Beatrix

Film 2021 | Drammatico 95 min.

Regia di Milena Czernovsky, Lilith Kraxner. Un film con Marthe de Crouy-Chanel, Katharina Farnleitner, Eva Sommer. Genere Drammatico - Austria, 2021, durata 95 minuti.

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Un'ooservazione ravvicinata della quotidianità di Beatrix.

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Recensione di Giampiero Raganelli
mercoledì 22 settembre 2021
Recensione di Giampiero Raganelli
mercoledì 22 settembre 2021

C'era una volta Hitchcock che diceva che nel cinema andrebbero tolte le parti noiose della vita. In totale antitesi a quella celebre massima si muovono le filmmaker austriache Lilith Kraxner e Milena Czernovsky con la loro opera prima Beatrix, presentata in concorso all'11° Sicilia Queer Filmfest dopo l'anteprima, sempre in concorso, al 32° FIDMarseille. Tutto il film ruota attorno a Beatrix, una studentessa che vive, spesso sola, in una casa con giardino, interpretata da Eva Sommer, un'artista di performance, che in qualche modo avvicina l'operazione del film alla fisicità di una body performance. Beatrix è ritagliata da una cornice di aspect ratio quadrata, in 16mm, che la inscrive, che si concentra su di lei, i suoi gesti e il suo corpo. Con la ragazza protagonista le due filmmaker instaurano un rapporto di natura osservazionale, voyeuristico, cogliendo aspetti anche estremi dell'intimità, tutto ciò che il cinema non rappresenterebbe anche nel mostrare le abitudini ordinarie di un personaggio, tutte quelle azioni stravaganti che compiamo quando siamo certi di essere soli, non osservati da nessuno. Quasi sempre in mutande, sciatta, la vediamo orinare seduta nella vasca da bagno, svegliarsi di notte per fare uno spuntino aprendo il frigorifero e succhiarsi le dita dopo averle cosparse di una salsa in tubetto, sbucciare acini d'uva, abbracciare e sdraiarsi su un grosso pallone in giardino, che ricorda quelli, ma senza maniglia, per saltare in voga negli anni Settanta. Azioni di pulizia corporale, come lavarsi i denti passando lo spazzolino anche sulla lingua, la depilazione delle ascelle, tagliarsi le unghie, l'accudimento di sé. Si mette anche a posto i capelli, che poi si taglierà da sola, per rendersi, tra le poche volte nel film, presentabile agli ospiti. E in una scena con una mano si sfiora, lei sola dentro la stanza con tutto il mondo fuori. E poi l'aspirapolvere, la pulizia del water, lavare i piatti, le faccende domestiche a fasi alterne. Beatrix decora la casa con un gusto discutibile, con piante striminzite come a creare delle nature morte, componendo le immagini, come quella con le bucce di anguria lasciate sul comò. La narrazione è appena abbozzata e suggerita. Si intuisce che Beatrix è una studentessa, che affitta stanze della sua casa ad altri studenti, che ha uno spasimante per il quale non nutre molto affetto, fa una cena con suoi coetanei appassionati di vini, per mostrare loro la casa, ma non è molto coinvolta, né per quei ragazzi né per i vini. Impazza di gioia invece con la sua nuova coinquilina, forse straniera perché con lei parla in inglese. Potremmo leggere il film come una storia esistenziale di asocialità, apatia, infantilismo e incomunicabilità con il mondo esterno, con l'unica scintilla di felicità in un rapporto di coppia lesbico, anche se l'ultima scena suggerisce che forse Beatrix si stufa anche di questo, uscendo dall'inquadratura che prima era riempita dai due corpi. L'affetto tra le due ragazze è palesato nel momento in cui la coinquilina mette dolcemente la coperta su Beatrix che dorme. Loro che cercavano di riempire un'inquadratura vuota, l'unica, su un muro, saltando e ballando al ritmo di Stand by Me nella scena più gioiosa del film. Mentre la solitudine di Beatrix era suggerita dalle tante inquadrature di lei allo specchio raddoppiandone l'immagine. Chiavi di lettura comunque sfumate, Beatrix è un film che non si gioca sulla narrazione. Quello che importa a Lilith Kraxner e Milena Czernovsky è mettere in scena una, nuda, struttura. Una body performance, alla Marina Abramovic volendo, con un impianto teatrale, con un'unità di luogo ma anche di tempo. Tutto ciò suggerito da vari elementi del film. L'apertura delle tende all'inizio, come un sipario, il televisore dal vecchio formato che si iscrive nel surcadrage di un'anta con le sue stesse proporzioni come quelle del formato stesso del film. Un televisore dove Beatrix guarda il televideo o documentari sulla vita dei ghepardi, come un contrappunto al film stesso che potrebbe funzionare come un documentario fallito, sul comportamento di un esemplare umano di cui però è impossibile cogliere e comprendere una razionalità etologica. Le azioni di Beatrix si susseguono demarcate da lunghi momenti di schermo nero, come intervalli tra gli atti. All'inizio la ragazza porta un cannocchiale a tracolla, senza motivo apparente, nell'appartamento. Un segnale del punto di vista voyeuristico dove lo spettatore viene condotto.
Da Quinlan, 22 settembre 2021

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La conquilina giusta.
a cura della redazione
sabato 9 ottobre 2021

Una giovane trascorre parecchio tempo in una casa. Quasi sempre è da sola, qualche volta chiacchiera al telefono, di rado riceve delle visite: un’amica con il ragazzo, un potenziale fidanzato, degli aspiranti candidati per una stanza in affitto. Finché arriverà la coinquilina giusta… Un’osservazione ravvicinata della quotidianità di Beatrix, intenta a occupare ed esplorare gli spazi, nel tentativo di appropriarsene, proprio come se si trattasse del suo corpo, ricettacolo di una femminilità che diviene tangibile nel tempo della gioventù; un tempo non capitalizzato, ma dissipato, a stento sopportato, svilito.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
mercoledì 22 settembre 2021
Giampiero Raganelli
Quinlan

C'era una volta Hitchcock che diceva che nel cinema andrebbero tolte le parti noiose della vita. In totale antitesi a quella celebre massima si muovono le filmmaker austriache Lilith Kraxner e Milena Czernovsky con la loro opera prima Beatrix, presentata in concorso all'11° Sicilia Queer Filmfest dopo l'anteprima, sempre in concorso, al 32° FIDMarseille.

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