|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento martedì 2 novembre 2021
La regista canadese Sophie Deraspe si ispira ad una storia vera per rileggere in chiave moderna il personaggio di Antigone. In Italia al Box Office Antigone ha incassato 15,2 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Dopo aver perso i genitori arrivando in Canada dall'Algeria, la sedicenne Antigone vive a Montréal con i fratelli e la sorella, ormai completamente integrati nella società occidentale, e la nonna che invece non parla nemmeno il francese. La vita da immigrati ai margini del benessere è dura e le cose peggiorano ulteriormente quando, in seguito a un incidente fortuito con la polizia, uno dei fratelli di Antigone muore e l'altro viene arrestato. Fiera e responsabile, Antigone si sostituisce al fratello in carcere e con tutta la forza della sua indignazione scatenata dall'ingiustizia subita si coalizza con le compagne di cella e si mette a capo di un movimento la cui eco supera le mura del carcere e giunge fino all'opinione pubblica.
Moderna rivisitazione della tragedia di Sofocle, ispirata da un fatto di cronaca e trasformata dalla regista canadese in uno scontro di forze sociali (e generi) nel contesto della società capitalista.
I nomi di questa tragedia greca attualizzata non cambiano rispetto all'originale: Antigone, Polynice, Étéocle, Ismène, Hémon. Le figure del film sono mitiche come i loro modelli, emblemi di una condizione universale dell'umanità. Il senso di un adattamento, in fondo, risiede nella tensione fra il vecchio e nuovo, fra il tema originario e la sua evoluzione in un contesto diverso. La regista canadese Sophie Deraspe, al suo quinto film, rielabora gli elementi dei suoi lavori precedenti - la sospensione fra documentario e finzione di Segni di vita, la riflessione sullo scontro fra natura e cultura di Les loups - e si sofferma sul legame fra classicità e contemporaneità, sul significato collettivo della tragedia antica e sul valore politico delle tragedie di oggi. Lo spunto può essere pretestuoso, se non addirittura banale (ad esempio pensando a come Bertrand Bonello in Tiresia ha trattato la figura dell'indovino cieco, qui banalmente trasformato in una psicologa non vedente di nome Térésa...), eppure Deraspe ha il coraggio di soffermarsi su un aspetto secondario ma decisivo della tragedia: invece della stoltezza e del pentimento del re Creonte, la giusta reazione di Antigone. La figura del re autoritario nemmeno compare, sostituita dalle molteplici forme oggi assunte dal potere: il padre con cui Antigone non è in buoni rapporti, i magistrati, i poliziotti, le istituzioni.
Il senso di questa nuova Antigone sta nella riproposizione del concetto di militanza, in un moderno invito alla rivolta. La sua trasformazione in una carcerata a capo di una comunità di individui (le compagne di prigionia) fa dell'eroina non più una figura solitaria e volitiva, ma una forza trascinante, una leader. Gli occhi famelici, il fisico minuto, l'aspetto androgino della semi-esordiente Nahéma Ricci, attrice canadese di origine magrebina, sono trasformati nell'espressione di una alterità non prevista e dirompente. Non è un caso - al di là, ancora, dell'idea pretestuosa - che l'azione di Antigone avvenga anche via social network, con i video in stile Tik Tok: è la modernità a doversi piegare al volere del singolo e poi della massa, e non viceversa. Antigone, dunque, spezza i legami di senso fra le cose che la società offre come monolitici - dall'idea degli immigrati a quella dei carcerati, dall'immagine della donna a quella, per l'appunto, della comunicazione digitale. E Sophie Deraspe, sospesa fra il rispetto della classicità e una generica idea d'impegno, trova in questa sua creazione una nuova forma di ribellione, un altro modo di intendere, interpretare, sfruttare la realtà. La rivolta è prima di tutto linguistica e di genere, dal momento che l'attualità della tragedia è sempre negoziabile, e dunque ancora universale e senza tempo.
Nel 1971, la versione di Antigone di Liliana Cavani, I cannibali, portava la tragedia greca nell'Italia minacciata dalla strategia della tensione. Oggi, in era di immigrazioni, stati di polizia e comunicazione di massa, con meno visione politica ma altrettanto ardore militante, Deraspe fa di Antigone un'algerina emigrata in Canada che dopo l'uccisione di un fratello da parte di agenti e l'arresto dell'altro, più piccolo, si sostituisce a quest'ultimo e va in carcere al posto suo. È l'inizio di una ribellione, forse una rivoluzione, che abbatte le barriere di classe, di genere, di nazionalità, anche di senso. L'attualizzazione è un poco pretestuosa, ma la potenza del film - grazie soprattutto alla straordinaria protagonista, Nahéma Ricci - è innegabile.
Da Film TV, N. 44, 2 novembre 2021
Una storia antica in versione contemporanea che conserva intatto il fascino della forza e della fermezza di principi che sono sedimentati dentro ognuno di noi ma che raramente riescono ad emergere. Sofocle aggiornato in un mondo di contemporamneità reso con capacità registiche e uso delle immagini davvero innovative.
Con Antigone è l'idea stessa della riscrittura in chiave moderna di una tragedia classica a essere riscritta in chiave mo- Film derna. L'intelligente sceneggiatura di Deraspe inietta antichi archetipi direttamente nella vena del dibattito (globale) sull'immigrazione. Antigone (Nahéma Ricci, una rivelazione) vive in Canada, dove si è rifugiata con i fratelli, Eteocle e Polinice, dopo la morte dei genitori. [...] Vai alla recensione »