| Titolo internazionale | Menocchio the Heretic |
| Anno | 2018 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia, Romania |
| Durata | 103 minuti |
| Regia di | Alberto Fasulo |
| Attori | Marcello Martini, Maurizio Fanin, Carlo Baldracchi, Nilla Patrizio, Emanuele Bertossi Agnese Fior, Mirko Artuso, Roberta Potrich, Giuseppe Scarfì, David Wilkinson, Roberto Dellai, Gino Segatti, Saverio Sculli. |
| Uscita | giovedì 8 novembre 2018 |
| Tag | Da vedere 2018 |
| Distribuzione | Nefertiti Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,36 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 7 agosto 2020
Per Domenico Scandella detto Menocchio, Dio e Natura sono la stessa cosa: è nella terra o tra gli alberi o ancora nel fuoco che si nasconde il divino. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Menocchio ha incassato 64,8 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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La straordinaria storia di Domenico Scandella detto Menocchio, mugnaio che alla fine del Cinquecento affrontò il tribunale della Santa Inquisizione difendendo le proprie teorie eretiche sulla natura di Dio e sulla Chiesa di Roma.
Le fiamme avviluppano i titoli di testa. E contraddistinguono da subito vita e morte di Domenico Scandella detto Menocchio. Le fiamme dell'inferno e del rogo purificatore, delle torce che servono a rischiarare i bui anfratti della cella in cui Menocchio viene rinchiuso.
Il fuoco, la terra e gli elementi della natura assurgono da subito a protagonisti nel film di Alberto Fasulo, assecondando il punto di vista di un mugnaio che lì trova Dio. Il motore invisibile di ogni cosa sembra essersi "nascosto" per la vergogna di aver creato l'uomo, ma gli uomini che lo rappresentano sono al contrario presenti e assai visibili. Dio è negli alberi, nel vento, nei miracoli quotidiani che nessuno sottolinea ma che sono tangibili, laddove i dogmi della Chiesa paiono puro artificio. Menocchio non accetta che Maria sia vergine o che il Paradiso sia quello che gli hanno raccontato. In particolare non crede a chi di questa fede approfitta, per una mera questione di potere. "Il Dio delle ricchezze è qui... Ma il Dio dei poveri, dov'è?".
L'elemento sociale e quello spirituale sono intrecciati e inscindibili, mettere in discussione l'uno significa sfidare l'altro. E pagarne le conseguenze. Il mugnaio lo sa, ma non arretra di un passo, con il cipiglio fiero delle rughe e dell'occhio glauco di Marcello Martini, attore per caso. L'aver individuato il volto del protagonista è solo uno dei miracoli di Alberto Fasulo, che in Menocchio muta ed eleva il proprio stile, rendendolo pittorico e materico.
Non a caso una delle sequenze più potenti del film è quella in cui il mugnaio posa il suo primo sguardo sugli affreschi dell'aula in cui sarà processato. Lì osserva l'autorappresentazione del potere, una successione di papi e re che sembrano imperturbabili di fronte all'affronto del mugnaio, anche loro a fianco dell'Inquisizione nell'unitario compattarsi del Potere. Da Augusto Tretti ad Alberto Fasulo il Potere ha mille volti ma è come se ne avesse uno solo, quando si tratta di difendere la propria autorità e il proprio privilegio.
Un cinema della sobrietà, virtù rara nel cinema italiano, che fa sua la lezione di Rossellini e Bresson ma che cerca di non strafare, di non sottolineare mai l'eccesso. Senza cedere al ricatto del sentimentalismo, o della comoda semplificazione. Le inquadrature sbilenche e i primi piani deformati seguono i turbamenti dell'animo di un uomo che non smette mai di interrogarsi sulle proprie credenze, laddove chi lo giudica vive di verità assolute e incontrovertibili. Cinema per non dimenticare da dove siamo venuti e dove potremmo tornare. Per non dimenticare il sangue versato da chi ha scelto di difendere la propria irriducibile diversità di pensiero.
Nel film prevale una visione estetizzante e iconografica della storia, con immagini scolpite come rappresentazioni gotiche di maniera e tempi lunghi, molto lunghi, ma non necessari, intesi forse a creare l'idea di un'età mitica e - per così dire - sacrale, e a riproporre quel tipo di narrazione delle antiche classi marginali sotto il velo della partecipazione solidale e quasi [...] Vai alla recensione »
Domenico Scandella detto Menocchio era un mugnaio autodidatta di un villaggio di Montereale Valcellina, in Friuli, che alla fine del Cinquecento venne messo sotto accusa dall'Inquisizione per le proprie idee eretiche. A renderlo celebre era stato, nel 1976, un libro di Carlo Ginzburg, Il formaggio e i vermi, dove si sottolineavano l'originalità e la forza della sua visione del mondo, che sembravano [...] Vai alla recensione »