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jules
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venerdì 20 gennaio 2006
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che nostalgia
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Rivedendolo oggi la prima sensazione che si prova è di nostalgia. 1) Per il talento comico di Belushi, purtroppo sfruttato per pochissimo tempo. 2) Per la straordinaria fusione tra azione e musica, fusione fra generi musical e comico-demenziale. 3) Per la brillantezza della regia di Landis che dopo il tramonto degli anni Ottanta non si è più ripetuto a quei livelli.
Un vero e proprio cult: di quelli in cui le scene da antologia da consegnare alla storia del cinema non si contano sulle dita di una mano.
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quentin
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domenica 27 agosto 2006
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sono in missione per conto di dio!
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Diretto da John Landis (Animal House; Un lupo mannaro americano a Londra) con John Belushi e Dan Aykroyd, (Jake ed Elwood) un film che ha segnato il genere della commedia demenziale e che è diventato inevitabilmente un fenomeno di costume, grazie anche alla fantastica partecipazione di Belushi e di grandissimi personaggi dell’epoca: Ray Charles (il venditore di strumenti musicali) James Brown (il reverendo) Aretha Franklin ( la moglie di un membro della “Blues Brothers Band” ) e Cab Calloway (che rifà se stesso cantando Minnie the Moocher).
Lo stesso Landis interpreta un ufficiale della polizia, in più c’è anche Steven Spielberg che fa l’impiegato delle poste e Frank Oz che restituisce a Jake i suoi effetti personali insomma, un cast incredibile per un film incredibile con scene incredibili (Jake ed Elwood che entrano in un centro commerciale sfasciando le vetrine e le bancarelle è ormai entrata a far parte della storia; L’inseguimento per le strade di Chicago è da antologia; Aretha Franklin che balla e canta “Think” in mutande è indimenticabile, come nella scena in qui la Band suona il tema della serie televisiva“Rachide” in un locale di Cowboy).
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Diretto da John Landis (Animal House; Un lupo mannaro americano a Londra) con John Belushi e Dan Aykroyd, (Jake ed Elwood) un film che ha segnato il genere della commedia demenziale e che è diventato inevitabilmente un fenomeno di costume, grazie anche alla fantastica partecipazione di Belushi e di grandissimi personaggi dell’epoca: Ray Charles (il venditore di strumenti musicali) James Brown (il reverendo) Aretha Franklin ( la moglie di un membro della “Blues Brothers Band” ) e Cab Calloway (che rifà se stesso cantando Minnie the Moocher).
Lo stesso Landis interpreta un ufficiale della polizia, in più c’è anche Steven Spielberg che fa l’impiegato delle poste e Frank Oz che restituisce a Jake i suoi effetti personali insomma, un cast incredibile per un film incredibile con scene incredibili (Jake ed Elwood che entrano in un centro commerciale sfasciando le vetrine e le bancarelle è ormai entrata a far parte della storia; L’inseguimento per le strade di Chicago è da antologia; Aretha Franklin che balla e canta “Think” in mutande è indimenticabile, come nella scena in qui la Band suona il tema della serie televisiva“Rachide” in un locale di Cowboy).
Il film fu un successo e Landis ed Aykroyd (che avevano firmato insieme la sceneggiatura) erano già propensi a preparare un seguito.
Purtroppo però nel 1982 John Belushi morì a causa di un overdose (già in precedenza l’attore aveva avuto problemi di droga) e senza la sua partecipazione persino la Band si sciolse e il progetto finì dentro un cassetto, poi negli anni novanta Aykroyd in un misero tentativo di rimettere insieme il gruppo assieme a Landis riprese il copione e insieme fecero “The Bluse Brothers 2000: il mito continua” con un risultato disastroso.
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alex41
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domenica 12 settembre 2010
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everybody needs the blues brothers!!
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Sicuramente una delle più grandi commedie musicali mai riuscite, ricca di divertimento, emozioni, musica e canzoni rock and roll, country, blues, jazz e rock. Questo film è una piccola grande perla del mondo della musica, soprattutto perchè in "Blues Brothers" compaiono tantissime star della musica internazionale sotto forma di camei che trovano nel film spazio per esibirsi: il reverendo James Brown, la proprietaria di un bar Aretha Franklin, il venditore di strumenti nonché pianista cieco Ray Charles, e Cab Calloway, il "patrigno" di Elwood Blues (Aykroyd) e Jake Blues (Belushi), due fratelli che, per salvare la loro Chiesa, dovranno fare un grande concerto e guadagnare abbastanza denaro. Sulla strada incontreranno di tutto.
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Sicuramente una delle più grandi commedie musicali mai riuscite, ricca di divertimento, emozioni, musica e canzoni rock and roll, country, blues, jazz e rock. Questo film è una piccola grande perla del mondo della musica, soprattutto perchè in "Blues Brothers" compaiono tantissime star della musica internazionale sotto forma di camei che trovano nel film spazio per esibirsi: il reverendo James Brown, la proprietaria di un bar Aretha Franklin, il venditore di strumenti nonché pianista cieco Ray Charles, e Cab Calloway, il "patrigno" di Elwood Blues (Aykroyd) e Jake Blues (Belushi), due fratelli che, per salvare la loro Chiesa, dovranno fare un grande concerto e guadagnare abbastanza denaro. Sulla strada incontreranno di tutto. Il film è ricco soprattutto da numerose scene d'azione, inseguimenti d'auto lunghe una vita che non stancano mai, anzi più incidenti avvengono più l'adrenalina aumenta. La scena al centro commerciale e quella alla fine con in sottofondo la canzone di "Apocalypse Now", sono un vero e proprio capolavoro!! Bravissimi poi i Blues Brothers soprattutto come livello di recitazione, le gag funzionano, e non sono troppo volgari o banali. La sceneggiatura è davvero geniale. Le canzoni sono tutte fantastiche, i personaggi straordinari. John Landis ci regala questo epico capolavoro, che si concluderà con un sequel non tanto all'altezza. Un film che ha fatto la storia e che, speriamo, vada fino in fondo.
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g. romagna
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sabato 13 febbraio 2010
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the blues brothers
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Jake Blues (John Belushi), uscito di galera, si riunisce al fratello Elwood (Dan Aykroyd) e, dovendo trovare cinquemila dollari per evitare la chiusura dell'orfonatrofio cattolico in cui entrambi sono cresciuti, decide di tentare di riformare la vecchia blues band di cui i due erano stati i frontmen. Da qui prende il via una serie estrema di peripezie al limite dell'assurdo, ed al ritmo del più acceso blues rock, al termine delle quali l'obiettivo sarà, ovviamente, raggiunto. Intendiamoci, il film ha una trama esile quasi quanto quelli di Alvaro Vitali, e le situazioni cui ci troviamo di fronte sono palesemente e volutamente ridicole fin tanto da sfociare nel nonsense.
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Jake Blues (John Belushi), uscito di galera, si riunisce al fratello Elwood (Dan Aykroyd) e, dovendo trovare cinquemila dollari per evitare la chiusura dell'orfonatrofio cattolico in cui entrambi sono cresciuti, decide di tentare di riformare la vecchia blues band di cui i due erano stati i frontmen. Da qui prende il via una serie estrema di peripezie al limite dell'assurdo, ed al ritmo del più acceso blues rock, al termine delle quali l'obiettivo sarà, ovviamente, raggiunto. Intendiamoci, il film ha una trama esile quasi quanto quelli di Alvaro Vitali, e le situazioni cui ci troviamo di fronte sono palesemente e volutamente ridicole fin tanto da sfociare nel nonsense. Tuttavia, il risultato è irresistibile: in primis, tecnicamente parlando, John Landis rivela delle capacità registiche notevoli, sfornando un lavoro visivamente accuratissimo; in secundis, Belushi e Aykroyd sono esilaranti dall'inizio alla fine, ed infine... c'è il blues, quello pieno vigoroso, che tiene vivo il film in ogni sua parte, per non parlare del finale, con il concerto nel salone dell'albergo che è semplicemente fenomenale. Landis si è avvalso della comparsa canora sul set delle vere stelle del genere, da Aretha Franklin a Ray Charles passando per Bob Calloway e James Brown, tanto per citare solo i principali, e l'esito è una grande miscela di cinema leggero, farsesco, e grandi, grandi melodie. Uno di quei rari casi in cui la musica si fa talmente potente da riempire sinesteticamente lo schermo, rapendoti dall'inizio alla fine. Ciò può essere utile a spiegare come mai un film del genere, tanto simile altrimenti a qualsiasi altra commediola farsesca -e persino un po' stupidotta-, sia divenuta una vera e propria opera di culto intergenerazionale, consacrando, tra l'altro, John Belushi al rango di -purtroppo- effimera stella del cinema, sul modello di quanto avvenuto quasi tre decenni prima a James Dean. The Blues Brothers è un film che, di per sè, per la sua estrema leggerezza, non varrebbe assolutamente quattro stelle, ma, proprio in virtù di tutto quanto è affermato qui sopra, non posso esimermi dal concedergliele. Cult.
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anna lacritica
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mercoledì 26 gennaio 2011
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il primo dei musical. e sempre lo resterà.
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Il titolo fa già di per sè da recensione (di ciò che non ci sarebbe neanche il bisogno di recensire).
Come film comico-demenziale-musical, dovrebbe presentare molti punti deboli, poiché è pur sempre difficile far coincidere i due generi diametralmente opposti.
Ottimo lavoro, la regia merita un lungo e meritato applauso, per la trama così dolce, in un contesto se non misterioso, possiamo dire anche thrilleresco.
La storia, sviluppata MOLTO bene, racconta del tentativo di due fratelli di riunire la loro ex banda musicale per scopo benefico: l'incasso sarà devoluto in beneficienza per la loro ex scuola.
I protagonisti sono brillanti, ottimi gli attori per questo ruolo, rendono ciò che è tragico, visibilmente comico e piacevole da gardare.
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Il titolo fa già di per sè da recensione (di ciò che non ci sarebbe neanche il bisogno di recensire).
Come film comico-demenziale-musical, dovrebbe presentare molti punti deboli, poiché è pur sempre difficile far coincidere i due generi diametralmente opposti.
Ottimo lavoro, la regia merita un lungo e meritato applauso, per la trama così dolce, in un contesto se non misterioso, possiamo dire anche thrilleresco.
La storia, sviluppata MOLTO bene, racconta del tentativo di due fratelli di riunire la loro ex banda musicale per scopo benefico: l'incasso sarà devoluto in beneficienza per la loro ex scuola.
I protagonisti sono brillanti, ottimi gli attori per questo ruolo, rendono ciò che è tragico, visibilmente comico e piacevole da gardare.
Il Film si presenta in ogni caso in maniera molto semplice, reso ottimo proprio dalle magnifiche canzoni stile Jazz - Anni '80 con interpreti come Aretha Franklin e Ray Charles che, pur non essendo tra i protagonisti, non si risparmiano e danno il meglio della loro abilità.
Ciò che rende speciale questo film sono proprio le canzoni: canzoni che rimangono nel cuore di chi le ascolta, che coinvolgono chi guarda dall'inizio alla fine.
Il film termina con una scena meravigliosa, esplosiva, allegra, piacevole, che ha lo scopo di trasmettere ciò per cui il film è stato girato: l'amore per la (buona) musica.
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