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ilpareredelpubblico
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domenica 11 dicembre 2011
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poteva essere un bel film
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Peccato perchè poteva essere un bel film ben diretto con una buona fotografia e sceneggiatura ma totalmente privo di ritmo recitato abbastanza male e con dialoghi da latte alle ginocchia..In dialetto napoletano senza sottotitoli molte cose non si capiscono ma questo non è un difetto perchè tra qualche anno il dialetto si perderà e ci resteranno solo i film e le canzoni
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kaipy
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giovedì 18 agosto 2011
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bello
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io friulana, ho dovuto guardarlo con i sottotitoli per non udenti. non importa. va bene così.
un film denso, intenso.
una ragazza struprata che non riesce a superare ciò che ha vissuto
un ragazzo che vuole affrontare ciò che ha fatto
due ragazzi che lottano e non si arrendono
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ipno74
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martedì 15 febbraio 2011
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poteva essere meglio!!
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Questo è il primo film di Capuano che vedo, quindi non sarò attendibile.
Posso dire che lui è un bravo regista, ha delle genialità nelle riprese che non vedevo da molto tempo.
Purtroppo quando si cerca una sceneggiatura originale, si incappa in storie troppo assurde.
Poi non condivido il fatto di fare film con parti in dialetto, in quanto molti italiani non capiscono quello che si dice, e si ha bisogno di sottotitoli.
Alcune parti erano fin troppo lente e noiose.
Ci sono scene dove lo spettatore, invece di pensare si addormanta.
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dano25
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lunedì 10 gennaio 2011
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tema caldo ma...
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Il film si regge su un tema purtroppo sempre d'attualità come lo stupro di gruppo ma la mancanza di ritmo e le atmosfere cupe lo rendono un pò noioso e certo non aiuta la durata. Il degrado socio-ambientale e il "tirare a campare" dei giovani in tali condizioni non giustificano comportamenti violenti e la visione di un carcere poco duro ma più familiare aggiunge poco coinvolgimento da parte del pubblico. La stessa vittima non convince appieno nonostante la parentesi di bulimia ed il supporto psicologico. Poteva venir su un bel film da una storia così interessante ma questo rimane un film appena sufficiente.
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francesco2
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mercoledì 29 settembre 2010
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esistenze "chiuse"
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Sono passati quattordici anni da "Pianese Nunzio 14 anni a Maggio". Come avveniva in maniera relativamente didascalica lì, il ragazzino si presenta(Ma non al PUBBLICO, quanto ad un altro protagonista del film, e forse non è differenza da poco), dopo essere stato (co)protagonista di uno stupro. In seguito Capuano ci introduce, volutamente senza alcun commento sonoro, al carcere minorile dove verrà racchiuso il ragazzo, tramite una panoramica che abbraccia al contempo il carcere(Come elemento "altro"), ed il mare (La natura, la presunta. Un'introduzione a ciò che avrebbe potuto essere il film, un racconto che contrapponga senza schemi due esistenze allo stato embrionale, marchiate forse per tutta la vita da un'episodio dove sono state vittima e carnefice.
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Sono passati quattordici anni da "Pianese Nunzio 14 anni a Maggio". Come avveniva in maniera relativamente didascalica lì, il ragazzino si presenta(Ma non al PUBBLICO, quanto ad un altro protagonista del film, e forse non è differenza da poco), dopo essere stato (co)protagonista di uno stupro. In seguito Capuano ci introduce, volutamente senza alcun commento sonoro, al carcere minorile dove verrà racchiuso il ragazzo, tramite una panoramica che abbraccia al contempo il carcere(Come elemento "altro"), ed il mare (La natura, la presunta. Un'introduzione a ciò che avrebbe potuto essere il film, un racconto che contrapponga senza schemi due esistenze allo stato embrionale, marchiate forse per tutta la vita da un'episodio dove sono state vittima e carnefice. Invece il regista napoletano si dimostra, nella prima parte, poco efficace nell 'illustrare i due ambienti di formazione(?). La famiglia della ragazza la trovi in qualsiasi Giordana-Archibugi- Munzi ecc.:
il padre e la madre che non ne capiscono più di tanto, la psicologa così e così, anche se il loro rapporto viene descritto in maniera più simpatica. Un fidanzato forse anch'egli così e così, con delle(Giuste)ambizioni. Dall'altra parte, non annoia molto meno il carcere di Nisida: al di là di frasi interessanti(?) come quella del "Metodo", non sfuggiamo alle banalità di un qualsiasi "Scugnizzi", anche perché un'altra psicologa, ancora più prevedibile della prima, in apparenza non aggiunge pr nulla(Non c'entra anche la Golino?).
Spunti di maggiore originalità, al di là della facile retorica sulle parole della Duras, cominciano ad emergere quando l'Arte rischia di diventare per entrambi un momento per superare il trauma ed, al contempo, per creare un "contatto" che avverrà solo alla fine.
Apparentemente, ho accennato, è la struttura ad essere più schematica: in "Pianese Nunzio" il rapporto ambiguo tra il prete ed il ragazzino era uno sfondo per una panoramica sul capoluogo partenopeo, con la conclusione non così scontata che la stranezza del MICROCOSMO(Nunzio ed il prete), si faceva preferire a quella del MACROCOSMO(La città). Ora, a parte che Napoli è protagonista(Anche con belle scene) pure in quest'opera, il carcere poi viene (pro9 posto schematicamente ma senza manicheismi e con qualche battuta non disprezzabile(Quel "recluso" che vuole farsi tatuare il soprannome in cinese.......). E soprattutto nella seconda parte, lo è anche la famiglia di lei, con un padre ritratto meglio negli impacci ed impicci con moglie e figlia: che in una delle scene più belle riceve in regalo da Ciro un portacenere con tatuato il suo nome. Anche questa è Arte, non solo il teatro e la pittura che tanto la stimolano, ma la creatività di un giovane apparentemente insensibile alla bellezza(Si veda, ancora, una scena con la Golino),ma che in realtà non fugge fisicamente(A un certo punto si temerà anche questo, ed altro), ma che alla "Banalità(Sempre?) del male" sfugge recitando poesie di fronte alla celebrità di turno, che è la prima ad applaudirlo togliendo dall'imbarazzo gli altri.
Dunque, nessuna esaltazione retorica della poesia stile "Attimo fuggente", ma una consapevolezza sia in un mondo"Aperto"(Per lei), sia in uno "Chiuso" (Per lui); che la bellezza è l'unica salvezza da un quotidiano che ,nella noia(Lei) o brutalità(Lui), può sembrare soffocante. La bellezza che forse coglieranno, quando all'uscita del giovane, si incrocieranno con lo sguardo. Non più una poesia; ma il volto di una persona vera.
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mongomery
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mercoledì 15 settembre 2010
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un film struggente da non perdere
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l'amore buio è il film che mi ha ricondotto e riconciliato con il cinema italiano da molti anni non vedevo un film così bello e toccante dai tempi di -Ladro di Bambini di Gianni Amelio altro raro esempio di un cinema -cinema-come sapevano farlo nel passato del quale pare si sia perso ogni memoria
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popsa1111
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lunedì 13 settembre 2010
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due esistenze complementari
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Il vuoto esistenziale di una ragazzina si incontra con il dolore esistenziale di un ragazzino. Dietro c'è una Napoli che chi come me l'ha vissuta in tutte le sue facce riconosce immediatamente. Il film pecca forse di troppi silenzi evocativi e troppe pause ma nel complesso restituisce bene uno spaccato della contemporaneità partenopea. Borghesia e sottoproletariato, una donna che subisce violenza dal branco di scugnizzi che all'inizio del film fa il bagno a Marechiaro. Il pentimento di uno di loro che si autodenuncia e denuncia i suoi amici. E poi..... Il difficilissimo percorso di cambiamento in sincronia con la presa di coscienza della propria realtà borghese e vuota della ragazza stuprata.
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Il vuoto esistenziale di una ragazzina si incontra con il dolore esistenziale di un ragazzino. Dietro c'è una Napoli che chi come me l'ha vissuta in tutte le sue facce riconosce immediatamente. Il film pecca forse di troppi silenzi evocativi e troppe pause ma nel complesso restituisce bene uno spaccato della contemporaneità partenopea. Borghesia e sottoproletariato, una donna che subisce violenza dal branco di scugnizzi che all'inizio del film fa il bagno a Marechiaro. Il pentimento di uno di loro che si autodenuncia e denuncia i suoi amici. E poi..... Il difficilissimo percorso di cambiamento in sincronia con la presa di coscienza della propria realtà borghese e vuota della ragazza stuprata. Due ragazzi che fanno un percorso difficile e accidentato ma che paradossalmente come in un gioco di specchi rovesciato si completa e si incrocia. Ottimo film, bravi interpreti, ottima regia. Per me un film da guardare e da far guardare a quanti hanno difficoltà a capire Napoli e la sua realtà quotidiana.
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