| Titolo originale | El 47 |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Spagna |
| Durata | 110 minuti |
| Al cinema | 3 sale cinematografiche |
| Regia di | Marcel Barrena |
| Attori | Eduard Fernández, Clara Segura, Zoe Bonafonte, Salva Reina, Óscar de la Fuente Betsy Túrnez, Vicente Romero, Carlos Cuevas. |
| Uscita | giovedì 4 dicembre 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 2,97 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 1 dicembre 2025
Il film ha ottenuto 13 candidature e vinto 4 Goya, In Italia al Box Office Bus 47 ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 27,3 mila euro e 11,6 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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In fuga dai fascisti spagnoli, il giovane Manolo Vital si rifugia nei pressi di Barcellona, fondando e costruendo con gli altri membri di una stretta comunità il quartiere di Torre Baró. Vent'anni più tardi Manolo guida gli autobus giù in una città difficilmente raggiungibile per via delle ripide stradine montuose che la separano da Torre Baró, dove l'uomo continua a vivere assieme alla moglie Carmen e alla figlia Joana, ormai diventata grande. Mal visti dalla polizia locale e ignorati dalla burocrazia di Barcellona nelle loro richieste di trasporto pubblico che arrivi fino alla cittadina, gli abitanti covano un certo malcontento. Quando la situazione precipita, sarà Manolo a farsi carico di un gesto di protesta simbolico, sequestrando il "suo" autobus numero 47 e portandolo in cima alla montagna.
Grande successo di pubblico e di botteghino in Spagna, e celebrato con cinque premi Goya, Bus 47 è un'epopea popolare che reinterpreta fatti realmente accaduti, convogliando il suo animo di rivalsa sociale e civile in una forma cinematografica dall'emotività rotonda, calibrata alla perfezione per incontrare il gusto di un pubblico ampio.
"Succedono cose intorno a te, Manolo!" esclama un amico del protagonista, che in effetti sembra trovarsi al centro di svariate correnti della storia moderna spagnola. Nella rivisitazione di una figura autentica (a cui la città di Barcellona ha di recente intitolato la piazza dove fa capolinea l'autobus che conduce a Torre Baró) il regista Marcel Barrena infila l'eco della guerra civile e dei "falangisti" di Franco, fa riferimento al conseguente esilio di tante persone dalle regioni del sud-ovest verso la Catalogna, e si sofferma su come esse abbiano contribuito a costruire con le loro mani - tra mille difficoltà e discriminazioni - interi paesini poi inglobati dalle città come quartieri periferici.
Le cose "succedono intorno a Manolo" anche nel senso che il burbero autista interpretato da Eduard Fernández (in una performance ricca di sfumature e di colore folkloristico) è un rivoluzionario riluttante, che per larga parte del film cerca di non alterare lo status quo - che sia nelle lotte sindacali, nei piccoli e grandi soprusi di cui il sistema lo fa oggetto, o perfino nella dimensione personale e familiare del rapporto con moglie e figlia. Per far traboccare il suo personale vaso di sopportazione generazionale ce ne vorranno tante di gocce, e a suo merito il film riserva l'impresa del bus per le fasi finali, prendendosi il tempo di costruire una mappa dettagliata del microcosmo sociale lassù "dietro la montagna" a Torre Baró.
Girato principalmente in catalano, Bus 47 mette in mostra un certo orgoglio locale, includendo spezzoni di filmati d'archivio qua e là attraverso la storia, con momenti di vita dell'epoca sugli autobus che sottolineano il sentimento di coscienza di classe che anima il progetto. Di tematiche appassionanti - come si formano le città e a spese di chi, come si incorpora il cambiamento nello sviluppo collettivo - c'è però solo una traccia indiretta, poiché Barrena (dopo Mediterráneo, ancora una volta in compagnia di Eduard Fernández) tiene la macchina da presa fissa sull'aspetto umano e drammatico, per meglio assicurarsi il coinvolgimento emotivo dello spettatore. Tra esplorazioni in senso lato di integrazione e discriminazione, l'impresa può dirsi riuscita, pur nei confini di un genere che (un po' come C'è ancora domani in Italia) deve guardare alla storia attraverso la lente del nazional-popolare per raggiungere la massa critica di cui ha bisogno.
Siamo nel 1958 nella Spagna ancora franchista, Barcellona diventa meta di sfollati dall'Estremadura e da altre regioni della Spagna dove i franchisti hanno di fatto cacciato gli abitanti togliendo terre e possibilità di vita. Tra questi Manolo Vital e la sua famiglia, cioè la sua unica figlia Joana ancora quasi neonata e senza madre. Nella ancora disabitata zona di Torre Baró, sulle colline di Barcellona, [...] Vai alla recensione »
Annunciato da un successo molto forte in patria, accompagnato da una serie di ben 5 premi Goya (gli Oscar nazionali spagnoli, come i nostri David di Donatello) tra cui miglior film, miglior attrice non protagonista (Clara Segura) e miglior attore non protagonista (Salva Reina), il film ripercorre quanto accaduto il 7 maggio 1978, quando un autista, Manolo Vital, dirottò simbolicamente un autobus della [...] Vai alla recensione »
Bus 47 (in originale El 47), il terzo film di "finzione" di Marcelo Barrena, ha varcato finalmente, dopo alcuni annunzi, i confini della Spagna per approdare anche in Italia. Stiamo parlando dell'opera (vedi anche nostra intervista) che ha vinto ben 5 premi Goya nel 2024, il principale Premio spagnolo (con 14 candidature alle spalle). Fra questi 5 niente meno che anche quello per il miglior film. [...] Vai alla recensione »
Tra il colossale Avatar 3 di Cameron e il tornado Zalone, nella guerra a colpi di biglietti natalizi potrebbero finire dimenticati l'autobus 47 del quartiere Torre Baró di Barcellona e l'autista Manolo Vital. Storia vera. Contadino costretto a fuggire con la famiglia dai fascisti di Franco, Manolo fondò una comunità a ridosso di una collina, un villaggio di baracche senza strade che sfidava l'autorità [...] Vai alla recensione »
Nel 1958 Manolo Vital è a capo di una comunità che, dopo aver acquistato dei terreni nella periferia di Barcellona, prova a costruire delle case per mettere radici e avere uno spazio comunitario abitato. L'incipit racconta quindi della battaglia iniziale di questa impresa, che la comunità capeggiata da Manolo (Eduard Fernández) vince contro le autorità che ogni mattina si recano nel quartiere per demolire [...] Vai alla recensione »
Fatta la legge, trovato l'inganno. Negli anni 50 e 60 del Novecento, nei principali centri urbani dei Paesi Baschi, della Castiglia e della Catalogna, le case vengono su letteralmente come funghi: ai sensi della vigente legge urbanistica statale, se al sorgere del sole un edificio è provvisto di tetto, alle autorità non è né sarà permesso demolirlo.
Nella filmografia ancora breve ma già sorprendentemente coerente di Marcel Barrena c'è sempre qualcuno che rifiuta, con ostinazione tranquilla, il posto che gli è stato assegnato: il ragazzo sulla sedia a rotelle di Món petit, l'uomo segnato dalla sclerosi multipla in 100 Metros, gli attivisti che non accettano l'indifferenza del mare di fronte ai naufragi in Open Arms - La legge del mare.