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rongiu
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domenica 27 febbraio 2011
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giovane arciere… disperatamente cercasi!!!
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Centrato, in pieno, il titolo. “Manuale d’amore 3”.
Un manuale, deve dare la possibilità a chi lo legge reggendolo con le mani, di ottenere una conoscenza rapida e sommaria su di un qualsiasi argomento. Il tema del regista Veronesi, per altro co-sceneggiattore con Chiti/Agnello, è l’amore non l’Amore. La percentuale di chi riesce ad “utilizzare” un manuale in modo corretto, riportano le statistiche, è veramente bassa. Ed è così che, nonostante un cast di tutto rispetto, il piacere provato nel leggere visivamente questo manuale d’amore, per altro giunto alla 3ª edizione, ha raggiunto una desaturazione storica.
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Centrato, in pieno, il titolo. “Manuale d’amore 3”.
Un manuale, deve dare la possibilità a chi lo legge reggendolo con le mani, di ottenere una conoscenza rapida e sommaria su di un qualsiasi argomento. Il tema del regista Veronesi, per altro co-sceneggiattore con Chiti/Agnello, è l’amore non l’Amore. La percentuale di chi riesce ad “utilizzare” un manuale in modo corretto, riportano le statistiche, è veramente bassa. Ed è così che, nonostante un cast di tutto rispetto, il piacere provato nel leggere visivamente questo manuale d’amore, per altro giunto alla 3ª edizione, ha raggiunto una desaturazione storica. Ma perché è così difficile utilizzare un manuale? I motivi, sono tanti e vari. Una prima causa, così mi par di capire, è che un manuale deve essere vivo nei contenuti, efficace nell’effetto desiderato, incisivo sull’emisfero emozionale. Le 3 storie raccontate, non lo sono quasi per niente. Scontate, vecchie e stravecchie. Riscaldate, ribollite, lievemente aromatizzate. Fortunatamente i gregari, le seconde linee, hanno retto bene il campo; vedi Vauro & Company. (un gradito, celato omaggio a Monicelli?) Una ulteriore concausa è da ricercare nel fatto, che i manuali spesse volte non prendono per niente in seria considerazione le mutate condizioni culturali, sociali, ambientali. Sono riedizioni, riesumate e rivedute. E’ vero o falso che Bellucci, Chiatti, De Niro, Finocchiaro, Placido, Scamarcio, Solarino, Verdone, ci hanno abituati a ben altre angolature? Per i VIP, è tanto difficile rifiutare qualche volta un certo tipo di minestra? Di fronte a testi che non reggono il passo ad esempio, con musica, location, fotografia, un buon no, aiuta a crescere. Io credo. Un terzo fattore che fa del manuale un catturapolvere, lo ravviso nel fatto che viene ritenuto il più delle volte, inutile. Tempo perso, leggerlo. E’ tempo perso andare a cinema? Francamente questa risposta genera in me, a volte, momenti di difficoltà. Trascorso l’ attimo irritante, letto all’uscita della sala anche sul volto della maggior parte dei presenti e dopo un buon caffè, rispondo con un secco NO. Il cinema è e resta un piacere; nonostante l’imminente aumento del costo del biglietto >>:-. (Una vera beffa). L’ultima radice che mi viene in mente è questa; quando ti serve quel manuale in quel momento, non lo trovi mai. E qui possono nascere tantissimi interrogativi. Per un buon film, quanti Veri Manuali occorrono? Io non conosco il numero di Oscar vinti dai film prodotti dal “Cavaliere del Lavoro” De Laurentis. Sono comunque consapevole che un film premiato con un Oscar, può non essere un ottimo film. Mi chiedo, a mo’ di curiosità; c’è differenza tra cinema come Industria e Cinema d’Autore? Il film in oggetto, appartiene alla prima od alla seconda area? La mia risposta, l’ho trovata scrutando le stelle.
Good Click!
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stellab
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domenica 27 febbraio 2011
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lento e noiso
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Un film decisamente noioso. Verdone ormai fa sempre le stesse cose: lui scappa è qualche donna lo insegue, non se ne può più. Scamarcio con un'unica espressione. La bellucci decisamente inutile. Le storie scorrono lente senza alcun interesse. Mah.
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cinestregata
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venerdì 25 febbraio 2011
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manuale senza amore (o quasi)
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Questo Manuale purtroppo è deludente, soprattutto rispetto al primo film.
Di Amore ne ho visto davvero poco se non grazie alla bella interpretazione del favoloso De Niro, in questa veste per lui insolita, in cui ancora una volta dimostra la sua grandezza.
Per il resto direi che la prima storia è vuota..zero contenuto e attori piattissimi. La seconda fa abbastanza ridere ( Verdone non delude mai!). Bella invece la colonna sonora del film (Morgan e Gualazzi).
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fabian t.
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venerdì 25 febbraio 2011
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leggero come... l'aria
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Ancora l'ennesima trovata commerciale, purtroppo, nonostante il cast e l'esorbitante azione di marketing mossasi attorno a un film sufficientemente piacevole ma sostanzialmente privo di idee. Che dire? Che c'è di peggio in giro? Forse il cinema italiano può dare di più e io attendo con ansia. Di certo De Niro in questo film è come il cavolo a merenda. Non sarebbe stato meglio un solo film esclusivamente dedicato all'estro di Verdone e un'altra ottima prova di Ficarra e Picone dopo il bel film "La matassa"? Basta, vi prego, con questi manuali d'amore..!
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(di hollyver07)
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santospago
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lunedì 28 febbraio 2011
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pessimo
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Forse il peggiore della serie, calcolando il livello bassissimo degli altri due
... fate voi.
Le storielle sono esili esili, i dialoghi banalissimi e mai
divertenti. Dispiace tanto vedere Verdone ridotto così, macchietta di se stesso,
imprigionato in gag vecchie e polverose, peccato perchè potrebbe dare ancora
tanto. Purtroppo Veronesi non ha talento e sembra non avere idea di come portare
avanti le storie, ci prova e ci riprova ma nulla.
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melania
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domenica 27 febbraio 2011
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manuale d'amore ... basta!!!!
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Veronesi non ha più niente da dire ... questi ultimi tre episodi sono tre storiele esili esili, senza mai un'emozione, un'idea o uno spunto forte. Il film annoia e si fa fatica a seguirlo. Verdone patetico, de niro inutile. Banalissimi tutti i dialoghi ... forse sarebbe ora di provare qualcosa di nuovo o vogliamo arrivare a manuale d'ampre 10?
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(di mammut)
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cinemavistodame
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giovedì 3 marzo 2011
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manuale d'amore per italiani medi/ocri ...
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Ammetto di avere visto, convinto da amici, “Manuale d’amore 3” - di Giovanni Veronesi. Che cos'altro aggiungere come commento al suo cinema, se non che è scritto e diretto in maniera talmente approssimativa, da riuscire a far recitare, malissimo, anche un talento naturale come Robert De Niro.
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Ammetto di avere visto, convinto da amici, “Manuale d’amore 3” - di Giovanni Veronesi. Che cos'altro aggiungere come commento al suo cinema, se non che è scritto e diretto in maniera talmente approssimativa, da riuscire a far recitare, malissimo, anche un talento naturale come Robert De Niro. L’Italia oleografica e provinciale, che tracima dagli esistenti, e dalla banalità delle trame degli episodi, è così deprimente, demente, superficiale, e sciatta, che esci dal cinema privo di speranze per questo paese. Tutti i limiti di certo Cinema Comico all'italiana vengono come acuiti in un mainstream che copia, altera, deforma, rasentando sia il plagio che la parodia (involontaria, peraltro), suggendone solo il peggio, gli archetipi di alcuni film cult come “Amici Miei” con sceneggiatura di Pietro Germi (un vero maestro della commedia brillante all'italiana), ed il più recente mucciniano “L’ultimo bacio”. Nessuna idea, né nella sceneggiatura né nelle riprese, che trasmetta qualcosa di autoriale o di etimologicamente comico.
Inevitabili, come sempre in casi come questi, Carlo Verdone, ridotto ormai a stereotipo caricaturale di se stesso, e l’irriducibile Michele Placido, che non so proprio per quale arcano motivo deve avere un ruolo in tutti i film italiani. Mi taccio sulle attrici, tanto stupito dalla presenza, in una simile porcheria, di un’interprete intensa e rigorosa come Donatella Finocchiaro, quanto indifferente agli stereotipi sia dei personaggi, che delle relative rese attoriali, di Laura Chiatti e di Monica Bellucci, ... che almeno avessero il pudore di rimanere zitte, invece di rilasciare interviste estasiate sul film, e sulla bravura di Riccardo Scamarcio (forse l’attore migliore del film, e mi duole ammetterlo), Robert De Niro (da dimenticare presto), e Michele Placido (maddai su, e andiamo).
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[+] manuale d'amore per ridere dopo tanti giorni morti
(di pesatore)
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angelica erta
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martedì 1 marzo 2011
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un'ironia stanca per passioni senza amore
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Un film che, a dispetto del titolo, dimentica quasi totalmente l’amore per radiografare senza remore le passioni e i movimenti, incauti o impudenti, dell’animo umano. Tre storie, incorniciate da un indice didascalico e da un cupido che più kitch non si può, in cui Veronesi insegue le acrobazie sentimentali dei suoi personaggi, più macchiette o maschere di teatro che figure degne di affondo psicologico. Nessun tormento o vocazione allo scavo interiore, nessuna lacerazione intimista dei cliché da feuilleton se si escludono i dialoghi via skype fra Roberto e Sara, gli unici momenti in cui il film sembra prendere le distanze da una realtà pecoreccia, e a tratti grottesca. Il personaggio interpretato dalla Solarino si distingue per la morale non pragmatica, incapace di silenziare la coscienza ed accontentarsi della vita così com’è, senza slanci né sogni.
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Un film che, a dispetto del titolo, dimentica quasi totalmente l’amore per radiografare senza remore le passioni e i movimenti, incauti o impudenti, dell’animo umano. Tre storie, incorniciate da un indice didascalico e da un cupido che più kitch non si può, in cui Veronesi insegue le acrobazie sentimentali dei suoi personaggi, più macchiette o maschere di teatro che figure degne di affondo psicologico. Nessun tormento o vocazione allo scavo interiore, nessuna lacerazione intimista dei cliché da feuilleton se si escludono i dialoghi via skype fra Roberto e Sara, gli unici momenti in cui il film sembra prendere le distanze da una realtà pecoreccia, e a tratti grottesca. Il personaggio interpretato dalla Solarino si distingue per la morale non pragmatica, incapace di silenziare la coscienza ed accontentarsi della vita così com’è, senza slanci né sogni. Il primo capitolo è sicuramente il più efficace, per la presenza della Solarino, ma anche di Roberto, Riccardo Scamarcio, giovane dallo sguardo disincantato, a tratti frivolo e adolescenziale, ma anche terribilmente umano e familiare, alle prese con le proprie fragilità.
A differenza del primo capitolo il secondo e il terzo virano decisamente verso il grottesco, una comicità sarcastica, stile Sorrentino, incapace tuttavia di affondare fino in fondo il coltello nelle pieghe dell’umano, delle sue voglie e delle sue debolezze. Un film a metà che tenta la strada dell’umorismo tagliente ma finisce poi per rifugiarsi nella comicità tranquillizzante del lieto fine, tra ballerine di lap-dance e vecchi incapaci di accettare la propria età.
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catarsiaffa
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martedì 2 agosto 2011
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l'unico barlume è de niro.
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Apprezzai moltissimo "Manuale d'amore", film brioso e pungente, caratterizzato da un'originalità e un umorismo spiccati. Già "Manuale d'amore 2" mi lasciò perplessa, nonostante alcuni episodi fossero brillanti e ben recitati, ma non ho dubbi:Manuale d'amore 3 non ha niente a che vedere con i primi due capitoli.
Film scontato fin dalle prime scene, lento nonostante non particolarmente lungo, privo di un senso. Un cast di bravi attori, i quali purtroppo non riescono a "tener su" un copione scarso.
Scamarcio veste i panni dell'avvocato "eterno bambino" che "cresce" soltanto quando si rende conto che la propria amante occasionale (Laura Chiatti) non può e non ha intenzione di costruire qualcosa di più serio con lui.
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Apprezzai moltissimo "Manuale d'amore", film brioso e pungente, caratterizzato da un'originalità e un umorismo spiccati. Già "Manuale d'amore 2" mi lasciò perplessa, nonostante alcuni episodi fossero brillanti e ben recitati, ma non ho dubbi:Manuale d'amore 3 non ha niente a che vedere con i primi due capitoli.
Film scontato fin dalle prime scene, lento nonostante non particolarmente lungo, privo di un senso. Un cast di bravi attori, i quali purtroppo non riescono a "tener su" un copione scarso.
Scamarcio veste i panni dell'avvocato "eterno bambino" che "cresce" soltanto quando si rende conto che la propria amante occasionale (Laura Chiatti) non può e non ha intenzione di costruire qualcosa di più serio con lui. A quel punto l'"epiphany" è immediata, la moglie torna ad essere il centro dei suoi pensieri, quasi non ne fosse mai uscita. Il primo capitolo è quasi un calco di "Giù al Nord" o di "Benvenuti al Sud", ma ovviamente non può reggere il confronto:tutti i "temi" che costituiscono la forza dei due film sopracitati vengono meno, o sono soltanto "abbozzati".
Il secondo capitolo ci ripropone un Verdone che tradisce la moglie (per l'ennesima volta) e che si trova invischiato in una situazione che non sa gestire:un'amante che si trasforma in stalker, la crisi familiare e lavorativa, il tutto con una conclusione che vorrebbe essere strappalacrime ma che non riesce nell'intento. Avrei preferito vederlo cimentarsi in un ruolo "nuovo", invece che nella solita parte che gli garantisce il successo ma che non basta più, non stupisce come un tempo.
Il terzo capitolo è, secondo me, il migliore dei tre:sarà per l'Artista che interpreta il ruolo di Adrian?Sarà per una dolcezza chiara e immediata che pervade i dialoghi? Sarà per la capacità strabiliante di De Niro di parlare italiano senza diventare la caricatura di se stesso? Ciò non toglie che di per sé la storia è scontata, e si intuisce facilmente quale sarà il finale. Un Placido credibile e che riesce a strappare un sorriso, una Bellucci bella e sensuale ma poco portata per la recitazione, un De Niro che non si smentisce e che riesce ad arricchirci anche recitando una parte del genere(non è facile parlare oggigiorno di un amore della terza età senza scadere nelle smorfie alla Boldi).
Da notare Propizio, il cupido moderno, che si riscatta uscendo (definitivamente?) dai cinepanettoni nei quali si è cimentato ben due volte.
Non consiglio questo film, piuttosto consiglio di rivedere i due precedenti, di gran lunga superiori.
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olgadik
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martedì 8 marzo 2011
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diverte e anche si ride
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Dopo due Manuali, Giovanni Veronesi realizza la tripletta e arricchisce il cast precedente di presenze straordinarie: tra tutte, quella di Robert De Niro. La struttura del racconto, a episodi, intitolati Giovinezza, Maturità e Oltre, ha come tramite un Cupido aggiornato e rivisto nelle vesti di un taxista che scocca le sue frecce moderne. A lui il compito di innescare con un sorrisetto ammiccante l’inizio delle relazione unica chiamata dagli umani Amore e mito fondante anche di tanta parte delle letterature. Motivo centrale delle tre storie dunque l’amore, che prende forme, durata e sfumature diverse in relazione all’età di chi lo vive. Una cosa è certa, che i sentimenti possono sorprendere e travolgere in ogni momento della esistenza, senza limiti temporali.
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Dopo due Manuali, Giovanni Veronesi realizza la tripletta e arricchisce il cast precedente di presenze straordinarie: tra tutte, quella di Robert De Niro. La struttura del racconto, a episodi, intitolati Giovinezza, Maturità e Oltre, ha come tramite un Cupido aggiornato e rivisto nelle vesti di un taxista che scocca le sue frecce moderne. A lui il compito di innescare con un sorrisetto ammiccante l’inizio delle relazione unica chiamata dagli umani Amore e mito fondante anche di tanta parte delle letterature. Motivo centrale delle tre storie dunque l’amore, che prende forme, durata e sfumature diverse in relazione all’età di chi lo vive. Una cosa è certa, che i sentimenti possono sorprendere e travolgere in ogni momento della esistenza, senza limiti temporali. Trattandosi di diversi periodi della vita, lo spettatore più diverso può cogliere qualcosa di suo in questa narrazione condotta con garbo dal regista e dagli attori, salvo qualche accento mimico di troppo in Carlo Verdone. Però al mostro sacro della commedia italiana qualche mossetta in più, qualche faccetta ripetuta si può perdonare, anche perché se ne riceve in cambio una moneta fuori corso: il benessere della risata. Delle tre storie, la prima vede protagonista una coppia di trentenni vicini alle nozze ma esitanti il giusto, Roberto e Sara (Riccardo Scamarcio, Valeria Solarino). Lui, avvocato ambizioso ma ancora immaturo, si reca in un paesino toscano per lavoro, ma viene conquistato e cambiato dentro dall’infatuazione per una bella ragazza del luogo, Micol (Laura Chiatti in gran forma). Dopo una notte, conclusa con una zingarata tipo Amici miei insieme al gruppo di vitelloni locali, Roberto ritornerà più consapevole alla sua vita e alla relazione con Sara. E qui debbo sottolineare la scoperta di un Riccardo Scamarcio che va acquisendo col tempo disinvoltura e spessore, creando con la Solarino e la Chiatti un bel trio di giovani. Nel secondo episodio, tra il farsesco e il patetico, Carlo Verdone nelle vesti di un untuoso presentatore tv, con parrucchino e vita griffata, si trova ad essere sedotto da una flessuosa bruna (Donatella Finocchiaro), la quale, bipolare e infelice, seduce, per poi ricattarli, vari amanti. Il nostro ipocrita e conformista casca a pieno nel suo tranello. Come ho già detto, spesso la performance comica di Verdone è trascinante mentre la sua compagna mostra la grinta di un’attrice preparata, prestata alla commedia. E infine i due attesissimi interpreti, terza coppia della situazione. La nostra bellezza nazionale, troppo rotonda nel fisico ma splendida per intensità languorosa del viso (Monica Bellucci) e la superstar americana, o meglio italo-irlandese Bob De Niro. Nell’episodio che le vede impersonare un anziano e pacificato professore di archelogia residente a Roma, Adrian, vittima della terza freccia di Cupido, vedrò rinascere in se stesso la capacità di amare. Di qui una svolta inedita nella vita tranquilla, quasi da nonno, condotta fino ad allora. L’attore, che parla in italiano e pensa in americano, mi pare abbia dato in questo film una interpretazione sobria e sensibile, che ne fa da vecchio una persona elegante e molto dolce. La colonna sonora trova nel film le giuste risonanze. La regia è attenta, la fotografia pulita e smaltata nei colori (vedi scene sul mare) e le due ore scorrono lievi con qualche punta di divertimento.
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