Reflection in a Dead Diamond

Film 2025 | Thriller, V.M. 14 87 min.

Regia di Hélène Cattet, Bruno Forzani. Un film con Fabio Testi, Koen De Bouw, Yannick Renier, Maria de Medeiros, Thi Mai Nguyen. Cast completo Titolo originale: Reflet Dans un Diamant Mort. Genere Thriller, - Belgio, Lussemburgo, Francia, Italia, 2025, durata 87 minuti. Uscita cinema giovedì 3 luglio 2025 distribuito da Lucky Red. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 - MYmonetro 2,85 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 7 luglio 2025

Un ex spia deve tornare in azione quando la misteriosa vicina di stanza scompare. In Italia al Box Office Reflection in a Dead Diamond ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 13,6 mila euro e 7,4 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
2,85/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 3,20
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
Un cinema ipertrofico al limite tra memoria, cinefilia e delirio.
Recensione di Roberto Manassero
martedì 1 luglio 2025
Recensione di Roberto Manassero
martedì 1 luglio 2025

In un grand hotel sulla Costa azzurra, l'anziano agente speciale John rimane affascinato da una giovane donna e ricorda i suoi giorni da spia negli anni '60. Quando la donna scompare misteriosamente, l'uomo è preda delle sue fantasie e rivive le avventure del passato, tra furti di gioielli, rapimenti e torture, arrivando a temere che forse i suoi nemici del passato sono tornati. John vive la sua vita, o forse ha sempre fatto parte di un mondo di fantasia, segnato dall'immaginario del cinema d'avventura d'un tempo?

Al limite tra memoria, cinefilia e delirio, i due registi belgi Hélène Cattet e Bruno Forzani arrivano al punto di non ritorno della loro estetica postmoderna ispirata al mondo dei gialli italiani, non solo cinematografico.

Dopo il cult Amer del 2009 e il successivo Lacrime di sangue (2013), il cinema citazionista e necrofilo del duo è diventato un marchio, amato soprattutto dai cinefili appassionati della medesima materia di studio (il thriller italiano degli anni Settanta, da Mario Bava a Dario Argento, da Umberto Lenzi a Sergio Martino) e dal pubblico dei festival specializzati. Il metodo è sempre lo stesso: confezione raffinatissima, effetti visivi e figurativi ricalcati in modo pedissequo e talvolta stupefacente, fotografia dai toni pop, animazione che spezza le riprese dal vivo, musica ispirata alle composizioni dell'epoca. Il tutto con un gusto del paradosso e dell'esagerazione - nella saturazione dell'immaginario e nella ripetizione - che può mettere a dura prova la pazienza dello spettatore bendisposto.

Non è un cinema accomodante, quello di Cattet e Forzani, nonostante l'evidente intenzione popolare: a partire dall'amore totale per un immaginario e la sua estetica, ne chiede un altro altrettanto forte a chi guarda. Bisogna stare al gioco, è l'unica regola richiesta.

In Reflection in a Dead Diamond, primo loro film a trovare la via della sala in Italia e anche ad aver ricevuto un riconoscimento d'autore (era in concorso all'ultima Berlinale), il mondo di riferimento è sempre alla produzione pop italiana, anche se l'omaggio questa volta è soprattutto a Diabolik e al genere spionistico anni '60, dunque non solo cinema ma anche romanzi gialli e fumetto. Se la presenza di Fabio Testi è un chiaro rimando a un corpo cinematografico simbolico (anziano e decadente, l'attore diventa il manifesto vivente di una pratica artistica), la grafica tra l'avanguardia e il pop e i tagli delle inquadrature appartengono ad altre forme di narrazione e messinscena (o in pagina).

In più - ed è questo l'aspetto nuovo del film, dal momento che la confusione di realtà e immaginazione era già di Lacrime di sangue - c'è la svolta metacinematografica, a innescare un cortocircuito tra omaggio, rappresentazione, racconto, revisione, fantasia e proiezione che svuota di senso l'operazione stessa. Come a dire che ormai - e non certo da oggi - il processo confuso di produzione delle immagini ha infettato, non solo la memoria del protagonista, ma la capacità stessa degli autori (e del cinema) di creare e rappresentare la realtà.

La cosa in sé potrebbe risultare interessante almeno a livello teorico, se non fosse che la prima inquadratura della donna di spalle di fronte al mare è la ripresa di un'analoga immagine (e conseguente riflessione concettuale) di Barton Fink dei Coen, anno di grazia 1991, che negli ultimi anni registi francesi come Yann Gonzalez e Bertrand Mandico hanno realizzato analoghe operazioni necro-cinefile sul corpo dell'horror italiano, rivelandone la deriva mortifera o rivoluzionaria (ad esempio, in Un couteau dans le coeur o Les Garçons sauvages), e proprio in Italia il lavoro dei Manetti su Diabolik ha dato vita a un'ipotesi di cine-fumetto diversa, in cui si è stati capaci di recuperare il tono anacronistico e il ritmo dilato della scansione delle tavole.

Perché al termine dell'estenuante visione di Reflection in a Dead Diamond, travolti da un cinema ipertrofico, ipercolorato, ipercitazionista, iperconsapevole, anche iperviolento, ci si chiede: ma è davvero questo il modo migliore per rendere omaggio al passato, o è solo una maniera tutta contemporanea, veloce e superficiale, di dare al presente una forma abbagliante e basta?

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RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 11 luglio 2025
Stefano Vastano
Close-up

John è un signore di una certa età, indubbiamente. Ma nonostante la barba bianca e il volto tempestato da rughe, i suoi occhi sono ancora penetranti, anche se turbati. Comunque, è elegantissimo nel suo vestito di lino leggero color crema; per non parlare dei mocassini di camoscio ai piedi. John in effetti è un agente segreto; o almeno lo era negli anni 60.

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mercoledì 25 giugno 2025
 

Regia di Hélène Cattet, Bruno Forzani. Un film con Maria de Medeiros, Koen De Bouw, Fabio Testi, Yannick Renier, Barbara Hellemans. Da giovedì 3 luglio al cinema. Guarda il trailer »

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