| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 83 minuti |
| Regia di | Mauro Russo Rouge |
| Attori | Antonio Bostik . |
| Uscita | lunedì 26 maggio 2025 |
| Distribuzione | Piano B Distribuzioni |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 26 maggio 2025
La storia di Antonio Esposito, noto come "Bostik" nei Quartieri Spagnoli di Napoli che negli anni '90 fece realizzare un murales in onore del Pibe de Oro facendo diventare la piazza dell'opera una meta turistica per i tifosi di tutto il mondo. In Italia al Box Office Bostik - La Bodega de D10S ha incassato 1,8 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Antonio Esposito, detto Bostik, è l'uomo che, a partire dalla passione per Diego Armando Maradona, ha trasformato un quartiere della città rivitalizzandolo e facendolo diventare un luogo di attrazione turistica che si trova sulle guide.
Mauro Russo Rouge ha faticato non poco per realizzare un ritratto che consente allo spettatore di entrare in una Napoli diversa dallo stereotipo che impera.
È lo stesso regista a dichiarare, nelle note che accompagnano il documentario, quanto i dodici giorni di riprese siano stati impegnativi. Sia per il soggetto, poco disposto ad uscire dalla comfort zone che lui stesso ha costruito, sia per tutte le persone che circondavano la troupe con curiosità e partecipazione.
Partecipazione. Questo è il termine che fa da fil rouge (ci si perdoni il gioco di parole con il cognome del regista) al documentario che ha il piccolo difetto di una certa ripetitività che però viene assolutamente condonato grazie alla positività della narrazione che affranca la città dallo stereotipo cinematografico/televisivo prevalente.
Perché qui sta il senso profondo di questa narrazione. Gli appassionati di cinema più attenti ricordano la sequenza di Ammore e malavita in cui, per i turisti stranieri, si organizza la visita alle Vele di Scampia con tanto di finte scene di criminalità quotidiana. Qui la situazione (reale) è esattamente all'opposto perché, a partire dall'idea di Esposito di realizzare un murales con l'immagine del Pibe de oro, è nata una situazione che ha fatto rinascere un'area della città mettendo ai margini la micro o macro criminalità.
Oggi lì c'è un santuario laico che chi ha amato il fuoriclasse argentino non può non visitare se arriva a Napoli. La regia ne coglie gli aspetti folkloristici insieme a quelli che segnalano sia quanto Maradona abbia contato per la città sia quanto la sua sia rimasta una fama non intaccata dalle vicende personali non sempre edificanti.
La camera ci mostra l'uomo che ne è all'origine facendo emergere la sua fondamentale ritrosia nell'apparire quasi fosse un sacerdote di quel santuario il cui compito sia quello di far sì che i pellegrini vivano un'esperienza particolare.
L'immersione nella folla e nei gadget. Lo sguardo a una finestra le cui persiane si possono aprire solo in certe ore della giornata perché su di esse è disegnata una parte essenziale del murales. Tutto contribuisce a una sensazione di spontaneità che non si avverte quando Bostik va in visita a una multi installazione celebrativa del campione. Lì tutto è molto hi-tech ma freddo. I selfie dei visitatori di Largo Maradona non lo sono affatto.
Quello dei film sul Napoli e su Maradona è un sottogenere del cinema sportivo (non solo italiano, vedi il doc di Asif Kapadia). Inevitabilmente, dunque, ha i suoi codici immancabili: la fede calcistica che vale più di quella religiosa, la prosopopea degli ultimi diventati primi, il ricorso a parole come "riscatto" e "redenzione". Qui il protagonista è Antonio Esposito, detto Bostik, che nei Quartieri [...] Vai alla recensione »