Il sapore della ciliegia

Un film di Abbas Kiarostami. Con Homayoun Ershadi, Abdol-Hossein Bagheri, Safar-Ali Moradi Titolo originale Ta'm e guilass. Drammatico, durata 98 min. - Iran 1997. MYMONETRO Il sapore della ciliegia * * * - - valutazione media: 3,33 su 15 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,33/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * 1/2 -
 critican.d.
 pubblico * * * - -
   
   
   
Un uomo gira per tutto un giorno d'estate alla ricerca di chi lo seppellirà nel momento in cui dovesse attuare la decisione di uccidersi. Nessuno vuol...
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Un film essenziale, che si chiede se la vita sia un dovere o una scelta, con una poesia espressa in maniera metaforica, tra le pieghe del rigore.
Annalice Furfari     * * * * -
Locandina Il sapore della ciliegia

Iran, periferia sterrata e polverosa di Teheran. Un uomo gira con la sua automobile alla ricerca di qualcuno disposto, dietro compenso, a fare un lavoro per lui. I primi tentativi vanno a vuoto. Poi incontra un ragazzino curdo, nell'esercito per racimolare un po' di soldi, e lo conduce davanti a una grosso buca. Il compito è quello di tornare lì la mattina successiva e chiamarlo due volte. Se non risponde, il ragazzo, aiutato da una pala, dovrà coprire il suo corpo con la terra.
È un film asciutto e rigoroso quello diretto da Abbas Kiarostami, che esige una visione impegnata. Un film con cui il cineasta iraniano si è aggiudicato la Palma d'Oro al Festival di Cannes e che è considerato da molti il suo capolavoro. Un film all'apparenza semplice, dall'intreccio esile, essenziale, ma in realtà profondamente complesso. Perché chiama in causa interrogativi esistenziali ed etici che sono antichi tanto quanto lo è la vita dell'uomo su questa Terra. Riflette sul suicidio Kiarostami e lo fa nella maniera che gli è più congeniale, con quello stile intriso di spoglio realismo e al contempo denso simbolismo. Così, mentre la macchina da presa pedina il signor Badii, che ha deciso di uccidersi ma cerca qualcuno disposto a spingerlo - o salvarlo - il regista solleva questioni che implicano riflessioni di matrice filosofica, e anche religiosa se vogliamo. Ma lo sguardo del cineasta, nel religiosissimo Iran, parte da una prospettiva chiaramente laica e di conseguenza non impone soluzioni dogmatiche precostituite.
Ispira un profondo senso di libertà il peregrinare di quest'uomo taciturno che fa gli incontri più disparati, tutti simbolo di un'Iran che, nonostante le agitazioni interne, accoglie a suo modo gli ultimi reduci di guerre più sanguinose, dal Kurdistan all'Afghanistan. Ma non è di politica che si interessa Badii, la cui vita sembra girare a vuoto, proprio come l'auto sulla quale viaggia alla ricerca di umana empatia. Una ricerca disperata, eppure stranamente calma, di qualcuno che lo convinca del perché la sua vita - di cui non conosciamo assolutamente nulla - sia o non sia così dannatamente meritevole di essere vissuta.
Ancora una volta, come spesso accade nei film del maestro iraniano, mentre ci chiediamo se la vita sia un dono, un dovere o una scelta, siamo al cospetto di pura poesia, espressa in maniera metaforica, tra le pieghe del rigore di un paesaggio scarno, arido, respingente, scavato dalle ruspe e attraversato soltanto dai camion, che vi si recano per seppellire la fine o costruire un nuovo inizio. Ma, in mezzo a tanta asprezza visiva, compare improvvisa la semplice genuinità di un sapore, appena evocato, quello della ciliegia naturalmente. Che può cambiare il corso di una vita.

Premi e nomination Il sapore della ciliegia MYmovies
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Premi e nomination Il sapore della ciliegia

premi
nomination
Festival di Cannes
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0
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Quel buon sapore di emmental svizzero.

sabato 10 marzo 2012 di blackredblues

E' dura al giorno d'oggi trovare qualcuno che ti seppellisca malgrado tu gli offra una lauta ricompensa per tale ingrato compito! Scherzi a parte l'idea non è malvagia e ricorda molto la struttura di quelle barzellette in cui vi sono persone di diversa nazionalità (per capirci: ci sono un tedesco, un americano, un francese e un'italiano...ecc) messe a confronto con una situzione che si ripete ossessivamente. Sarà la nazionalità e quindi gli stereotipi continua »

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Danza dell 'esistenza

sabato 5 febbraio 2005 di nirva

Lento come una danza tra la vita e la morte, descrive in maniera così icastica e suggestiva gli incontri che non avvengono mai per caso o meglio per desiderato caso. continua »

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Da vedere in una fase depressiva della vita

di elcensore

Tematica sicuramente importante ma non meritevole di un film, i cui tempi risultano gravosamente rallentati ed a volte noiosi. continua »

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L'esperienza della vita vita può salvare

domenica 4 maggio 2014 di stefanocapasso

Il sapore della ciliegia è centrato sul tentativo di un uomo di suicidarsi. Gli occorre un complice, qualcuno che lo aiuti nel suo intento e al quale è disposto a dare una lauta ricompensa. Gira in macchina in un percorso tortuoso su una montagna arida per trovarlo, ripetendo un rituale ossessivo che lo avvicina al suo intento nel suo evolversi. Ci sono molti spunti di riflessione ben rappresentati dal simbolismo della fotografia e dalla sceneggiatura che rispecchia il percorso interiore continua »

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di Lietta Tornabuoni La Stampa

“Cambia idea. Non hai mai guardato il sole al mattino? Hai visto la luna? Non vuoi più vedere le stelle né bere l'acqua di sorgente? Vuoi privarti del sapore della ciliegia?” Nel bellissimo Il sapore della ciliegia di Abbas Kiarostami, vincitore di mezza Palma d'oro all'ultimo festival di Cannes, queste parole vorrebbero ricordare le bellezze dell'esistere a un uomo che ha deciso di uccidersi. L'uomo ha bisogno di aiuto per morire, e lo cerca andando in giro in automobile in un paesaggio di colline terrose da fine del mondo: alla sua richiesta un giovane soldato si spaventa e scappa; un giovane seminarista cerca di dissuaderlo dal compiere un gesto irrimediabile; un anziano tenta di convincerlo a vivere ma infine accetta d'aiutarlo a morire. »

di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

È un film di terra, Il sapore della ciliegia di Abbas Kiarostami. Una terra aspra, secca, che spesso riempie l'aria di polvere bianca e rossa, rendendola irrespirabile. Una terra desolata, alla periferia di Teheran, scavata da immensi bulldozer, trasformata in sassi e detriti, continuamente trasportata da camion e betoniere. Quella terra, il protagonista Badu, un signore sulla cinquantina, desidera averla sul proprio corpo, farsene coprire dopo la sua morte, ormai imminente. È lui, infatti, ad avere deciso di abbandonare l'aria, il fuoco e l'acqua, per ritornare polvere tra la polvere. »

di Marco Lodoli Diario

Ammettiamolo: la fine de Il sapore della ciliegia, Palma d’oro a Cannes, è stata una liberazione, come quando dopo un lungo andare per musei ci sfiliamo le scarpe sciaguratamente strette. Il film è di una monotonia penitenziale, come la goccia cinese batte inesorabile, ripetitivo, ossessivo. Per due ore seguiamo un uomo alla guida di una Range Rover, uno che ha deciso di uccidersi trangugiando tutti i sonniferi che ha, che si è già scavato la fossa sul pendio di un colle e gira cercando qualcuno che la mattina seguente getti sul suo cadavere quattro palate di terra, come prevede la religione islamica. »

di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

Che cosa cerca Badii tra le colline brulle attorno a Teheran? Il sapore della ciliegia lascia per lunghi minuti la nostra curiosità senza risposta. Abbas Kiarostami vuole smuoverci dall'indifferenza. Così, affinché il nostro sguardo interroghi il volto del suo personaggio, gli tiene addosso la macchina da presa, dentro la sua Range Rover. E quando s'allontana, evita di farlo troppo e troppo a lungo. Solo lentamente scopriamo il segreto del suo girovagare e delle sue strane proposte. Badii cerca chi l'aiuti a uccidersi. »

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