| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Lituania, Francia |
| Durata | 102 minuti |
| Regia di | Sharunas Bartas |
| Attori | Ina Marija Bartaité, Sharunas Bartas, Una Marija Bartaite, Bryan Ordonez Ruiz . |
| Tag | Da vedere 2025 |
| MYmonetro | 3,61 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 31 agosto 2025
Sharunas Bartas, colpito dal lutto per la figlia Ina, torna in Messico con la piccola Una: tra memoria e dolore, ritrova vita e cinema nell'amore.
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CONSIGLIATO SÌ
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Il regista lituano Sharunas Bartas e la figlia di dieci anni Una si sono ritirati in Messico, in un villaggio sulla costa pacifica, dove ricordare e piangere la figlia e sorella maggiore Ina Marija, tragicamente uccisa in un incidente stradale nel 2021. Negli stessi luoghi dove anni prima Bartas aveva girato riprese sparse con la figlia oggi scomparsa, tra le mangrovie di una bellissima laguna martoriata dagli uragani, ora torna a realizzare un film con la persona che ama di più, risorgendo grazie all'amore che riceve e alla ricerca di un nuovo modo per essere cineasta, padre e uomo.
Vera e propria operazione rituale, il film porta dentro il dolore di un artista che per sua stessa ammissione divide la sua vita in due parti: la prima quando non avevo ancora perso la sua amata figlia; la seconda dopo la sua morte.
L'aspetto documentaristico delle immagini di Bartas - autore di un cinema cupo e misterioso, cantore di un mondo «lontano da Dio e dagli uomini», come recitava il titolo di un suo vecchio film - non deve trarre in inganno. Laguna, presentato tra gli eventi speciali delle Giornate degli autori, è un lavoro volutamente artificioso, pensato, scritto e costruito per funzionare come un percorso di purificazione, come una preghiera. È il racconto simbolico del viaggio di un padre e di una figlia alla ricerca di qualcosa che non c'è più. Le immagini di Ina Marija, che quattro anni fa è stata travolta da un'auto pirata mentre sotto la pioggia tornava a sua, in Lituania, morendo sul colpo a soli 24 anni, aprono il film. Nelle stesse spiagge del Messico dove il padre e la sorella minore ora ne cercano lo spirito, la si vede giovane e bellissima in bianco e nero, all'inizio di una carriera d'attrice poi stroncata. Dopo la tragedia quel volto resta per chi l'ha conosciuta come un ricordo, o forse come un fantasma, e dà valore ai primi piani crudeli (bellissimi, ma crudeli) che Bartas gira di sé stesso e della figlia Una, mentre siedono entrambi vicino a un fuoco e piangono in silenzio.
Ciò che i due protagonisti del film cercano è ciò che non può avere un corpo. Lui vaga nei dintorni della capanna in cui vivono, raccogliendo da terra noci di cocco cadute, immergendosi nell'acqua, osservando lo spettacolo di un paesaggio indifferente; lei gioca con un bambino del luogo e prova a vivere la sua infanzia lontano da casa e dentro un mondo per lei da scoprire. Ma è reale questo mondo ai confini del mondo? E cos'è che lo rende magico e spaventoso? Le immagini che riprendono la violenza imperiosa delle tempeste non nascondono la loro dimensione simbolica, così come le tartarughe che all'inizio del film tornano al luogo da cui provengono per deporre le uova... Nascita, morte e rinascita. Bartas non nasconde nulla del suo film, e in relazione panica con la natura che lo circonda allestisce un ciclo eterno che è chiamato a vivere insieme alla figlia. Laguna non è certo un film per tutti, sia per come s'abbandona ai silenzi di un mondo senza umanità, sia per come, nella relazione fra i due protagonisti, allestisce sequenze di grande intimità che possono generare il loro opposto - la crudeltà di un padre-regista che riprende le lacrime vere di una bambina. «Per diversi anni solo un filo sottilissimo mi ha tenuto legato a questo mondo», ha scritto Sharunas Bartas nelle note di regia. «Ed è grazie agli sforzi dei miei cari - e a quelli miei - che non ho spezzato quel filo»: già segnato dalla morte nel 2011 di una delle sue compagne, Ekaterina Golubeva, all'epoca del suicidio sposata con Leos Carax, Bartas considera il cinema - o meglio, il fare cinema - come il suo unico appiglio alla vita. Per questo Laguna è il modo per lui più sincero per esperire il dolore. E se è vero che forse per la piccola Una il processo non è altrettanto consapevole, il suo sguardo e la sua bellezza restano come la cosa più commovente del film - il vero inizio di una vita attraverso la fine di un'altra.
Come può un uomo riuscire a confondere il suo dolore con il mondo? Con un film
Come può un uomo condividere il suo dolore profondo con il mondo? Con un film
Sharunas Bartas è regista che non piace a molti, per la lentezza dei suoi film, dai quali la parola brilla per la sua assenza, e per il tono meditativo delle sue immagini, che affondano in una natura illustrata con un affetto quasi religioso. Ma questo suo film, molto profondo e toccante, è diverso. Qui il regista lituano si presenta in prima persona e parla, molto, scosso dal dolore [...] Vai alla recensione »
Sulle coste del Messico un padre e una figlia (rispettivamente Sharunas Bartas e Una) viaggiano per ripercorrere la vita e la memoria di Marija, primogenita scomparsa prematuramente. È un viaggio fatto di attimi sospesi, che il regista e interprete racconta uniformando la sua voce a quella del personaggio. Questa è già dalla partenza una scelta indubbiamente interessante, pensando a come il regista [...] Vai alla recensione »
La laguna del titolo non è quella di Venezia, dove il film è stato presentato alle Giornate degli Autori 2025, ma quella di Ventanilla, a Oaxaca in Messico. Un luogo molto amato da Ina Marija Bartaite, attrice lituana, figlia di Sharunas Bartas che proprio lì, durante un suo viaggio, raccontava di aver trovato quella libertà negatale dalla frenesia del mondo urbano.
Ci sono film molto difficili da recensire perché si ha la sensazione di andare a toccare qualcosa che dovrebbe restare intangibile, sono quei rari casi in cui un regista ha il coraggio di mettersi talmente a nudo, tanto che bisognerebbe restare un passo indietro di fronte a tanto dolore, a tanto lutto che, pure, proprio attraverso il film, grazie al film, l'autore tenta in ogni modo elaborare, di superare. [...] Vai alla recensione »