| Titolo originale | Sir |
| Anno | 2018 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | India, Francia |
| Durata | 99 minuti |
| Regia di | Rohena Gera |
| Attori | Tillotama Shome, Vivek Gomber, Geetanjali Kulkarni, Rahul Vohra, Divya Seth Shah Chandrachoor Rai, Ahmareen Anjum, Dilnaz Irani, Bhagyashree Pandit, Anupriya Goenka, Akash Sinha, Rashi Mal, Alok Chaturvedi, Saharsh Kumar Shukla, Bachan Pachehra, Anushree Kushwaha, Sadhna Bhupindra Liya, Dharmendra Tripathi, Amit Chakrabarty, Saptaparni Mahalanabish, Abhinav Thakur, Gautam Gaikwad, Kantabai Jadhav, Ajinkya Mane, Violet Pinto, Avi Rana. |
| Uscita | giovedì 20 giugno 2019 |
| Tag | Da vedere 2018 |
| Distribuzione | Academy Two |
| MYmonetro | 3,02 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 4 luglio 2019
Ashwin e la sua domestica cominciano a legare insieme scoprendo di avere molte cose in comune. In Italia al Box Office Sir - Cenerentola a Mumbai ha incassato 78 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Ratna è una giovane vedova che lavora come cameriera in un lussuoso appartamento di Bombay, di proprietà del ricco Ashwin. Se dopo la morte del marito fosse rimasta nel suo villaggio, avrebbe condotto un'esistenza da morta in vita, esclusa dalla società, ai margini della sua stessa famiglia. A Bombay invece può lavorare, guadagnare abbastanza per far studiare la sorella minore e trovare persino piccoli spazi per coltivare la sua passione. La vita di Ratna cambia quando Ashwin lascia la fidanzata ad un passo dalle nozze, perché alla ricerca di un coinvolgimento più profondo e di una partner più autentica.
Il titolo italiano Cenerentola a Mumbai, traduzione dell'originale Sir, sposta leggermente il fuoco dalla problematica classista, rispondendo innanzitutto ad una comprensibile logica commerciale, ma ha anche il pregio di non mentire sullo spettacolo che va ad inaugurare.
Siamo infatti nella più classica delle favole sentimentali, quella che avvicina due personaggi socialmente agli antipodi, in un contesto dove questa distanza ha ancora grande peso e complesse implicazioni.
Da Perrault a Pretty woman l'archetipo del riscatto sociale, pagato con la bontà d'animo e premiato in amore e denaro, non ha mai smesso di funzionare, in mille e più versioni, la più dominante delle quali è stata ed è quella disneyana (if you can dream it you can do it), e questo film riprende massicciamente il ritornello della necessità di nutrire i propri sogni per vivere, ma non è lì che sta il suo interesse.
Se crediamo alla vicenda di Ashwin e Ratna, se vogliamo crederci, in questi tempi cinici e diffidenti, è perché la regia ce la pone su un piano di possibilità anziché di realtà. Si apre allora lo spazio del sogno, che è il vero regalo del cinema, laddove la fiaba su carta impone la contentezza e l'ultima parola.
Nel procedere a piccoli passi per costruire la relazione tra i protagonisti, il film di Rohena Gera non solo riesce a evocare la tensione erotica che la commedia sentimentale di cassetta non si dà mai il tempo di lasciar affiorare (preferendo risolvere la cosa con facili e usurate metafore), ma rende anche l'idea di un percorso che è lontano dall'essere praticabile a passo di marcia e può avvenire solo per piccoli scarti, impercettibili disequilibri.
La trama appare esile, dunque, e la distanza breve, quanto quella tra due stanze di uno stesso corridoio, ma è un'illusione ottica, perché nel contesto di riferimento non si è che sulla soglia di quel tratto di cammino. Ben vengano, perciò, i film come questo, che aprono gentilmente la porta, come fa la cameriera protagonista: i loro tanti compromessi si perdonano più facilmente.
Non è colpa vostra. Presentato come una favola (l'amore vince le barriere sociali) vi siete ben guardate dal prendere un biglietto per Mumbay e verificare che lì il solo spazio lasciato al "sogno" è un soggiorno al Taj Mahal. Invece, si tratta di un appassionato inno alla donna. Non c'è un esercizio di seduzione, non una traccia di erotismo a cui pur [...] Vai alla recensione »
La giovane Ratna (Tillotama Shome) è rimasta vedova a 19 anni, i parenti del marito, spiegherà poi, non le avevano rivelato il fatto che l'uomo fosse malato. Rimasta vedova, Ratna non avrebbe più avuto una sua vita ma sarebbe diventata una specie di schiava costretta per il resto dei suoi giorni a vivere degli avanzi della famiglia del marito. Proprio per disfarsi di una bocca da sfamare in più a Ratna [...] Vai alla recensione »