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Lady Vendetta
Un film di Chan-wook Park.
Con Lee Yeong-ae, Choi Min-sik, Lee Seung-Shin, Go Su-hee, Kim Byeong-ok.
continua»
Titolo originale Chin-jeol-han Geum-ja-set - Sympathy for Lady Vengeance.
Thriller,
durata 112 min.
- Corea del sud 2005.
uscita giovedì 5 gennaio 2006.
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![]() Incisivo fin dai titoli di testa, un film visionario che miscela ironia, grottesco e dramma a tinte forti
Mattia Nicoletti
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Bello
sabato 7 gennaio 2006
di Dusk
Un passo avanti rispetto ad Oldboy, che ho trovato decisamente troppo Tarantiniano (al punto tale che lo stesso Quentin ha dichiarato che si trattava del film "che ha sempre sognato di girare"). Park Chan-Wook riprende gli stilemi di "Sympathy for Mr Vengeance" e li rimescola, attingendo a livello scenografico dai grandi maestri del thriller (da Hitchcock, a De Palma), riuscendo a creare una formula nuova. Avvincente, mozzafiato, quasi disturbante. Una pecca? Forse un po' troppo prolisso, ed eccessivamente continua » |
Lady venduta
domenica 8 gennaio 2006
di Faber
Lady Vendetta non riesce quanto Old boy. Sembra una stanca conlusione della trilogia: se nella prima parte del film la suspance, i continui flashback, il sapore della vendetta che si costruisce pazientemente nel tempo, ti lasciano incollato allo schermo, la seconda parte è piena di trovate gratuite (i filmati dei bimbi prima di morire, i bilgietti con i numeri dei conti bancari...) che sembrano voler stupire e shoccare a tutti i costi. continua » |
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Il cerchio rosso
mercoledì 18 gennaio 2006
di enoc
Per la prima volta Park Chan-wook gioca in sottrazione e non in accumulo realizzando semplicemente, e di gran lunga, il miglior film della trilogia: un distillato quintessenziale dei capitoli precedenti ottenuto con stile algido e ferocemente trattenuto. Un film di accerchiante inesorabilità. continua » |
Rosso werner
giovedì 12 gennaio 2006
di
Prestigiosa riflessione sulla violenza,dove l'autore non riesce a farsi trascinare da quella FACILITA' che tanto caratterizza il cinema occidentale. Il "professore" è sì un mostro,ma il regista riesce a trasformarlo in una vittima indifesa di una mattanza dove il personaggio dall'aspetto ed i modi più innoqui infligge un impietoso colpo di grazia.Quanta terribilità nascosta nell'apparente banalità del quotidiano,e che serpeggia nei luoghi più inaspettati!!! La violenza più accecante sembra essere continua » |
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| Geum-Ja | |
| "Pregare" è come usare una spugnetta abrasiva… se lo fai costantemente lava tutti i tuoi peccati e li porta via. La tua "pelle" sarà come quella di un neonato… capito? | |
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DVD | Lady VendettaUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 24 maggio 2006
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di Valerio Caprara Il Mattino
Cinema allucinato, sadico, decostruito, ricercato: se v'interessa orientatevi senz'altro sui coreani e in particolare su Park Chan-wook. Con Lady Vendetta (Sympathy for Lady Vengeance), da ieri in pole position per i Leoni, l'autore di uno dei film più fiammeggiante degli ultimi anni (Old Boy) conclude un'ideale trilogia sulla giustizia, un tema che oggi come sempre si può interpretare solo come tragedia pulp. Sul classico leitmotiv alla Conte di Montecristo rapimento-prigionia-vendetta, il regista nato a Seoul nel '63 innesta le note personalissime di uno stile che fonde l'ironia con l'efferatezza, il realismo con il delirio, il raziocinio filosofico con l'aggressività ferina. » |
di Roberto Nepoti La Repubblica
Che Lady Vendetta sia un cult per eccellenza lo si vede già dalle locandine, sparse per le nostre città: un "santino" profano, con lacrime di sangue sul volto bianco della protagonista. A vent'anni, la deliziosa Geum-ja è stata data in pasto all'avidità dei media come responsabile del rapimento e dell'omicidio di un bambino. Nei tredici anni passati in prigione, si è comportata da detenuta modello, tanto da guadagnarsi il soprannome di "Geum-ja la dolce"; ma non è passato giorno senza che progettasse di farla pagare a chi ha tramato contro di lei. » |
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di Mariarosa Mancuso Il Foglio
Perché usi l’ombretto rosso?” domanda nel trailer la voce fuori campo. “Per sembrare più cattiva”, risponde la vendicatrice Geum-ja (il manifesto aggiunge lacrime color rubino sul volto di porcellana, e un’aureola da madonnina dei dolori). Geum-ja la dolce: così era chiamata nei tredici anni trascorsi in carcere, accusata ingiustamente di avere rapito e ucciso un bambino. Va da sé che in prigione le fanno di tutto – insulti, umiliazioni, violenze, turni di pulizia cessi, turni come vibratore umano – e lei subisce senza ribellarsi, da perfetta vittima sacrificale, aspettando soltanto il momento di uscire (in una scena patetica e crudele, dove il regista sfoggia la sua bravura). » |
di Roberto Silvestri Il Manifesto
Un film di abissale violenza, reso sostenibile da un design elegante e dal cromatismo pastello alla moda. Questo è ciò che si intende, al cinema, per pornografia, i caleidoscopici orpelli senza interesse... Eppure se fossi coreano, schiacciato da una segnaletica informativa così suggestiva e allusiva, forse la penserei diversamente... Veniamo alle sequenze chiave del film, quelle finali. Se un rispettabile professore di inglese, assassino pedofilo, autore di cinque sequestri e omicidi, e dei video che testimoniano le sue efferatissime esecuzioni di bambini imploranti, venisse dato in pasto, incatenato e senza processo, alle mamme e ai papà delle vittime, e poco dopo la visione degli stessi nastri, che succederebbe? Ne uscirebbe vivo dall'elettroshock dei cannibali? Riuscireste a reggere sul grande schermo questo doppio gioco «snuff» di asce, forbici e coltelli? E se tutto ciò avvenisse sotto gli occhi di un poliziotto attempato che, 13 anni prima, arrestando come colpevole del soffocamento del primo bimbo una innocente ventenne, non fermò quella sequenza criminale ed è impazzito e paralizzato per i sensi di colpa? Che ne direste del senso dello stato, della tutela dei diritti civili e umani nel paese, membro dell'Onu, in cui si svolge questo teatro della crudeltà, «sconsigliato a spettatori non leghisti»? E se fosse proprio quell'innocente ventenne (l'attrice Lee Yung-hae, famosa star dei serial tv) a mettere in scena l'atroce «giudizio universale» domestico, per vendicarsi dell'uomo che, minacciandola allora di uccidere la bambina di lei, la gettò in una galera femminile obbligandola a sopravvivere dentro un genere cinematografico così affollato di stereotipi come il «carcerario»? Come fareste a trattarla da eroina, nonostante la sua strategia, metà femme fatale metà leninista di «presa del colpevole»; il lampo di folle santità, il fuoco del suo sguardo da angelo sterminatore, la sua figlia bellissima, poi adottata in Australia e che lei si è riportata a Seul; e la sua arte culinaria, specialità torte buone da morire, visto che il film ci trascina continuamente in vortici sgradevoli e squilibranti, nel lato oscuro delle cose, dove gli spettri delle vittime volentieri colloquiano con gli «ancora vivi» purché parlino in coreano? Successo record di pubblico in Corea del sud, Park Chan-wook (educazione cattolica) ha presentato in gara questo eccentrico film tutto al femminile Lady Vendetta (in coreano il titolo è più perfido: «la gentile signora Keum-ja»), parte finale di una trilogia violentissima, di subdola ironia e esplicitamente metaforica sul suo paese, da poco uscito da una dittatura militare filoamericana devastante con l'inconscio collettivo irrimediabilmente lesionato. » |
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