguinari. Dovere minimo della civiltà, patto non scritto anche tra stranieri, non sono un obbligo, oggi, per chi non è nato in terra statunitense, e ci è immigrato illegalmente. È la stona di Melquiades Estrada, il personaggio creato in Le tre sepolture da Guillermo Arriaga, scrittore messicano pubblicato da noi da Fazi e più noto agli spettatori come sceneggiatore di Amores perros e 21 grammi di Alejandro Gonzáles Iñárritu.
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Avvenire
Buon ultimo è arrivato Tommy Lee Jones. Al galoppo. E chissà che stasera (premiazione in diretta su Coming Soon, canale Sky) non riesca addirittura a strappare a Emir Kusturica e alla sua giuria la Palma d'Oro (sulla carta dovrà vedersela con Michael Haneke e il suo Caché). Al debutto dietro la macchina da presa, l'attore americano ha entusiasmato la platea di Cannes dirigendo e interpretando Three Burials of Melquiades Estrada, un lirico e poderoso western contemporaneo sulla frontiera e sul tradimento del sogno americano, ma anche un toccante apologo su colpa, punizione, espiazione e perdono.
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Ciak
Un coyote si sta cibando di carne. Due poliziotti gli sparano. La bestia sta mangiando carne umana. È l’incipit, crudo e destabilizzante, del film da regista di Tommy Lee Jones (già autore di un western tv dieci anni fa). Confine tra Texas e Messico. Ogni giorno decine di persone attraversano il fiume Rio Bravo per cercare lavoro e fortuna negli Stati Uniti. La carne a brandelli appartiene al corpo di Melquiades Estrada. Il responsabile della morte è Mike Norton (Barry Pepper), un rude poliziotto mandato lì da Cincinnati.
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Il Corriere della Sera
Tommy LeeJones, prima di soffrire per l'Iraq in La Valle di Elah, fu giustiziere in stile western in questo bellissimo suo film in cui è un ranchero texano che punisce il delitto della razzista guardia di frontiera, trascinandola a forza col cadavere che seppellirà tra i buoni in Messico. Ricorda il manicheo I due volti della vendetta di Brando, ha la forza paesaggistica del cinéma Usa, il suo vigore morale e l'idea macabra quasi elisabettiana del povero corpo zombie:
Da Corriere della Sera Mag
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