Racconti da Stoccolma

Film 2006 | Drammatico 133 min.

Titolo originaleNär mörkret faller
Anno2006
GenereDrammatico
ProduzioneGermania, Svezia
Durata133 minuti
Regia diAnders Nilsson
AttoriOldoz Javidi, Lia Boysen, Reuben Sallmander, Per Graffman, Bibi Andersson, Bahar Pars Mina Azarian, Cesar Sarachu, Peter Engman, Annika Hallin, Nisti Stêrk.
Uscitamercoledì 30 aprile 2008
DistribuzioneTeodora Film
MYmonetro 2,93 su 28 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Anders Nilsson. Un film con Oldoz Javidi, Lia Boysen, Reuben Sallmander, Per Graffman, Bibi Andersson, Bahar Pars. Cast completo Titolo originale: När mörkret faller. Genere Drammatico - Germania, Svezia, 2006, durata 133 minuti. Uscita cinema mercoledì 30 aprile 2008 distribuito da Teodora Film. - MYmonetro 2,93 su 28 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Racconti da Stoccolma
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Una giornalista di successo, il proprietario di un locale notturno e un'adolescente alla prese con una famiglia violenta e tirannica. In Italia al Box Office Racconti da Stoccolma ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 142 mila euro e 47,2 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
2,93/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,67
PUBBLICO 3,06
CONSIGLIATO SÌ
Un film che racconta troppo, un'occasione sprecata per denunciare la scarsa coscienza collettiva.
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 7 aprile 2008
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 7 aprile 2008

Quando scende la notte Stoccolma si scopre intollerante e violenta. Dentro le case e fuori, sulle strade, esplode l'odio incontrollato di padri, mariti, fratelli. In una di queste notti si incrociano i destini di Leyla, figlia di una numerosa famiglia mediorientale, cresciuta secondo un rigido codice morale e religioso, Carina, madre generosa e giornalista di talento, umiliata dalle parole e dalle percosse di un marito meschino e geloso, e Aram, giovane proprietario di un locale, innamorato di uno degli uomini della sicurezza. Con modi e tempi diversi, Leyla, Carina e Aram impareranno a difendersi e a reagire ai soprusi. Il mondo è duro con tutte le donne che cercano di adattarlo alle proprie esigenze e alle proprie inclinazioni invece di lasciarsi condizionare dai genitori, dai mariti, dai fratelli o dalla persona amata.
Di questo riferiscono I racconti di Stoccolma di Anders Nilsson: delitti d'onore, violenze domestiche e tentati omicidi. Il regista scandinavo affronta (nel primo episodio) il problema dell'automatizzazione religiosa e culturale eretta a sistema, fondata sul culto della differenza, della gerarchizzazione e della categorizzazione. Leyla e la sorella maggiore Nina non sono definite a partire dalla loro individualità ma secondo legami di dipendenza all'interno della struttura familiare: sono figlie, sorelle e, se non verranno meno alle aspettative sociali e religiose sul ruolo che sono chiamate a ricoprire, saranno mogli.
In caso di trasgressione (anche solo presunta) la donna assume una posizione di irregolarità nella comunità, che provoca una rappresaglia feroce da parte del gruppo "disonorato". Lo schema concettuale non cambia per Carina o per Arem, a cui vengono negate l'identità e la possibilità di essere felici. Quelle di Leyla, Nina e Arem sono vite "interrotte", vite "chiuse in casa" che il regista osserva al microscopio, soddisfacendo il bisogno voyeuristico dello spettatore, mostrando i fatti, svelando e raccontando davvero troppo. Una storia, meglio, tre storie così impongono un obbligo: quello di avere uno sguardo morale. Sguardo che difetta al regista.
Anders Nilsson esplicita tutto il senso del sotteso a una violenza, a un sopruso, a un abuso. I racconti di Stoccolma prestano il fianco al gioco dei buoni e dei cattivi senza considerare che l'infamia è sempre il prodotto delle istituzioni più che delle personalità che in esse operano.
Un'occasione sprecata per ribadire le ragioni profonde di un'ingiustizia: la pratica del dominio che gli "uomini" esercitano sulle donne. Una riflessione perduta per denunciare la scarsa coscienza collettiva e i limiti culturali di tutti quelli che considerano la vita di una donna come un'appendice a quella dell'uomo e la sua morte un'occasionale violenza fisica e non la cancellazione dell'identità e del diritto a una vita indipendente. Peccato.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 21 settembre 2012
ANDREA GIOSTRA

Uno dei film più belli che ho visto! Straordinariamente coinvolgente, che incide violentemente la sensibilità umana dello spettatore che rimane travolto da un pathos empatico implacabile che inesorabilmente lo schiaccia in un angosciante finale: tanto reale quanto crudo e brutale. Le tre storie sono contrassegnate dalla cinica negazione dell’identità e della libertà [...] Vai alla recensione »

venerdì 27 agosto 2010
marezia

TANTO CRETINO O TELEVISIVO O BANALE (per alcuni)... da essere scelto per la seconda serata della domenica di Rai3 E, per di più, IN BUONA COMPAGNIA. "L'ospite inatteso", "Lasciami entrare", "Il giardino di limoni", "Caramel" FINORA... NIENTE MALE!

mercoledì 1 aprile 2009
floanna

Un'occasione sprecata per ribadire le ragioni profonde di un'ingiustizia??????? Una riflessione perduta per denunciare la scarsa coscienza collettiva e i limiti culturali di tutti quelli che considerano la vita di una donna come un'appendice a quella dell'uomo ....????? Se la sig.ra Marzia Gandolfi pensa che l'obiettivo non sia stato minimamente raggiunto e che il lavoro di Nilsson sia totalmente [...] Vai alla recensione »

lunedì 30 agosto 2010
stefania campagnuolo

...giusto!Sì perchè almeno nella traduzione italiana è stato scelto un titolo giustissimo. La traduzione dallo svedese è "Quando il buio scende"..E quando scende è uguale dappertutto - La violenza familiare gli abusi sono comuni  anche in quella che noi ialiani credevamo civilissima e compasssata Svezia.

sabato 31 ottobre 2009
Fulvia

Si tratta di tre storie a sè stanti, che solo all'ultimo momento del film si incrociano per un istante. Tre storie in cui la protagonista è la violenza. Una donna picchiata selvaggiamente da 10 anni da un marito violento....una ragazza est europea, additata da un padre padrone, che sospetta che lei non sia più vergine e che per questo la preferirebbe morta.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Natalia Aspesi
La Repubblica

Sono giorni questi in Italia, in cui eventi drammatici come lo stupro e l'accoltellamento di una ragazza a Roma da parte di un rumeno sta infiammando la campagna per l'elezione del sindaco (molto meno eco hanno assassini e stupri di ragazze avvenuti nel Lecchese, a Milano, a Firenze); e improvvisamente c'è un gran daffare a proporre soluzioni rigorose per attribuirsi il merito di sapere come cancellare [...] Vai alla recensione »

Maurizio Porro
Il Corriere della Sera

Anders Nilsson, svedese, classe ' 63, ha un modo di raccontare coinvolgente, con una forza polemica strepitosa. Con questi tre racconti diversi per società e cultura, con queste tre storie di sentimenti accomunati dall' impeto di una violenza che si nasconde ovunque, l' autore denuncia tutto il malsano che si cela sotto il bon ton di rispettabilità e tolleranza.

Boris Sollazzo
Liberazione

Racconti da Stoccolma è un film con i suoi difetti, ma da vedere. Il motivo è semplice: provate a pensare quanti hanno parlato di violenza domestica al cinema, è una domanda che farebbe cadere anche il concorrente più ferrato dei game show preserali. Si contano sulle dita di una mano: da Hitchcock (tema tanto implicito quanto ricorrente), il cui Io ti salverò è un esempio, a Cukor con il bellissimo [...] Vai alla recensione »

Cristina Piccino
Il Manifesto

Tre storie di «ordinaria» violenza come ovunque ne accadono nell'occidente democratico che invoca «battaglie di civiltà». Ma che la Svezia non fosse paese di razzismo endemico applicato verso chiunque sia appena più debole e «diverso» - non solo l'immigrato della «filosofia» leghista - è stato chiaro almeno da quando Olaf Palme che tentò di riformarla venne ammazzato.

Emilio Marrese
Il Venerdì di Repubblica

In «Racconti da Stoccolma», la Andersson, attrice cult del regista svedese, mostra l'altra faccia di un Paese diviso tra pubbliche virtù e perversioni domestiche. II film ha vinto il premio Amnesty al Festival di Berlino e in Italia apre un convegno sulla violenza. Storie di straordinaria follia svedese. Racconti da Stoccolma, nelle sae dal 30 aprile, solleva una volta di più il tema della violenza [...] Vai alla recensione »

Claudio Carabba
Corriere della Sera Magazine

Sarà una bella società, ma la violenza e l'intolleranza (contro le donne, specialmente) sono un pericolo anche in Svezia. Nilsson si è ispirato alla cronaca vera, per narrare tre dure storie intrecciate. La tensione non è retorica. E non si dimentica la sequenza della ragazza mediorientale costretta dai parenti ad attraversare la strada in una corsa senza ritorno.

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Durante un'intervista, Anders Nilsson ha fatto il paragone con Alfred Hitchcock: li accomuna a suo personale giudizio la violenza inquadrata dalla parte delle vittime. Paragone da disfare prima che l'interessato faccia spallucce da lassù (certo non è tipo da scagliare fulmini). Un conto è raccontare una storia dal punto di vista di chi prende le botte, o viene inseguito, o deve farsi riconoscere dal [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Società protetta, gente felice, problemi nessuno. E sicuramente c'è tanto di vero, soprattutto se paragoni il tutto ai tanti guai di casa nostra. Poi vedi Racconti da Stoccolma, di Anders Nilsson, e qualche dubbio affiora. Tre storie che non si toccano, ma che hanno un denominatore comune: la violenza. Dentro la famiglia le prime due, nella vita pubblica la terza.

Boris Sollazzo
DNews

La Svezia è la terra promessa degli adolescenti maschi con lo zaino in spalla. Servizi eccellenti, donne bellissime e (si dice) libertine, panorami favolosi. E, il che non guasta, birra discreta. Anders Nilsson ha deciso di mostrarci la faccia meno reclamizzata e conosciuta del paese scandinavo, quella che l'accomuna con noi ed il resto del mondo:il maschilismo violento, sessista e omofobo.

Gunnar Rehlin
Variety

Tre storie che hanno per protagoniste persone minacciate. Leyla è la figlia più piccola di una famiglia di immigrati in Svezia da un paese non specificato. Sua sorella maggiore viene vista mentre parla con un ragazzo a scuola. La situazione degenera e i genitori decidono di ucciderla per salvare l'onore. Carina è una giornalista televisiva di successo che subisce gli abusi di un marito violento.

Cinzia Romani
Il Giornale

Tre vicende parallele, dove i protagonisti sono costretti a vivere nella paura e sotto minaccia. Di chi? Dei parenti, ovvio. Carina è una giornalista, col marito manesco; Aram gestisce un ristorante, preso di mira da malviventi anti-gay, Leyla è una ragazzina alle prese con una famiglia tirannica. Ognuno dovrà scegliere tra l'ipocrisia del quieto vivere e la verità, che farà male, ma libera da dinamiche [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

E se la questione sicurezza, tanto strombazzata in questi tempi, riguardasse più le violenze all'interno della famiglia che non le minacce dell'"altro" e del "diverso"? È la tesi su cui poggia Racconti da Stoccolma, vincitore a Berlino del Premio Amnesty International. Nei due episodi al femminile del film di Nilsson due donne, la ventenne mediorioentale Nina e la svedese Carina, sono vittime della [...] Vai alla recensione »

Alessandra De Luca
Ciak

Costretti a vivere in un clima di paura e violenza una giornalista di successo, una giovane immigrata e il proprietario di un locale notturno scelgono di ribellarsi e rompere il silenzio conquistando il diritto a un nuovo futuro. Anders Nilsson, promessa del cinema scandinavo, costruisce tre storie parallele di ordinaria sopraffazione nella "civile" Svezia puntando l'obiettivo sulla crudeltà che ha [...] Vai alla recensione »

Raffaella Giancristofaro
Film Tv

Tre storie di e contro la violenza nella capitale svedese. Leyla: mediorientale inurbata, assiste a una vera e propria sentenza di morte nei confronti della sorella Nina, accusata di aver infangato la reputazione del suo clan per aver frequentato un ragazzo. Carina, svedese, è una giornalista che subisce in silenzio la violenza del marito, cameraman che non si rassegna al successo televisivo della [...] Vai alla recensione »

Alberto Pezzotta
ViviMilano

Una figlia di immigrati ammazzata dal padre tradizionalista. Una giornalista picchiata dal marito. Temi da TG, trattati con rara superficialità e goffaggine, in una chiave shock e maldestramente spettacolare. Che ci fa questa roba nelle nostre sale, distribuita per di più come se fosse un film d'essai? MEDIOCRE - PER TELEVISIVI Da ViviMilano, aprile 2008

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