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Dall’altra parte dell’America, a 4600 miglia da Las Vegas, si muore lo stesso. Una pallottola in fronte, una coltellata a tradimento, un salto dal quinto piano e finisci di respirare come nella città delle mille luci. Ma a Miami è tutta un’altra storia. Certo, anche sotto le palme di Ocean Drive si isola la scena del crimine per le indagini della Scientifica, anche qui i cadaveri possono “parlare” grazie alle tracce lasciate sul luogo del delitto, ma quando arriva Horatio Caine è meglio farsi da parte… Lo spin-off di C.S.I.: Scena del crimine vede protagonista un rinato David Caruso in stato di grazia: il detective a cui dà vita non è strano: è solo stronzo di natura, gli viene naturale. Quando arriva sul luogo del crimine si toglie gli occhiali da sole, lancia un’occhiata al cadavere, scruta l’orizzonte con le mani sui fianchi e poi gira i tacchi. Cosa pensi, nessuno lo sa. Forse ha capito, forse sta riflettendo da dove partire. Più che polverine magiche e lenti d’ingrandimento, lui sfodera l’intuito, l’esperienza, il fiuto. Annusa la scia dei sospetti, delle ipotesi, scava nel passato di vittime e conoscenti; come un segugio addenta la preda e non la molla più. Interroga gli informatori a “muso duro”, pesta i piedi ai politici e alle persone in vista, pigia l’acceleratore anche a costo di fondere il motore. Un bulldozer: nessuno lo ferma. Televisivamente parlando, sembra la versione noglamour di Sonny Crockett, un altro detective che a Miami (Vice) ne ha viste di tutti i colori. Dopo il detective John Kelly di NYPD – New York Police Department (1993), Caruso dà vita a un altro investigatore sui generis, forse il più cinico (ma solo in apparenza) della fiction seriale più recente. Per le vie della città, Caine sguinzaglia i suoi fedeli collaboratori: la bella Calleigh Duquesne (Emily Procter) è una esperta di balistica che parla alla perfezione lo spagnolo, lingua assai utile nelle indagini; Tim Speedle (Rory Cochrane) scarpina on the road alla ricerca d’informazioni e soffiate; Eric Delko (Adam Rodriguez) è la massima autorità per cercare un ago nelle acque della Florida. Accanto a loro si stagliano le figure del coroner fuori di testa Alex Woods (Khandi Alexander) e, soprattutto, di Megan Donner (Kim Delaney, già al fianco di Caruso in NYPD), di ritorno all’Unità C.S.I. dove incontra nuovamente Caine, con il quale riallaccia un rapporto non proprio idilliaco. Stando ai gossip, anche tra Delaney e Caruso non correva buon sangue: Donner finisce ben presto per trasferirsi e il suo posto viene preso dalla detective Yelina Salas (Sofia Milos) e dal nuovo arrivato Ryan Wolfe (Jonathan Togo). Già sesto programma più visto della stagione 20022003 in America (al primo posto si è piazzata la seriemadre C.S.I.: Scena del crimine), C.S.I.: Miami presenta alcune differenze rispetto al telefilm da cui trae origine. Se a Las Vegas s’indossano i guanti per verificare il DNA e svolgere le autopsie, a Miami si preferisce “sporcarsi le mani” sul campo, basandosi più sull’esperienza umana che su quella scientifica. Di riflesso, Grissom e Caine sono all’opposto: tanto è freddo e compassato il primo, tanto risulta passionale e irascibile il secondo; li unisce apparentemente solo un aspetto: la solitudine che li porta a tuffarsi a capofitto nel lavoro. Se all’ombra delle slotmachine i protagonisti sono ritratti quasi esclusivamente sui luoghi dei delitti o in laboratorio, sotto il sole di Miami i personaggi appaiono più ombreggiati, più a tutto tondo e con più sfumature. Il cast tecnico è praticamente identico a quello di C.S.I.: Scena del crimine: la serie è ideata da Anthony E. Zuiker, Carol Mendelsohn e Ann Donahue, altresì produttori esecutivi al fianco di Jerry Bruckheimer, Nancy Miller, Jonathan Littman, David Black e Sam Strangis. Se nel serial originario il tema musicale era la classica “Who Are You” degli Who, anche per lo spin-off si è scelta una canzone del gruppo di Pete Townshend (“Won’t Get Fooled Again”); la colonna sonora originale è curata da Graeme Revell e David E. Russo. I personaggi di Warrick Brown (Gary Dourdan) e Catherine Willows (Marg Helgenberger) fanno da trait d’union con la seriemadre. La topmodel Heidi Klum compare nei panni di sé stessa in un episodio; tra gli altri volti noti si riconoscono Paolo Seganti, Amber Tamblyn, Virginia Madsen, Maria Conchita Alonso, Holly Valance, Sonia Braga, Sandrine Holt, Eric Roberts. Il telefilm si è aggiudicato un Emmy Award (per la migliore fotografia), un ASCAP Award, un Image Award, un Golden Reel Award, un ASC (American Society of Cinematographers) Award e un People’s Choice Award (quale miglior serie drammatica del 2003), il premio assegnato dal pubblico americano al termine di ogni stagione. Così la stampa americana al debutto: “è l’unica certezza vincente nella stagione” (“The New York Times”); “teso e duro, esplosivo e pieno di colpi di scena, almeno come il predecessore” (“Variety”); “si distingue dal serial da cui ha tratto origine per il maggiore miscuglio etnico e le scenografie più coinvolgenti, nonché per un cast più amalgamato” (“Usa Today”); “un vero e proprio calcio nello stomaco” (“Newsweek”). Da una costola della serie è nato nel 2004 lo spin-off C.S.I.: New York.  Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria 
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