| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia, Giappone |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | Kohei Igarashi |
| Attori | Yoshinori Miyata, Hoang Nh Quynh, Hiroki Sano, Nairu Yamamoto . |
| Uscita | giovedì 25 settembre 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Trent Film |
| MYmonetro | 3,74 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 24 settembre 2025
Un uomo torna sulla spiaggia dove anni prima aveva incontrato sua moglie. In Italia al Box Office Super Happy Forever - La ragazza dal cappello rosso ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 16,2 mila euro e 11,3 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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2023. Sano torna a Izu, località in riva al mare, nel luogo in cui cinque anni prima ha conosciuto Nagi, la donna di cui si è innamorato e che ha sposato. Nagi è morta da poco e Sano è inconsolabile. Come cinque anni prima, ad accompagnarlo c'è Miyata, ma l'atmosfera romantica e disincantata di allora si è trasformata in amarezza e malessere. Intanto Sano cerca ossessivamente un cappellino rosso, a cinque anni di distanza, feticcio di un amore svanito e degli insondabili meccanismi del fato.
Bastano poche scene di Super Happy Forever per comprendere la condizione depressiva di Sano, che sembra sopravvivere e trascinarsi, nonostante i tentativi dell'amico di coinvolgerlo in iniziative estemporanee.
Sano è alla ricerca di un passato in cui credeva di poter essere "super happy forever", come recita lo slogan-tormentone del seminario di autostima seguito da Miyata: ma quel tempo e quelle sensazioni non possono tornare, proprio come il cappellino rosso donato da Sano alla sua amata e da lei smarrito cinque anni prima. In una coproduzione franco-giapponese - co-produttore Damien Manivel, che collabora anche al montaggio - Kohei Iragashi erige un ponte ideale tra il gusto per il surreale nella vita quotidiana, tipicamente nipponico, e il romanticismo fatalista delle storie d'amore della tradizione europea.
Il risultato è un gradevole esercizio di nostalgia, che mescola le carte con una narrazione a ritroso (ma il flashback è abilmente dissimulato nel flusso del racconto): gli indizi della prima parte divengono tali solo dopo aver viaggiato nel passato di Sano e aver condiviso la gioia irripetibile di un innamoramento che sboccia. Come diceva qualcuno, cercare ossessivamente qualcosa può portare a scoprire quel che non stavi cercando affatto.
È così che avviene per Sano, in una ronde di personaggi che coinvolge anche una cameriera vietnamita, la cui storia è legata a doppio filo a quella dei due amanti attraverso dei feticci - il cappellino, la canzone "Beyond the Sea", il molo che si dice sia popolato dal fantasma di una donna. Iragashi gioca su queste suggestioni, consapevole che il confine tra love story e ghost story sia sempre sfumato, come se agisse dentro la testa di Sano e plasmasse il mondo in base alla prospettiva di chi ripensa alla felicità perduta, in un costante rimpianto per ciò che non ha saputo fare quando Nagi era viva. Pretendere di ritrovare il cappello, o alloggiare nella stessa camera che fu di Nagi, sono tentativi di Sano di riportare indietro le lancette dell'orologio, determinati dal senso di colpa più che di perdita.
La fotografia brillante di Wataru Takahashi insiste sui colori primari ed evidenzia il paesaggio malinconico di una tarda estate, in una località - altro elemento nostalgico - che sembra aver abdicato al suo ruolo di meta turistica (anche per il Covid e i suoi effetti sul lungo periodo, gigantesco non detto del film).
Infine il puzzle si ricompone gradualmente e diviene sempre più chiaro come tutto ruoti attorno al protagonista: potremmo essere noi dentro l'immaginazione di Sano; o forse, quando si è innamorati o pervasi dal ricordo, è il mondo ad aggiustarsi a nostra immagine e somiglianza, comunicandoci attraverso gli oggetti più improbabili.
«Avete trovato un cappello rosso?». «Quando è stato smarrito?». «Cinque anni fa». Cinque anni prima, Sano era in vacanza nello stesso albergo sulla costa con l'amico Miyata. Conobbe Nagi, e fu l'impacciato inizio di un grande amore. Oggi, Sano è ancora accompagnato da Miyata. Nagi non c'è più, è morta nel sonno. Alla prima parte luttuosa e a tratti rabbiosa - e il tassista si stufa e scarica i passeggeri [...] Vai alla recensione »
Si vede solo mare nell'immagine che apre Super happy forever. La ragazza dal cappello rosso(Super happy forever). Questo mare che riempie lo schermo, fermo e assoluto, tornerà più volte nel film di Igarashi Kohei e del cosceneggiatore Kubodera Kochi. Tornerà a completare i versi di un poeta giapponese ricordati in un dialogo tra Sano e l'amico Miyata: «Il fluire del fiume non cessa mai, e l'acqua [...] Vai alla recensione »
Persa la moglie, il giovane Sano torna nel resort sul mare del primo incontro a cercare un cappellino rosso... La fine tragica di un amore e la ferita nel ricordo. Igarashi ci coinvolge con note simmetrie del caso e del lutto, ma è speciale nell'economia durativa e dispersiva, come se cercasse (ed è quasi riuscito) una sorta di racconto morale di Rohmer sfilato dalla parola, dal controllo, dalla matematica. [...] Vai alla recensione »
A Izu, penisola nipponica non lontana da Tokyio, e in particolare nella località di villeggiatura di Atami, nota per aver ospitato molta filmografia del grande Ozu, pensiamo soltanto a Viaggio a Tokyo e alla sequenza dei due anziani coniugi che guardano il mare, Sano e Miyata, due giovani amici che vivono nella capitale, incontrano Nagi, la ragazza dal cappello rosso cui allude la traduzione italiana [...] Vai alla recensione »
La morte, specialmente se improvvisa, lascia nei cuori di chi ne è testimone un profondo sentore di indecodificabilità: come se la ragione umana, nel processare una perdita esperita senza alcun preavviso, si scontrasse improvvisamente con un limite invisibile, oltre cui il pensiero - e forse la capacità stessa dell'individuo di metabolizzare una crisi - non riesce ad estendersi.
«Mi chiedo che cosa succeda a tutte le cose che smarrisco» dice un po' pensosamente la disordinata Nagi (Nairu Yamamoto). Cinque anni più tardi, la stessa domanda tormenta suo marito Sano (Hiroki Sano): cosa succede alle cose che perdiamo? Dove finisce la nostra felicità quando smettiamo di essere felici? E ancora: dove vanno le persone che non ci sono più? Dal giorno in cui Nagi è morta nel sonno, [...] Vai alla recensione »
«Il fluire del fiume non cessa mai, e l'acqua non sta mai ferma. Sulla superficie degli stagni le bolle si rompono e si riformano, senza mai fermarsi. Sono come la gente che sta in questo mondo»: è una poesia, intrisa di filosofia buddhista, del poeta Kamo no Chomei, vissuto a cavallo tra l'epoca Heian e l'epoca Kamakura. Viene citata in un dialogo tra i due protagonisti del film Super Happy Forever, [...] Vai alla recensione »
C'è mistero nella grazia con cui certo cinema giapponese riesce a tenere insieme, senza fratture, la felicità di un amore che sboccia e la pena insostenibile di un lungo addio. Passaggio che altrove sarebbe trauma e rivolgimento ma che nel film di Kohei Igarashi - già in Orizzonti nel 2017 con Takara - La notte che ho nuotato (co-diretto con Damien Manivel) - è semplice, banalissimo raccordo.