| Titolo originale | Frontières |
| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Canada |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Guy Édoin |
| Attori | Pascale Bussières, Mégane Proulx, Micheline Lanctôt, Christine Beaulieu Marilyn Castonguay, Béatrice Picard, Patrice Godin, Marie-Madeleine Sarr, Marie-France Marcotte, Maxime de Cotret, Sylvain Masse, Sarianne Cormier, Denis Larocque, Chimwemwe Miller, Paul Batah, Alex Bisping, Ahmed Bondok, Paul Bonneau, Lorne Brass, Marie-Claude Hénault, Claire Jacques, Émilie Leclerc, Daniel Malenfant, Louis Sincennes, Blaise Tardif. |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
|
|
Ultimo aggiornamento giovedì 6 marzo 2025
Una figlia è convinta che la sua casa sia infestata dallo spirito del padre.
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Alla morte del padre, la quarantenne Diane, che vive sola con la figlia adolescente in una fattoria del Quebec, si convince che la casa è infestata dal fantasma dell'uomo. Preoccupate dalla sorella e dai suoi atteggiamenti paranoici, le sorelle minori Carmen e Julie, ciascuna col proprio fardello di dolore e insoddisfazione, chiamano la madre Angèle, nel frattempo trasferitasi in Florida, e riuniscono la famiglia. Poco alla volta l'incertezza avvolge l'esistenza delle quattro donne e rivela l'esistenza di una verità sconvolgente che la stessa Diane ha cercato a lungo di rimuovere.
Girato con fredda lucidità, il film di Guy Édoin è un dramma familiare che dietro atmosfere da mistery nasconde una riflessione sull'elaborazione del lutto.
Il titolo Frontières indica sia il confine fisico fra Canada e Stati Uniti, vicino al quale sorge la cittadina del Quebec in cui vivono le protagoniste e lungo il quale pare si muovano due pericolosi evasi da un carcere americano, sia la labile distinzione fra la vita dalla morte, o più ancora fra la realtà la sua allucinazione, attraverso la percezione della protagonista. La paura dell'altro porta dunque nel racconto una dimensione sociologica (come molto altri cinema canadese di questi anni, evidentemente interpretando un sentimento comune), anche se poco alla volta il film preferisce prendere la strada del dramma psicologico. In un paesaggio invernale brullo e piatto, avvolto in atmosfere indefinite e proprio per questo pronto a popolarsi di presenze aliene o di visioni spaventose, la condizione alterata di Diane - che vede ovunque nella sua proprietà misteriosi assalitori - finisce per condizionare le stesse persone che dovrebbero prendersi cura di lei. La dimensione fantasmatica del racconto, resa esplicita da espedienti da film dell'orrore (prima piani di personaggi spaesati che si muovono al buio, l'immagine onnipresente di qualcuno che abbraccia un fucile come unica soluzione al suo smarrimento), poco alla volta diventa collettiva e abbraccia la condizione umana di tutti personaggi.
Le tre sorelle e la madre elaborano così, ciascuna a modo proprio, la perdita dell'uomo che è stato padre e marito: chi facendosi condizionare dal richiamo del paranormale (l'anziana Angèle, nella sequenza più esplicitamente di genere del film); chi replicando la rude violenza del genitore (Carmen, che minaccia con un fucile il marito della donna di cui è l'amante); chi allestendo una sorta di rituale di purificazione (Julie, che chiede alle sorelle di dare fuoco a dei vestiti); chi, come Diane, trasforma in realtà ogni supposizione e finisce per abbracciare la sua psicosi. Édoin non ha un particolare talento per la composizione delle inquadrature, ma nella prima parte confeziona un dramma solido che mette in relazione la condizione interiore delle protagoniste e il paesaggio canadese. Nella parte finale, invece, entrando in territori piuttosto noti (e pure un po' sorpassati), del cinema contemporaneo, tra Shutter Island, The Ward e soluzioni meno di genere come Stringimi forte, si sofferma sul trauma di Diane e la sua origine. La rivelazione dovrebbe sorprendere lo spettatore, ma è di fatto la cosa più scontata del film, pur in un racconto che riesce a mantenere la tensione e il dramma grazie soprattutto al suo quartetto di interpreti, su tutte l'intensa Pascale Bussières.
Alla morte del padre, la quarantenne Diane si convince che la casa è infestata dal fantasma dell’uomo. Preoccupate dalla sorella e dai suoi atteggiamenti paranoici, le sorelle minori Carmen e Julie chiamano la madre Angèle, nel frattempo trasferitasi in Florida, e riuniscono la famiglia.
Girato con fredda lucidità, il film di Guy Édoin è un dramma familiare che dietro atmosfere da mistery nasconde una riflessione sull’elaborazione del lutto. Le tre sorelle e la madre elaborano, ciascuna a modo proprio, la perdita dell’uomo che è stato padre e marito: chi facendosi condizionare dal richiamo del paranormale; chi replicando la rude violenza del genitore; chi allestendo una sorta di rituale di purificazione; chi, come Diane, trasforma in realtà ogni supposizione e finisce per abbracciare la sua psicosi.
Il regista non ha un particolare talento per la composizione delle inquadrature, ma nella prima parte confeziona un dramma solido che mette in relazione la condizione interiore delle protagoniste e il paesaggio canadese.