| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Regia di | Maria Schrader |
| Attori | Shira Haas, Amit Rahav, Jeff Wilbusch, Aaron Altaras, Tamar Amit-Joseph Ronit Asheri, Dina Doron, Aziz Dyab, David Mandelbaum, Delia Mayer, Felix Mayr, Alex Reid, Eli Rosen, Safinaz Sattar, Langston Uibel. |
| MYmonetro | 3,77 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento mercoledì 22 aprile 2020
Una ragazza viaggia dall'America a Berlino per cambiare vita ma il suo passato sembra seguirla. La serie ha ottenuto 2 candidature a Golden Globes, 3 candidature e vinto un premio ai Satellite Awards, 2 candidature a Critics Choice Award, 3 candidature e vinto 2 Spirit Awards, 1 candidatura a CDG Awards, 1 candidatura a Producers Guild, 1 candidatura a Bafta TV Award, La serie è stato premiato a AFI Awards,
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Unorthodox fa più paura della prima stagione di The Handmaid's Tale: al centro della miniserie Netflix c'è sempre una donna che non è più donna ma che, per le regole della sua comunità, ha solo il compito di concepire figli. Non si tratta però di una distopia come per la serie nata dal libro di Margaret Atwood, Anzi, si svolge ai giorni nostri a New York, più precisamente a Brooklyn, tra la comunità ebraica ultra ortodossa chassidica Satmar (che si caratterizza tra le tante cose anche per il rifiuto della modernità).
La miniserie Unorthodox è ispirata con molte libertà al libro autobiografico "Ex ortodossa. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche" di Deborah Feldman pubblicato nel 2012 ed entrato nella lista dei bestseller del New York Times.
Unorthodox racconta di Esty, ragazza di 19 anni che è costretta per le regole della sua comunità ad un matrimonio combinato con un uomo che ha visto appena due volte. Sono regole quelle a cui deve sottostare molto stringenti e che intervengono in ogni aspetto della sua vita tanto che a lei sono proibite numerose esperienze considerate comuni, quasi banali, come leggere libri o prendere lezioni e suonare musica. Decisa a provare un'altra vita, Esty riesce anche grazie all'aiuto di una amica e vendendo i suoi gioielli a comprarsi un biglietto per Berlino dove già era fuggita sua madre, scappata in Europa anni prima. Abbandonato tutto, senza dire neanche addio all'amata nonna, parte alla ricerca di se stessa oltre che della libertà. Nella capitale tedesca lentamente impara una nuova vita, ma il marito, Yanky, e suo cugino la inseguono per cercare di riportarla a casa.
La miniserie, disponibile su Netflix, è parlata per gran parte in yiddish (oltre all'inglese e al tedesco) e ha visto la scrittrice, Deborah Feldman contribuire alla sua produzione. Ma non è una riproposizione pedissequa della sua storia. Anzi numerose sono le vicende in cui il libro biografico e la miniserie divergono. Rimane centrale il bisogno di libertà del personaggio cardine Esty e il confronto con un'ortodossia religiosa opprimente. Per esempio mentre la Feldman trova il suo posto nel mondo come scrittrice, Esty Shapiro invece riesce a sviluppare il suo talento come cantante.
La serie è stata attentissima a riprodurre gli abbigliamenti, gli usi, le abitudini e le tradizioni della comunità religiosa chassidica: per altro è uno dei motivi per cui sta avendo così tanto successo (oltre al fatto che sottolinea il tema del ruolo della donna nella società). Aspetti che però diventano fondamentali nello sviluppo del racconto: un passaggio drammatico è il rito del taglio a zero dei capelli di Esty prima del matrimonio. Da quel momento la testa viene coperta con una parrucca fino a quando non potrà, con la nuova vita berlinese, farseli ricrescere. Allo stesso modo i vestiti di Esty sono fortemente simbolici, inizialmente regolati dalle convenzioni e quindi severi e rigorosi, per poi diventare progressivamente moderni e più colorati.
Fondamentale per la riuscita della serie il cast, a partire dall'attrice chiamata a interpretare il ruolo di Esty Shaphiro, la bravissima Shira Haas. Con lei troviamo Jeff Wilbusch, Dina Doron nei panni dell'amata nonna di Esty, e Amit Rahav in quelli del marito Yanky.
Ci si chiede, visto il successo della miniserie, se è possibile aspettarci da parte di Netflix una seconda stagione o comunque un seguito di Unorthodox. Su questo fronte però Anna Winger che insieme a Alexa Karolinski l'ha ideata, oltre che sceneggiata, ha ribadito in più occasioni che per lei la storia di Esty Shapiro è conclusa anche se non esclude di continuare a lavorare con il team con cui ha realizzato questo progetto. Inoltre, ha spesso aggiunto che Unorthodox non rappresenta la fine di quella che definisce "questa costellazione".
C'è comunque da sottolineare che il materiale per una stagione 2 di Unorthodox non mancherebbe visto che Deborah Feldman ha mandato alle stampe nel 2014 "Exodus: A memoir", anche questo un libro autobiografico che in pratica è il seguito del volume precedente, concentrandosi sulla sua vita come madre single e donna cercando di fare pace con la propria radice culturale e religiosa ebrea.
Ci sono storie che entrano nella tua vita in sordina, quando meno te lo aspetti. Sono storie lontane, quasi sussurri, alle quali spesso non avresti prestato orecchio, che non avresti mai pensato potessero stravolgere il tuo punto di vista o, almeno, fornirti validi spunti di riflessione. Ecco, questo è quello che più o meno mi è successo con Unorthodox una sera di zapping compulsivo come tante altre, [...] Vai alla recensione »
In pochi giorni è diventata «la» serie del momento, mettendo d' accordo dalla prima puntata - su quattro - il pubblico di Netflix e i critici. All' origine di Unorthodox, scritto da Anna Winger e Alexa Karolinski (con la regia di Maria Schrader) c' è Ex ortodossa. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche (Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots) il ro manzo autobiografico [...] Vai alla recensione »