| Titolo originale | Dashte Khamoush |
| Titolo internazionale | The Wasteland |
| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Iran |
| Durata | 102 minuti |
| Regia di | Ahmad Bahrami |
| Attori | Ali Bagheri, Farrokh Nemati, Majid Farhang, Mahdieh Nassaj . |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | 3,57 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 3 settembre 2020
Quando arriva il momento di chiudere la fabbrica di mattoni, il supervisore della struttura ha una sola grande preoccupazione: fare in modo che non accada nulla alla donna che ama. Il film è stato premiato a Venezia,
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CONSIGLIATO SÌ
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Il dirigente di una fabbrica di mattoni collocata in un'area desertica informa gli operai e le loro famiglie della chiusura dell'attività. Tutti dovranno andarsene e ad occuparsi dell'abbandono del sito sarà Lotfollah che lì è nato e ha lavorato ed è innamorato di Sarvar, una donna su cui nella piccola comunità si fanno pettegolezzi.
Ci sono film capaci di fare sintesi di mondi e di modi di fare cinema anche distanti tra loro mentre, al contempo, portano sullo schermo personaggi difficili da dimenticare.
È il caso di questa opera di Ahmad Bahrami che, girata in uno splendido e significante bianco e nero, rilegge, più o meno consapevolmente, il neorealismo legandolo alla modernità in cui il profitto divenuto Legge assoluta è pronto a sacrificare qualsiasi persona sui suoi altari. "Nessuno vuole più i mattoni", ripete il Capo in una sequenza che viene reiteratamente riproposta da punti di vista differenti. Le fabbriche erano 50 ed ora sono solo due. È quello stesso dirigente che, in colloqui separati, fa promesse a tutti e a ciascuno di risolvere i problemi individuali grazie alle proprie 'conoscenze' ma senza mai mettere a disposizione neanche un riyal. Le divisioni etniche non mancano ma c'è un collante che riesce a tenerle insieme anche se poi gli si parla alle spalle. Questo collante è Lotfollah, un carattere che potrebbe essere nato dalla penna di grandi scrittori come Verga o Pirandello tanta è la complessità del suo esistere messa sottotraccia da un'apparente sottomissione ai voleri del Capo. Lotfollah è un uomo il cui orizzonte logistico è limitato a poco più di quella fabbrica di mattoni e all'andata in città per dei compiti definiti. Ma la sua interiorità si muove in spazi di solidarietà, di responsabilità e anche di desiderio che vede progressivamente restringersi trasformando quei luoghi già di per sé non attraenti in quella terra desolata (Wasteland) che dà il titolo da distribuzione internazionale al film. Al di sopra di tutti il rapporto con Sarvar, la donna a cui tiene nonostante tutto e tutti e di cui non può pensare di fare a meno.
Un bianco e nero perfetto e funesto asseconda la regia - lenta, implacabile, quasi persecutoria - attorno ad uno squarcio di Iran, mentre nel deserto si aggira la Storia. Che, come il Tempo, è inesorabile. Il regista Ahmad Bahrami in Dashte Khamoush (The Wasteland, Sezione Orizzonti- Venezia 77) testimonia, con una cifra espressiva volutamente scarna, la realtà tra possesso e profitto. [...] Vai alla recensione »
Un gruppo di famiglie vive lavorando in un mattonificio, sito in una landa desolata: con la chiusura della fabbrica, la comunità abbandona il luogo. Pianisequenza solenni, lenti movimenti di macchina, un bianco e nero corposo e contrastatissimo: The Wasteland è un film che vuol colpire l'occhio. Bahrami gestisce con sapienza spazio e fuoricampo e sfodera una superba messa in scena, fondata su sipari [...] Vai alla recensione »