Dopo un esordio teatrale come assistente di Anton Giulio Bragaglia, Amata si dedicò al cinema nel 1937, prima come aiuto regista di Pierre Chenal, poi di Umberto Barbaro e di Nunzio Malasomma; soltanto nel 1942 diresse il suo primo film a soggetto, Paura d'amare. Negli anni dal 1942 al 1954 realizzò altri tre film, di non eccelso livello, fra i quali merita di essere ricordato Il marito povero, il cui soggetto era stato scritto da Vittorio De Sica e da Cesare Zavattini. L'opera di Amata come regista appare piuttosto modesta; tuttavia, egli riuscì meglio in altre attività, sempre connesse al mondo del cinema. Negli anni dal 1947 al 1951 si rivelò un valido documentarista, mentre fra il 1959 e il 1963 si dedicò alla produzione, realizzando Avventura in città di Roberto Savarese e partecipando, come ispettore di produzione, alla realizzazione di due capolavori: Il Gattopardo di Luchino Visconti e Le mani sulla città di Francesco Rosi. Il primo, tratto dall'omonimo romanzo di Tomasi di Lampedusa, ottenne la Palma d'oro al Festival di Cannes e fu reso memorabile dalla stupenda ricostruzione dell'ambiente e dalle interpretazioni di Claudia Cardinale nel ruolo della bellissima e sensuale Angelica, di Alain Delon nella parte del giovane e scioperato Tancredi e di Burt Lancaster, un maturo Fabrizio principe di Salina, dalla profonda e malinconica consapevolezza esistenziale. Il secondo, premiato con il Leone d'oro alla Mostra di Venezia, è un coraggioso film che sviluppa lo scottante tema della speculazione edilizia a Napoli.