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The Head, una miniserie in cui i mostri sono i personaggi

Un thriller internazionale sulla attuale disfunzionalità del potere. Ora disponibile su Amazon Prime Video.
di Andrea Fornasiero

Álvaro Morte . Interpreta Ramón nel film di Jorge Dorado The Head.
mercoledì 5 agosto 2020 - prime video

il mIn una base antartica, un gruppo di ricercatori e tecnici internazionali sono confinati per sei lunghi mesi invernali di lavoro. C'è qualche tensione tra un accademico con statuto quasi da star e la sua ricercatrice di punta, ma non sembra niente di tragico. Sei mesi dopo però, all'arrivo del marito della donna arriva con il team estivo, la stazione è in uno stato di semi-abbandono e vengono ritrovati diversi cadaveri: cosa sarà successo in quei sei mesi di isolamento? E sua moglie sarà sopravvissuta? In una corsa contro il tempo, perché anche pochi minuti al freddo del Polo Sud possono uccidere, si cerca venire a capo del mistero senza attendere l'arrivo delle forze dell'ordine.
 

L’idea era molto semplice: un thriller circoscritto in una stazione antartica, con un omicidio. Di solito partiamo da un’idea originale o da un adattamento, ma questa volta l’idea ci sembrava forte, con un gran potenziale, come una versione molto violenta di una storia di Agatha Christie.
 David Pastor

Questo è l'assunto di The Head, thriller internazionale parlato in ben quattro lingue (Danese, Svedese, Spagnolo e Inglese) dove tra gli interpreti c'è spazio anche per un giapponese. La produzione è di Mediapro, ha infatti lavorato per Hulu Japan e HBO Asia prima di vendere The Head anche su altri mercati: in Italia su Amazon Prime Video dal 5 agosto. Ne sono ideatori e showrunner i fratelli catalani David e Àlex Pastor (noti per i film Self/less e Dov'è la tua casa? oltre che per la serie prodotta da Matt Damon e Ben Affleck Incorporated), che assicurano: “la storia è tematicamente molto attuale, anche se, per evitare gli spoiler, non possiamo spiegare come o perché”.

Qualcosa di più dicono le parole degli attori però, in particolare la svedese-italiana Sandra Andreis: “La serie parla della disfunzionale struttura del potere che prevale persino in Antartica, dove tutto è pericoloso. Credo che non ci siano donne che non possano identificarsi con quello che raccontiamo”. Altri interpreti hanno parlato di ricerca di giustizia e John Lynch ha descritto il suo personaggio come “il tipo di maschio bianco che fortunatamente sta scomparendo, con un carattere egocentrico”. Sempre Lynch racconta che, a differenza di altre serie come Westworld dove gli attori sono tenuti all'oscuro dell'intreccio complessivo, qui gli interpreti hanno saputo fin da subito ogni cosa: “Credo sia stato un grande vantaggio perché una volta chiarita la cronologia degli eventi potevamo lavorare con spontaneità”.

Oltre a John Lynch gli altri attori più famosi sono la star giapponese Tomohisa Yamashita, che è anche musicista e ha un suo brano nella colonna sonora, e Alvaro Morte, ossia il Professore di La casa di carta, qui nel ruolo del cuoco della stazione. Il suo personaggio, come quasi tutti gli altri, ha un segreto e sono queste sorprese nella storia di ognuno di loro a movimentare l'intreccio, che gli autori hanno voluto mantenere realistico: “Volevamo non ci fosse nulla di sovrannaturale o fantascientifico, perché crediamo che i misteri siano più soddisfacenti se non c’è una facile soluzione fantastica”.

Alla regia di tutti i sei episodi, girati tra un set alle Tenerife e location islandesi, troviamo Jorge Dorado, noto in Spagna per la serie El ministerio del tiempo. Dorado ha sfruttato il lavoro di ricerca degli autori per dare ricchezza alla serie e, per esempio, già nelle prime puntate si assiste a piccoli rituali che davvero caratterizzano la vita nelle stazioni di ricerca antartiche. Prima di tutto la visione collettiva e contemporanea in tutte le stazioni di La cosa di John Carpenter, all'inizio del periodo di isolamento, e poi la realizzazione di un cortometraggio, che gareggia con quelli prodotti dalle altre stazioni in una sorta di short film festival del Polo Sud.  

La produzione assicura che si tratta di una miniserie chiusa, tanto che si dicono dispiaciuti per la morte di così tanti personaggi, ma ci tenevano che la storia non finisse con un cliffhanger. Il che non esclude la possibilità di seguito ideale, che riprenda di The Head la struttura narrativa e l'approccio al genere: “il mystery è un concetto forte e non è necessario aggiungerne un altro come, per esempio, un mostro. I mostri sono i personaggi”.


 


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