| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Kosovo, Spagna, Italia |
| Durata | 80 minuti |
| Regia di | More Raca |
| Attori | Aurita Agushi, Avni Dalipi, Juli Emiri, Mirsad Ferati, Fis Haliti Fisnik Istrefi, Elda Jashari, Shpetim Kastrati, Don Raca, Sunaj Raca. |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | 3,00 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 22 gennaio 2021
Un uomo deve combattere con la disoccupazione e le difficoltà nel prendersi cura della figlia.
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CONSIGLIATO SÌ
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Shpëtima è un vedovo di 52 anni che si è trovato nella necessità di lasciare sua figlia (a cui vuole molto bene) in un orfanotrofio in cui è molto seguita. Purtroppo la fondazione che lo finanzia è in difficoltà economiche e quindi chi ha un genitore dovrà, in un futuro molto vicino, tornare a casa. Una casa che al momento è una roulotte, visto che l'uomo non riesce a trovare un lavoro.
La giovane regista kosovara More Raça, al suo primo lungometraggio, mostra una pietas nei confronti dei suoi personaggi che non è poi così frequente negli esordi cinematografici di questi anni.
Coadiuvata, con ruoli differenti, da diversi componenti della sua famiglia delinea il ritratto di un uomo a cui la società sta progressivamente togliendo tutto ma a cui non riesce a sottrarre un maturo senso della paternità e una dignità mite ma non per questo meno determinata. Il suo rapporto con la bella prostituta che si trova, anche se molto più giovane, in una condizione analoga alla sua, come madre, e in una ancor più difficile da gestire come figlia, è di protezione. Ma nel senso positivo del termine.
In un Kosovo che, come tanti altri Paesi, non ha nulla da offrire a chi a 52 anni è ritenuto 'troppo vecchio', il sogno di poter osservare insieme a chi si ama la galassia di Andromeda potrebbe rischiare di rimanere tale. È la formazione di stelle più vicina alla Via Lattea visibile ad occhio nudo ma chi deve confrontarsi quotidianamente con la sopravvivenza potrebbe dimenticare (e sarebbe comunque giustificato) di guardare in alto.
Senza alzare mai i toni (e forse con qualche camera car di troppo comunque perdonabile) Raça dimostra di saper guardare al cinema europeo di Loach e dei Dardenne senza però tentare di imitarlo ma cercando un'estetica che tiene conto della propria identità culturale.
Shpëtim è un cinquantenne di Pristina, in Kosovo. È vedovo, disoccupato, senza casa, con una figlia, l'adolescente Zana, in orfanotrofio; vive in una roulotte, ruba la benzina per rivenderla, resiste alla tentazione di vendere un rene per sistemarsi. Shpëtim è legato a una prostituta per la quale comincia a lavorare come autista. Shpëtim aspetta: di trovare un vero lavoro, di partire per la Germania, [...] Vai alla recensione »