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alex41
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mercoledì 25 aprile 2012
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il film sui fab four che mancava
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Il Beatles più trascurato e sottovalutato che invece era in assoluto il più geniale e sperimentale, insieme al collega e amico John Lennon. Le sue emozioni, la sua passione per la musica indiana, la sua gentilezza, il suo coraggio nell'allargarsi sempre di più in cerca di migliorarsi sempre di più. Nella prima parte, incentrata sulla carriera dei Beatles, notiamo quest'uomo che, tra le figure litigiose di Paul McCartney e Lennon è riuscito a creare melodie superbe e geniali. "Within You Without You" e "Love To You" sono due bellissime ballate e storiche (la prima geniale, la seconda con un testo molto profondo) dove suona il sitar indiano, la struggente "While My Guitar Gently Weeps" suonata con Eric Clapton, ma anche la solare e allegra "Here Comes The Sun".
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Il Beatles più trascurato e sottovalutato che invece era in assoluto il più geniale e sperimentale, insieme al collega e amico John Lennon. Le sue emozioni, la sua passione per la musica indiana, la sua gentilezza, il suo coraggio nell'allargarsi sempre di più in cerca di migliorarsi sempre di più. Nella prima parte, incentrata sulla carriera dei Beatles, notiamo quest'uomo che, tra le figure litigiose di Paul McCartney e Lennon è riuscito a creare melodie superbe e geniali. "Within You Without You" e "Love To You" sono due bellissime ballate e storiche (la prima geniale, la seconda con un testo molto profondo) dove suona il sitar indiano, la struggente "While My Guitar Gently Weeps" suonata con Eric Clapton, ma anche la solare e allegra "Here Comes The Sun". Senza di lui probabilmente i Beatles non sarebbero diventati quello che erano diventati, ovvero geni musicali (che già di loro lo erano, ma dato i litigi dei due e il distacco da parte del povero e incompreso Ringo Starr, alla fine George è stato colui che è riuscito a mantenere duro il legame). Nella seconda parte ecco invece un George Harrison diverso e con tra le mani una lunga e avventurosa carriera da solista. Scrisse molte canzoni ingiustamente molto sottovalute, collaborò con artisti importanti sulla scena rock e pure a molti film (tra cui "Brian Di Nazareth" dei comici inglesi Monty Python") fino alla sua morte. In questo film c'è tutto, c'è George stesso, ci sono i Beatles, c'è l'amore per la musica e per il cinema, un vero gioiello diretto da Martin Scorsese, che dopo aver toccato con eleganza i Rolling Stones nel documentario-concerto "Shine A Light" si è spostato sui quattro scarafaggi, e in particolare al Beatle più trascurato, ma geniale quanto John e Paul messi insieme. Per me infatti è George il vero Beatles, quello che è sempre migliorato e che si è sempre rinnovato: Ringo era simpatico sì, anche se musicalmente niente di eccezionale; John era geniale sì, diciamo pure un geniaccio (ascoltando Revolution 9 si può capire il perchè) anche se di carattere lasciava un po' a desiderare (era molto cocciuto) e infine Paul, che invece dalla sua carriera successiva si è capito che era il Beatle più dolce e melodico e musicalmente raramente toccava il rock (Helter Skelter è stata la sua grande eccezione). Perciò questo film rappresenta il musicista per eccellenza della band, il più completo, il più carismatico, un grande uomo oltre che artista. Interessanti poi le interviste di Ravi Shankar, della moglie, di Eric Clapton e di Terry Gilliam. Voto 10/10.
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gorod
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venerdì 20 aprile 2012
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bello, specie la prima parte.
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Bello, devo dire, da appassionato dei Beatles e che ama molte cose dell'Harrison solista. Non tutto il materiale è proprio nuovo, ci sono cose viste e riviste. Però il contesto della Londra anni '60 è molto interessante, vivo; e le immagini dei dibattiti sulla religione tenuti da preti, cantanti, Harrison e giornalisti sono meravigliosamente surreali. La figura di Harrison pare ben delineata, ma risulta sfuggente nel II tempo del film, che a mio avviso si dilunga troppo ed è troppo indulgente (si parla del lato materialista di George, del suo uso di droghe, ma non ci sono mai immagini a sostegno, se non involontarie - gli occhi sballati del concerto di New York, ad esempio: tutta la parte documentata è legata alla sua parte spirituale, con un risultato a mio avviso un poco fuorviante)fino a far apparire la morte del grande George una sorta di assunzione in cielo; si nota anche, a esser maliziosi, un certo astio per la figura di Yoko, che appare proprio il minimo necessario, e di John, che viene citato davvero poco (e non solo perché defunto.
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Bello, devo dire, da appassionato dei Beatles e che ama molte cose dell'Harrison solista. Non tutto il materiale è proprio nuovo, ci sono cose viste e riviste. Però il contesto della Londra anni '60 è molto interessante, vivo; e le immagini dei dibattiti sulla religione tenuti da preti, cantanti, Harrison e giornalisti sono meravigliosamente surreali. La figura di Harrison pare ben delineata, ma risulta sfuggente nel II tempo del film, che a mio avviso si dilunga troppo ed è troppo indulgente (si parla del lato materialista di George, del suo uso di droghe, ma non ci sono mai immagini a sostegno, se non involontarie - gli occhi sballati del concerto di New York, ad esempio: tutta la parte documentata è legata alla sua parte spirituale, con un risultato a mio avviso un poco fuorviante)fino a far apparire la morte del grande George una sorta di assunzione in cielo; si nota anche, a esser maliziosi, un certo astio per la figura di Yoko, che appare proprio il minimo necessario, e di John, che viene citato davvero poco (e non solo perché defunto...). La II moglie di Harrison, Olivia, appare dal nulla, e nulla si spiega di lei.
Insomma, c'è qualche lacuna nella logica cronologica, qualche vuoto lasciato qui e là (viene taciuto il dissesto finanziario derivato dalla sua casa cinematografica, la sua carriera solista ignorata nella sua parte centrale) a favore di una eccessiva profusione di santoni e Maharishi, ma le immagini sono molto belle e la figura di Harrison ci pone davvero molte domande, e molto rimpianto.
Si poteva fare meglio? Forse sì. Tanto meglio? Forse no.
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donni romani
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martedì 1 maggio 2012
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george harrison raccontato da scorsese
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La passione di Martin Scorsese per i grandi musicisti, che aveva già dato vita ai film dedicati a Bob Dylan e ai Rolling Stones (Bob Dylan: No Direction Home e Shine a Light) ci regala un'altro magnifico documentario dedicato questa volta a George Harrison, il più enigmatico dei Fab Four. Le testimonianze di amici e parenti, di collaboratori e naturalmente di Paul Mc Cartney e Ringo Starr ci restituiscono un'immagine poliedrica di George, interessato alla spiritualità e alla ricerca interiore ma capace di passioni e ironia molto terrene. Il materiale d'archivio è magnifico, e ci permettere di assistere ad alcune sedute di registrazione, ad interviste degli Anni Sessanta, a concerti indimenticabili, facendoci sentire parte della storia , anzi della Storia, perchè l'avventura dei Beatles è stata ben più della nascita e della fine di una rock band, è stata un fenomeno sociale, una rivoluzione culturale, una impronta indelebile nella storia della musica e del costume.
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La passione di Martin Scorsese per i grandi musicisti, che aveva già dato vita ai film dedicati a Bob Dylan e ai Rolling Stones (Bob Dylan: No Direction Home e Shine a Light) ci regala un'altro magnifico documentario dedicato questa volta a George Harrison, il più enigmatico dei Fab Four. Le testimonianze di amici e parenti, di collaboratori e naturalmente di Paul Mc Cartney e Ringo Starr ci restituiscono un'immagine poliedrica di George, interessato alla spiritualità e alla ricerca interiore ma capace di passioni e ironia molto terrene. Il materiale d'archivio è magnifico, e ci permettere di assistere ad alcune sedute di registrazione, ad interviste degli Anni Sessanta, a concerti indimenticabili, facendoci sentire parte della storia , anzi della Storia, perchè l'avventura dei Beatles è stata ben più della nascita e della fine di una rock band, è stata un fenomeno sociale, una rivoluzione culturale, una impronta indelebile nella storia della musica e del costume. Le interviste più toccanti sono quelle con la seconda moglie Olivia e con il figlio Dhani, mentre gli aneddoti raccontati da Paul e da Ringo ci restituiscono un George dotatissimo chitarrista che fece la sua prima audizione con John Lennon a bordo di un autobus a due piani suonando "Raunchy". Attraverso testimonianze e riflessioni ci rendiamo conto di quale sbandamento debbano aver vissuto questi quattro ragazzini di Liverpool divenuti in pochi anni icone quasi religiose per gli adolescenti di tutto il mondo, e il bisogno che tutti e quattro provarono di allontanarsi da tutto questo, di ritrovare una propria dimensione personale, di approfondire una ricerca spirituale che portò Harrison a seguire Ravi Shankar per imparare la meditazione, studiare i mantra e trovare un significato profondo all'esistenza. Gli episodi più "terreni" come la scoperta della relazione fra la prima moglie ed Eric Clapton, o l'aggressione che il musicista e la seconda moglie subirono nella loro casa ci fanno conoscere un George molto umano, reattivo e passionale, e capace di un humor molto british (quando subirono l'aggressione i coniugi Harrison avevano appena assunto una coppia di domestici e George, se pur con un polmone collassato, rivolgendosi ai due domestici traumatizzati dall'aggressione appena subita disse " Niente male il nuovo lavoro, vero?". Chi quell'epoca l'ha vissuta non può non rimpiangere il fermento musicale e culturale della Swinging London e il talento di musicisti immensi che hanno anche trovato il coraggio di abbandonare tutto per diventare uomini a tutto tondo, scegliendo, come fece Harrison, una strada sicuramente in salita, ma che gli ha permesso di raggiungere un magico equilibrio fra vita spirituale e vita materiale. E facendogli comporre, non dimentichiamolo, capolavori come "Something" e "My sweet Lord".
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