| Titolo originale | Monolith |
| Anno | 2017 |
| Genere | Drammatico, Thriller, |
| Produzione | Italia, USA |
| Durata | 83 minuti |
| Regia di | Ivan Silvestrini |
| Attori | Katrina Bowden, Brandon W. Jones, Justine Wachsberger, Damon Dayoub, Andrea Ellsworth Sila Agavale, Demetrius Daniels, Jay Hayden, Katherine Kelly Lang, Krew Hodges, Nixon Hodges, Ashley Madekwe, Lauren McKnight, David H. Stevens. |
| Uscita | sabato 12 agosto 2017 |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| MYmonetro | 2,31 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 11 agosto 2017
Un'auto ipertecnologica, intelligente e inespugnabile che imprigiona al suo interno un bambino lasciando fuori la sua mamma, completamente sola nel deserto. Il film ha ottenuto 1 candidatura a David di Donatello, In Italia al Box Office Monolith ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 350 mila euro e 0 mila euro nel primo weekend.
Passaggio in TV
il film è stato trasmesso martedì 24 marzo 2026 ore 15,19 su SKYCINEMASUSPENSE
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CONSIGLIATO NÌ
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Sandra è una ex pop star che si è innamorata, è rimasta incinta e ha deciso di sacrificare la sua carriera alla famiglia. Ma il successo non è cosa che ci si lascia alla spalle facilmente, soprattutto se il compagno continua a frequentare quel mondo ricco di tentazioni. Dopo una brutta giornata, Sandra chiama un'amica ma finisce per litigare e si convince che il marito la tradisca così, nonostante abbia con sé un bambino di soli due anni circa, forte della sua auto super-corazzata e piena di comfort, decide di raggiungere a sorpresa il coniuge per scoprire la verità. Quando però prende una deviazione e investe un cervo, finisce per ritrovarsi chiusa fuori dall'impenetrabile vettura, mentre suo figlio è intrappolato all'interno, sotto il sole del deserto.
Gli ingredienti sono basilari, dall'istinto di sopravvivenza alla necessità di proteggere la prole, l'ostacolo invece è supertecnologico, prodotto dall'uomo ma in realtà del tutto alieno ai più umani bisogni.
C'è insomma tutto quello che serve a un buon B-Movie, purtroppo però non ne mancano nemmeno i difetti, dalla recitazione approssimativa alla scrittura con l'accetta di certi dialoghi e situazioni.
La disperazione della protagonista raramente risulta credibile e ancora meno convincente era la sua insicurezza iniziale tra situazioni risapute - l'incontro con un gruppo di minacciosi ragazzi presso un drugstore - e la paranoia per una possibile infedeltà. L'auto, che ha un'intelligenza artificiale di nome Lilith, è poi una severa guardiana, che non accetta debolezze come il bisogno di una sigaretta per distendere i nervi ma allo stesso tempo, nonostante sappia riconoscere il peso di un bambino, non sa applicare alcuna soluzione per tutelarlo neppure dal caldo estremo che pure i suoi sensori rilevano. È insomma la peggior auto possibile dove abbandonare proprio figlio: una fortezza ambulante da usare nelle zone più pericolose del mondo, piuttosto che sulle strade d'America.
Contro l'ottusità della vettura, che si fa presto silenziosa, Sandra dovrà combattere fino allo stremo delle forze e dimostrare a se stessa di essere una buona madre, disposta a tutto per il figlio. È come però se dovesse redimere la colpa di averlo messo in secondo piano, rispetto alle proprie insicurezze e ai propri comfort, e questo moralismo di fondo lascia un fastidioso retrogusto alla visione.
La staticità è poi problematica, perché appare presto piuttosto chiara seppur estrema la soluzione del problema, mentre i tentativi della donna non risultano particolarmente sensati, soprattutto quando decide di ricorrere al fuoco. Il suo supplizio fisico è poi relativo, visto che è comunque fornita di acqua e viene ferita solo negli ultimi minuti. A soffrire davvero è il bambino e infatti sono le sue inquadrature a essere angoscianti, ma ovviamente sarebbe stato sadico insistere sul dolore del piccolo.
A conti fatti la sola minaccia che affronta Sandra, a parte per un simbolico e poco presente cane nero, è l'assenza di civiltà mentre l'auto come silenzioso, inerte e disumano antagonista regge fino a un certo punto. I soli 80 minuti del film, che impiegano fin troppo per arrivare al dunque, con una premessa che in fondo non era così necessaria, incappano anche in una infelice sequenza onirica e risultano trascinati.
Non vorremmo però sembrare troppo severi: ci sono anche cose buone in Monolith, a partire dal design della vettura, curato da LRNZ, il disegnatore del fumetto sviluppato in parallelo al film e scritto da Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo. Naturalmente poi si apprezza il coraggio della Sergio Bonelli Editore di affrontare la sfida del grande schermo, oltretutto con un prodotto che si discosta dalle consuetudini del cinema italiano di oggi. Non ci si scrolla però di dosso la sensazione che bastasse poco per fare meglio, osando un po' di più, investendo un po' di più (il budget e dunque i giorni di ripresa sono stati il minimo indispensabile e Silvestrini ha fatto un mezzo miracolo) e facendo un casting migliore. Così com'è, Monolith rimane una sorta di vorrei ma non posso.
Probabilmente gli obiettivi di questo film erano molto ambiziosi. E anche le aspettative della vigilia lasciavano preconizzare per il suo protagonista, il SUV Monolith, un ruolo di primo piano nella hit delle movie-star a quattro ruote. Arrivando magari persino a conquistare un gradino alto sul podio a fianco della inquietante Plymouth Fury (Christine, la macchina infernale), scaturita dalla mente [...] Vai alla recensione »