| Anno | 2024 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia |
| Durata | 72 minuti |
| Regia di | Valerio Lo Muzio, Michael Petrolini |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
|
|
Ultimo aggiornamento lunedì 30 dicembre 2024
La complessa storia di una giovane donna che vede sua madre essere arrestata. In Italia al Box Office Romina ha incassato 7,3 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Romina è una ragazza di Bologna, immigrata di seconda generazione che abita nel quartiere multietnico della Bolognina. La madre Berta lavora come donna delle pulizie, il fratello frequenta le superiori e lei è una giovane pugile di talento che sotto la guida dei responsabili della palestra Bolognina Boxe potrebbe ambire al professionismo. Nella vita di Romina tutto cambia quando la madre viene arrestata per crimini commessi diversi anni prima: costretta a prendersi cura della famiglia, senza più tempo per allenarsi, la ragazza abbandona poco alla volta la boxe, mentre attorno a lei il quartiere combatte l'ingiustizia di un sistema fondato sull'esclusione delle persone meno protette.
I due registi hanno seguito e filmato per quattro anni la vita della giovane protagonista e della sua famiglia, cercando di restituire un ritratto il più realistico possibile della vita in una città italiana dei nostri giorni.
Al centro del film c'è Bologna, ma potrebbe in realtà essere qualsiasi altro contesto metropolitano: nella storia di Romina, nei luoghi che abita e attraversa - il piccolo appartamento affittato dalla madre, la palestra, i giardini, le strade del quartiere - si coglie la vitalità e la complessità di una rete sociale fatta di persone, di storie, di scelte e di attenzioni. «Non so nemmeno perché crediate così tanto in me», dice a un certo punto la protagonista a uno dei due suoi allenatori che ha chiesto spiegazioni delle sue lunghe assenze: la cura degli spazi e delle persone che ne fanno parte è forse l'aspetto che emerge maggiormente nel film, a cominciare dalla prima sequenza in cui Berta, cinquantenne di origini sudamericane, si fa aiutare dai figli nella pulizia notturna degli uffici di un grattacielo.
Sono loro, gli immigrati di prima e seconda generazione, disposti a condurre vite normali, gli invisibili della nostra società, gli autori di lavori fondamentali destinati però a restare nascosti: come del resto succede a Romina al termine della sequenza, quando sparisce nella trasparenza dei vetri del grattacielo. Al contrario, sul ring la ragazza si mette in mostra, ha un corpo che combatte, che perde e guadagna peso, ha una figura che la distingue. Dall'altra parte dello specchio, però, sua madre Berta, che vorrebbe perdersi nella normalità di un impiego a tempo indeterminato, è invece richiamata dal passato e condannata per crimini lontani: l'ennesima immigrata in carcere; l'ennesimo scarto della società...
Con il loro film, e con il loro stile diretto e a distanza ravvicinata dai volti, Valerio Lo Muzio e Michael Petrolini dunque vogliono ribadire la presenza dei loro protagonisti in modi che superino stereotipi e pregiudizi, dentro lo spazio che occupano, nella palestra che offre un'occasione a chi non l'ha mai avuta (come compagna e avversaria di Romani si vede Pamela Malvina, la boxeur diventata quest'anno campionessa europea dei pesi leggeri), nella realtà di una città che non può fare a meno di chi la vive e la arricchisce: è questo il senso ultimo del loro documentario.
Costretta ad abbandonare la boxe, a un certo punto Romina dice di sentirsi ferma: «Vedo tutti andare avanti mentre io sto sempre là». Eppure anche lei, come tutti, procede, vince, perde, cade, si rialza, e allo stesso modo il film segue la sua vita con qualche innesto di narrazione più visibile di altri (non è casuale che alla prima vittoria importante di Romina segua immediatamente la notizia del possibile arresto della madre) e in generale uno sguardo protesto al futuro e a tutto quello che ha da offrire, buono o cattivo che sia.
Dal racconto privato ribadito dal titolo, Romina diventa così un racconto pubblico: uno sguardo dall'interno di dinamiche sociali d'integrazione e convivenza che non offre soluzioni, non racconta con compassione o pietismo, ma fa di tutto per osservare e documentare nel modo più corretto possibile.