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eugenio
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venerdì 26 febbraio 2016
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ricordare per non dimenticare
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La grande tragedia dell’Olocausto e ciò che ha causato nei sopravvissuti,pochi,dopo.
Nelle sale è uscito recentemente “Il figlio di Saul” spaccato tremendo di prigionieri ebrei costretti a diventare carnefici nei loro stessi compagni.
Il filone dell’Olocausto continua imperterrito a scuotere coscienze,come monito a sottolineare l’importanza storica della memoria, che deve essere preservata per evitare ancora una volta che l’uomo possa dimenticare quello scempio di carne umana che sono stati i totalitarismi.
Ed è proprio sulla memoria che il regista Altom Egoyan, canadese di origini armene, decide di scommetere nel suo ultimo film, “Remember”- “Ricordare” con al centro le vicende di due ottuagenari ebrei, scampati da Auschwitz, ritrovatisi in una casa di riposo, Max per grave malattia, ma lucido di mente (Martin Landau) e Zev, in buone condizioni fisiche ma affetto da demenza senile ( Christopher Plummer).
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La grande tragedia dell’Olocausto e ciò che ha causato nei sopravvissuti,pochi,dopo.
Nelle sale è uscito recentemente “Il figlio di Saul” spaccato tremendo di prigionieri ebrei costretti a diventare carnefici nei loro stessi compagni.
Il filone dell’Olocausto continua imperterrito a scuotere coscienze,come monito a sottolineare l’importanza storica della memoria, che deve essere preservata per evitare ancora una volta che l’uomo possa dimenticare quello scempio di carne umana che sono stati i totalitarismi.
Ed è proprio sulla memoria che il regista Altom Egoyan, canadese di origini armene, decide di scommetere nel suo ultimo film, “Remember”- “Ricordare” con al centro le vicende di due ottuagenari ebrei, scampati da Auschwitz, ritrovatisi in una casa di riposo, Max per grave malattia, ma lucido di mente (Martin Landau) e Zev, in buone condizioni fisiche ma affetto da demenza senile ( Christopher Plummer).
Accumunati dal desiderio di vendicarsi del nazista che ha sterminato le loro famiglie nel campo di concentramento di Auschiwtz e che ora si è rifugiato in America sotto falso nome, i due sfruttano le loro debolezze come punti di forza, la lucidità del primo contro il piano dettagliato, riportato precisamente su minute del secondo, Zev, su carta come simbolo di qualcosa che rimane,che resta.
Gli spostamenti di Zev alla ricerca dell’assassino hanno come filone appunto la memoria, quella affannosa, diretta, sottile membrana capace di assorbire ogni informazione ma che, arrivata al limite, si usura sfilettandosi in piccoli pezzi e rendendo la ricerca un continuo peregrinare per mezza America con treni, bus, e taxi, a volte accompagnato, altre no..
Difficile una sinossi di questa researche tutt’altro che nostalgica: l’obiettivo è la vita stessa, la marcia è scandita dal suono di una pistola così strana tra le sue tremolanti mani di Zev da sembrare innaturale. Una vita scossa da dei numeri tatuati sul braccio, un riscatto che giunge con l’amaro in bocca di un’identità precaria sfumata dagli spostamenti.
Zev viaggia, pare non concludere nulla. E’ nel bilico di questo dramma “in movimento” che raggiunge note raggelanti da thriller che l’uomo pare specchiarsi, nelle note di Wagner suonate al pianoforte, compositore da lui amato alla ricerca di quellOtto Wallisch che ha sterminato la famiglia.
Il volto scavato, la sofferenza di colui che ha visto la morte in faccia si specchia nell’immagine di Cristopher Plummer, attore veramente capace di tradurre in emozione un ruolo di superstite cucito “su misura” per lui. Accompagnato da un cast di tutto rispetto con Martin Landau (Max) e il sempre capace Bruno Ganz, Egoyan muove bene le sue scelte ma scegliendo volutamente la chiave thriller, dà adito a un tentativo di sorpresa che vuole scuotere fin troppo il pubblico ponendo l’accento a complicate scelte di carattere etico e morale.
Vedere per credere.
Pollice alto.
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rampante
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giovedì 10 novembre 2016
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una vendetta
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Una vendetta covata per settant'anni
Atom Egiyan è un regista canadese di origine armene, nel film Ararat affronta il genocidio degli Armeni, oggi in Remember, affronta un ben più ampio genocidio, quello degli Ebrei designato con il nome tremendo di Shoah e racconta una storia in cui sono presenti tra i personaggi ex deportati ed ex aguzzini.
Max ricoverato in una casa di riposo vicino a New York affida al coetaneo ebreo Zev, sopravvissuto all'Olocausto, una lettera contenente dettagliate istruzioni per stanare l'uomo che si nasconde in America facendosi chiamare Kurlander e che settant'anni prima aveva distrutto le loro vite e quella di molti altri.
Zev evade e si mette in caccia dell'aguzzino per vendicarsi.
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Una vendetta covata per settant'anni
Atom Egiyan è un regista canadese di origine armene, nel film Ararat affronta il genocidio degli Armeni, oggi in Remember, affronta un ben più ampio genocidio, quello degli Ebrei designato con il nome tremendo di Shoah e racconta una storia in cui sono presenti tra i personaggi ex deportati ed ex aguzzini.
Max ricoverato in una casa di riposo vicino a New York affida al coetaneo ebreo Zev, sopravvissuto all'Olocausto, una lettera contenente dettagliate istruzioni per stanare l'uomo che si nasconde in America facendosi chiamare Kurlander e che settant'anni prima aveva distrutto le loro vite e quella di molti altri.
Zev evade e si mette in caccia dell'aguzzino per vendicarsi.
Max che a suo tempo aveva collaborato con Wiesenthal a rintracciare i criminali nazisti nascosti sotto falsa identità con questo sofisticato piano di vendetta porta Zev a ritrovare il suo compagno aguzzino ed a scoprire chi era veramente lui.
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riccardo tavani
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venerdì 25 novembre 2016
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uno sparo oltre il buio dell'oblio
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La rimozione, l’oblio e la negazione sono situazioni interiori tanto vicine da conglomerarsi spesso in un unico blocco psicologico e mnemonico. Tale blocco può riguardare un singolo individuo come un’intera collettività. Da fatto privato si eleva a configurazione sociale, politica, a stratificazione storica. È il tema di questo film di Atom Egoyan, nel quale l’oblio assume le forme neurovegetative della semi demenza senile, assieme a quelle di un dovere interiorizzato nella sfera più magmatica del super-io.
Questa complessa forma psicologica e narrativa assume le sembianze di un personaggio: Zev Guttman. Ricoverato in una clinica per anziani negli Usa, una mattina si dilegua alla chetichella, per assolvere il compito assegnatogli da un altro vecchio paziente su sedia a rotelle: Max Zucker.
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La rimozione, l’oblio e la negazione sono situazioni interiori tanto vicine da conglomerarsi spesso in un unico blocco psicologico e mnemonico. Tale blocco può riguardare un singolo individuo come un’intera collettività. Da fatto privato si eleva a configurazione sociale, politica, a stratificazione storica. È il tema di questo film di Atom Egoyan, nel quale l’oblio assume le forme neurovegetative della semi demenza senile, assieme a quelle di un dovere interiorizzato nella sfera più magmatica del super-io.
Questa complessa forma psicologica e narrativa assume le sembianze di un personaggio: Zev Guttman. Ricoverato in una clinica per anziani negli Usa, una mattina si dilegua alla chetichella, per assolvere il compito assegnatogli da un altro vecchio paziente su sedia a rotelle: Max Zucker. Zev deve rintracciare e uccidere Rudy Kurlander, aguzzino nel campo di sterminio di Auschwitz, per vendicare le loro famiglie massacrate. Questo Kurlander vive da qualche parte in America, o forse in Canada.
In quella clinica di cura Zev ha visto da poco morire anche la moglie, cui era legatissimo. È rimasto solo. La sua semi demenza senile sembra più un vantaggio che un ostacolo per l’attuazione del piano che scrupolosamente ha predisposto l’amico, con il quale rimane sempre in contatto telefonico per ricevere nuove indicazioni o quieti ma indiscutibili ordini.
Scrupolosa è anche l’attenzione del regista anche ai minimi dettagli simbolici della storia, a cominciare dai nomi. Guttman, il cognome di Zev, significa in tedesco Buonuomo, ossia uno di noi, un tranquillo, anonimo uomo comune. Zucker, il cognome dell’amico in carrozzella, significa Zucchero. Max induce, ordina, ma senza violenza, in modo dolce, suadente, eppure irrefutabile. Alla base del cognome del vecchio nazista Kurlander, c’è la radice Kur, ossia cura, terapia, e Land o Länder, Terra, Terre. Come se la vera cura, guarigione per la demenza senile di Zev fosse il mettersi in viaggio per raggiungere la terra, il campo tanto simbolico quanto concreto ove ripristinare la giustizia per le atrocità commesse nei campi nazisti. L’affermare, il ripristinare la giustizia sulla Terra è d’altronde un archetipo che si esprime proprio come movimento del credo e del pensiero ebraici.
A proposito però di memoria: quale struttura narrativa fa riemergere questo film? Indubbiamente quella di This must be the place, di Paolo Sorrentino, con Sean Penn, del 2011. Anche lì abbiamo un protagonista particolare, una bizzarra maschera di rock star inglese che va in America: prima al funerale del padre, poi alla ricerca dell’aguzzino nazista che ha vessato e umiliato il padre in un campo di concentramento.
Così mentre l’incosciente ma non demente Cheyenne di Sorrentino viaggia per andare a mettersi a faccia a faccia con ciò che non conosce, lo Zev di Egoyan abbandona la casa, fugge, erra (nel senso dell’errore e dello spostarsi, dell’errare sulla terra) per tornare a ciò che ha voluto rimuovere, obliare, negare. Il peso nella coscienza di Cheyenne è rappresentato da un trolley da viaggio che il personaggio si trascina perennemente dietro; quello di Zev un semplice borsello a mano con dentro una pistola.
Una pistola che lui impugna con mano tremante ma il cui sparo denota improvviso e con eco sconvolgente, ben oltre la fine del viaggio e del film.
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lbavassano
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venerdì 2 dicembre 2016
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i torturati percorsi della memoria
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Sorta di versione crepuscolare di "This must be the place", anche nell'insistito particolare del "bagaglio a mano", vero coprotagonista. Film particolarmente dolente, ed aspro però, sulla memoria, sulla sua dimensione intimamente privata e sui suoi inestricabili risvolti pubblici, sulle pietose bugie del dimenticare e sul costantemente rinnovato dolore del ricordare. Rappresentazione impietosa del sentimento della vendetta, dei suoi lunghissimi, tortuosi e torturati, tempi. Magistrale interpretazione di Christopher Plummer e autentico colpo di scena finale, capace di gettare una luce assolutamente diversa sull'intera storia, sul suo senso globale e su ogni suo minimo dettaglio, di donarle ulteriore profondità.
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Sorta di versione crepuscolare di "This must be the place", anche nell'insistito particolare del "bagaglio a mano", vero coprotagonista. Film particolarmente dolente, ed aspro però, sulla memoria, sulla sua dimensione intimamente privata e sui suoi inestricabili risvolti pubblici, sulle pietose bugie del dimenticare e sul costantemente rinnovato dolore del ricordare. Rappresentazione impietosa del sentimento della vendetta, dei suoi lunghissimi, tortuosi e torturati, tempi. Magistrale interpretazione di Christopher Plummer e autentico colpo di scena finale, capace di gettare una luce assolutamente diversa sull'intera storia, sul suo senso globale e su ogni suo minimo dettaglio, di donarle ulteriore profondità. Film di cui è necessario non svelare nulla, ma solo provare a consigliarne la visione.
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elgatoloco
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venerdì 26 febbraio 2021
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film extra-ordinario
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"Remember"(ATom Egoyan, scritto da Benijamin August, 2015)è un fiklm assolutamentextraordinario, giò nel plot: un anziano, degente per"demenza senile"in una casa di riposo in Nordamerica, in quanto Ebreo tedesco di orgine, già detenuto ad Auschwitz, da cui è riuscito a fuggire(perdendovi la famiglia)viene incaricato da un altro degente, anch'egli Ebreo , di uccidere un criminale nazista, "Blockfu"hrer"nello steso lager; ma dvrà percorrere una lunga strada, tra USA e Canada, affrontando i guiai dell'età e dlela malattia(Altzheimer), trovando vari omonimi, fino alla terribile scoperta finale... Con il colpo di scena finale, che è il rovesciamento dialettico totale, Egoyan, sensibile e geniale autore canadese di origine chairamente armena, mostra -da Armeno, dunque storicamente.
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"Remember"(ATom Egoyan, scritto da Benijamin August, 2015)è un fiklm assolutamentextraordinario, giò nel plot: un anziano, degente per"demenza senile"in una casa di riposo in Nordamerica, in quanto Ebreo tedesco di orgine, già detenuto ad Auschwitz, da cui è riuscito a fuggire(perdendovi la famiglia)viene incaricato da un altro degente, anch'egli Ebreo , di uccidere un criminale nazista, "Blockfu"hrer"nello steso lager; ma dvrà percorrere una lunga strada, tra USA e Canada, affrontando i guiai dell'età e dlela malattia(Altzheimer), trovando vari omonimi, fino alla terribile scoperta finale... Con il colpo di scena finale, che è il rovesciamento dialettico totale, Egoyan, sensibile e geniale autore canadese di origine chairamente armena, mostra -da Armeno, dunque storicamente.ed essistenzialmen ete sensibile ai drammi storici , dell 'etnocidio e della Shoah-, su una sceneggiatura a dir poco geniale come l'astuzia della storia(un concetto che pervade la riflessione umana, da Machiavelli a Marx, passando per quella tappa fondamentale che è la dialettica hegelaina)possa giocare beffe terribilmente crudeli a chi crede di aver compreso in sé e interiorizzato tutto. Con uno stile mosso ma al tempo stesso attentissimo ai tempi drammaturgici, Egoyan ha creati un film veramente nuovo e originalissimo in tema di memoria(Remember, dove il lemma è semanticamente plurale-ambiguo, riferendosi sia al taccuino che all'anziano malato era stato scritto per"guidarlo"sia alla memoria storica nel suo complesso), nel quale, oltre allo straordinario protagonista, grandissimo interprete canadese Christopher Plummer(scomaprso, tra l'altro, appena tre settimane fa), Martin Landau,quale Max Rosenbaum, che lu guioda nella sua impresa, Dean Norris, fanatico agente americano ma figlio di un nazista"imcolpevole"di Aushwitz, a sua volta pià fanatico del padre, Bruno Ganz, altro omonimo del massacratore, Jurgen Prochnow, personaggio invece che si rivela colui che dà il"La"alla terribile scoperta che Zev, l'anziano incaricato della"missione"fa alla fine del suo viaggio"terreno", in una vera e propria sinfonia(e non a caso la componente musicale del film è notevole, non solo a livello di"presenza fisica"ma di reale sigoificanza, dove il protagonista, nononstante gli acciacchi condizionati dall'età, è ancora un provetto pianista.... El Gato
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carloalberto
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domenica 12 settembre 2021
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un viaggio per ritrovare sè stesso
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Un film sulla memoria e sulla responsabilità che nasce dalla memoria e senza la quale siamo tutti innocenti, ma non più uomini. Un drammatico, che prende le mosse da un fatto storico, la caccia ai criminali nazisti, iniziata nell’immediato dopoguerra e durata fino ai nostri giorni, costruito come un thriller avvincente, con tanto di colpo di scena finale, che ha come protagonista il vecchio leone dal ruggito ancora imponente, un anziano Christopher Plummer, nei panni di un sopravvissuto alla shoah, colpito da demenza senile, nel suo viaggio solitario sulle tracce di uno dei tanti boia di Auschwitz, colpevole di aver sterminato la sua famiglia. E’ un lungo viaggio alla ricerca di sé stesso.
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Un film sulla memoria e sulla responsabilità che nasce dalla memoria e senza la quale siamo tutti innocenti, ma non più uomini. Un drammatico, che prende le mosse da un fatto storico, la caccia ai criminali nazisti, iniziata nell’immediato dopoguerra e durata fino ai nostri giorni, costruito come un thriller avvincente, con tanto di colpo di scena finale, che ha come protagonista il vecchio leone dal ruggito ancora imponente, un anziano Christopher Plummer, nei panni di un sopravvissuto alla shoah, colpito da demenza senile, nel suo viaggio solitario sulle tracce di uno dei tanti boia di Auschwitz, colpevole di aver sterminato la sua famiglia. E’ un lungo viaggio alla ricerca di sé stesso. L’interpretazione di Plummer è magistrale, cattura l’attenzione dello spettatore e lo coinvolge nella storia creando un’empatia con il personaggio che dura fino alla penultima sequenza, quando la sorpresa finale disorienta il pubblico imponendo una ricostruzione a posteriori della vicenda vista da una nuova prospettiva. La bravura del cast, nel quale figurano, tra gli altri, attori del calibro di Bruno Ganz e di Martin Landau, sopperisce in parte alla impaginazione filmica, che, in molte inquadrature e sequenze, risulta quasi telefilmesca. Sorge, tuttavia, il dubbio che non sia una pecca di questo film, bensì lo stile cinematografico che contraddistingue Egoyan, in quanto già visto in The Captive, un discreto thriller dell’anno precedente.
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tommy86
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martedì 26 novembre 2024
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la memoria e la vendetta
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Rimasto da poco vedovo e malato di demenza senile, Zev decide di andare alla ricerca del carnefice della sua famiglia ad Auschwitz per vendicarsi. A guidarlo una lettera scritta da Max, suo compagno di prigionia e ritrovato nella casa di riposo in cui vive. Ma la caccia all’ex nazista si rivela essere molto complicata perché vi sono almeno quattro sospettati. Egoyan riflette sul tema della memoria macchiata dalla malattia, e quindi sul rischio di poter essere colpevolmente dimenticata, e sullo spirito di vendetta che non riesce ad attenuarsi nonostante il passare del tempo. Sorretto dalla bella sceneggiatura del debuttante Benjamin August, il film non ha bisogno di intuizioni estetiche o di montaggio (come ci aveva in passato abituato il regista), per riuscire a coinvolgere lo spettatore.
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Rimasto da poco vedovo e malato di demenza senile, Zev decide di andare alla ricerca del carnefice della sua famiglia ad Auschwitz per vendicarsi. A guidarlo una lettera scritta da Max, suo compagno di prigionia e ritrovato nella casa di riposo in cui vive. Ma la caccia all’ex nazista si rivela essere molto complicata perché vi sono almeno quattro sospettati. Egoyan riflette sul tema della memoria macchiata dalla malattia, e quindi sul rischio di poter essere colpevolmente dimenticata, e sullo spirito di vendetta che non riesce ad attenuarsi nonostante il passare del tempo. Sorretto dalla bella sceneggiatura del debuttante Benjamin August, il film non ha bisogno di intuizioni estetiche o di montaggio (come ci aveva in passato abituato il regista), per riuscire a coinvolgere lo spettatore. Ricco di suspence, anche grazie alla notevole musica di Mychael Danna che è perfetta nell’accompagnare i vari risvolti presenti nel film, “Remember” si trasforma in un inaspettato road movie tra America e Canada nella ricerca del carnefice tedesco, passando da momenti più commoventi (l’abbraccio con l’ebreo omossessuale) a quelli di denuncia su una mai sopita passione per svastiche e razzismi (l’incontro con il figlio di un ex nazista). Il regista armeno-canadese gira in maniera estremamente classica fino al sorprendente e significativo colpo di scena finale che riesce a ribaltare tutto, interrogandoci su chi siano i veri buoni e cattivi. Prova straordinaria da parte di Plummer, perfetto nell’interpretare anche con il solo sguardo tutta l’incertezza e insicurezza del suo personaggio. Estremamente efficace nel mostrare la facilità di poter possedere un’arma da fuoco negli Stati Uniti, la scena in cui l’anziano Zev acquista la pistola.
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alfredyk
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domenica 28 febbraio 2016
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faccia a faccia con la verità
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Zev ( Christopher Plummer ) ormai 90enne, soggiorna presso una casa di riposo per anziani. Affetto da demenza senile, tende a dimenticare dopo ogni risveglio ciò che accade intorno a lui. Sono passati 7 giorni da quando sua moglie Ruth è morta e la storia inizia proprio dall'ultimo giorno del rito della Shivah, il lutto ebraico, che si celebra per onorare i defunti. Successivamente Zev verrà avvicinato da un altro ospite, Max ( Martin Landau ) suo coetaneo, invalido e senza l'uso delle gambe, il quale gli ricorderà di quanto abbiano sofferto insieme l'orrore di Auschwitz e della promessa che si erano scambiati di vendicare lo sterminio delle loro famiglie. Per questo motivo Max consegnerà a Zev una busta contenente le istruzioni dettagliate attraverso le quali raggiungere e uccidere il criminale Nazista, comandante del campo di sterminio, ancora in vita dopo tanti anni.
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Zev ( Christopher Plummer ) ormai 90enne, soggiorna presso una casa di riposo per anziani. Affetto da demenza senile, tende a dimenticare dopo ogni risveglio ciò che accade intorno a lui. Sono passati 7 giorni da quando sua moglie Ruth è morta e la storia inizia proprio dall'ultimo giorno del rito della Shivah, il lutto ebraico, che si celebra per onorare i defunti. Successivamente Zev verrà avvicinato da un altro ospite, Max ( Martin Landau ) suo coetaneo, invalido e senza l'uso delle gambe, il quale gli ricorderà di quanto abbiano sofferto insieme l'orrore di Auschwitz e della promessa che si erano scambiati di vendicare lo sterminio delle loro famiglie. Per questo motivo Max consegnerà a Zev una busta contenente le istruzioni dettagliate attraverso le quali raggiungere e uccidere il criminale Nazista, comandante del campo di sterminio, ancora in vita dopo tanti anni.
Conoscevo poco il percorso artistico di Atom Egoyan, il che equivale a dire che di lui conoscevo " Il Dolce Domani ", film visto in un passato non troppo lontano per aver dimenticato il suo modo di fare cinema.
Remember è un film che si lascia guardare, ti accompagna per mano senza strappi e senza affanni attraverso il labirinto nel quale il personaggio di Zev si muove ed in questo percorso Egoyan ci condurrà alla scoperta della verità attraverso un confronto finale in cui ad emergere è la lucida follia di chi riesce a vivere nella menzogna, la consapevolezza che dura lo spazio di un istante e un passato che nessuna demenza senile potrà mai cancellare.
Bravissimo Christopher Plummer come sempre, ci offre un interpretazione molto intensa, sofferta e malgrado ciò non senza inaspettate ambiguità del suo personaggio.
Intrigante anche il ruolo di Martin Landau nella parte dello stratega Max, ex collaboratore del Centro Simon Wiesenthal, che userà Lev come strumento per mettere in pratica il suo proposito di vendetta.
Di più non si può dire, ma il film merita di essere visto.
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maurizio meres
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domenica 14 febbraio 2016
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la memoria e la vendetta
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Questo film che ritengo personalmente riuscito,esce fuori dai normali schemi di racconti di quello che fu il nazismo,in quanto la ricerca di chi è stato diventa un processo a se stesso,vittime della loro arroganza non fecero i conti con l'inesorabile decadenza psicofisica della vecchiaia.
Nella trama ci sono riferimenti inequivocabili di come i nazisti nel mondo camuffarono la loro identità,e come a tutt'oggi qualcuno riesce ancora a nascondersi,ma l'aspetto più inquietante riguarda la loro prole che pur non sapendo,o far finta di non sapere,sono riusciti attraverso una ricchezza insanguinata,ereditata dai loro padri,ad emergere nel mondo economico finanziario.
Nel film il figlio di Otto vive in una villa da sogno,lui non sa chi era il padre, addirittura tutta la famiglia di Otto è diventata anzi cresciuta con una fede Ebraica,quanti ancora e quanti ce ne saranno,forse calcolando i migliaia di nazisti scampati dai processi per crimini di guerra,sono diventati chissà di quale fede religiosa,occupando sicuramente cariche di rilievo,manovrando a loro piacimento la vita sociale.
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Questo film che ritengo personalmente riuscito,esce fuori dai normali schemi di racconti di quello che fu il nazismo,in quanto la ricerca di chi è stato diventa un processo a se stesso,vittime della loro arroganza non fecero i conti con l'inesorabile decadenza psicofisica della vecchiaia.
Nella trama ci sono riferimenti inequivocabili di come i nazisti nel mondo camuffarono la loro identità,e come a tutt'oggi qualcuno riesce ancora a nascondersi,ma l'aspetto più inquietante riguarda la loro prole che pur non sapendo,o far finta di non sapere,sono riusciti attraverso una ricchezza insanguinata,ereditata dai loro padri,ad emergere nel mondo economico finanziario.
Nel film il figlio di Otto vive in una villa da sogno,lui non sa chi era il padre, addirittura tutta la famiglia di Otto è diventata anzi cresciuta con una fede Ebraica,quanti ancora e quanti ce ne saranno,forse calcolando i migliaia di nazisti scampati dai processi per crimini di guerra,sono diventati chissà di quale fede religiosa,occupando sicuramente cariche di rilievo,manovrando a loro piacimento la vita sociale.
Film con una cadenza del racconto interessante il regista trasforma la ricerca in un thriller politico sociale,con un intreccio bellissimo ma tutto nella logica delle parti,alla fine del film ripensando a dei frammenti delle sequenze il quadro diventa chiarissimo cito solo una frase " un uomo prigioniero ad Auschwitz non può amare Wagner "
Attori tutti datati ma bravissimi,con il solito Plummer sempre più carismatico per questo genere di film.
Film sicuramente da vedere perché la storia non dimentica mai e giudica sempre attraverso il pensiero umano.
Quanti ancora massacri di massa sono nascosti,tanti, il nazismo seppur recente non fu nascosto o camuffato perché Hitler nella sua pazzia amava la storia e volle documentare tutto,ma quanti nei secoli passati non sono mai emersi,e quanti ancor oggi ce ne sono.
Inviato da iPad
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miguel angel tarditti
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domenica 21 febbraio 2016
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nazismo? memoria?...memoria!
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“Remember”film de Atom Egoyan
Producción de Canadá y Alemania 2015
Como funciona nuestra memoria? Porqué a veces nos traiciona y a veces nos instiga hasta la culpa? Porqué a veces es transparente y amiga y otras oscura y rebelde?
De eso nos habla la psicología, su ciencia especifica, que nos “recuerda” esa capacidad del cerebro de conservar informaciones a modo de recuerdos.
De eso también se ocupó Sigmund Freud cuando descubrió el inconsciente como forma de remoción. Memoria de cosas que duelen, que se niegan, o que tienen que ser sepultadas porque hablan de muertes que lastiman.
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“Remember”film de Atom Egoyan
Producción de Canadá y Alemania 2015
Como funciona nuestra memoria? Porqué a veces nos traiciona y a veces nos instiga hasta la culpa? Porqué a veces es transparente y amiga y otras oscura y rebelde?
De eso nos habla la psicología, su ciencia especifica, que nos “recuerda” esa capacidad del cerebro de conservar informaciones a modo de recuerdos.
De eso también se ocupó Sigmund Freud cuando descubrió el inconsciente como forma de remoción. Memoria de cosas que duelen, que se niegan, o que tienen que ser sepultadas porque hablan de muertes que lastiman.
Ausencias. O presencias. Agradables. O dolorosas. Tiempo. Memoria u olvido. Como un juego inmanejable que nos inquieta, que nos ayuda en el conocer, que nos ayuda a compartir, a ser felices, a orientarnos, a sufrir.
Este “Remember”, sufre de memoria, y la memoria recuerda un pasado, una historia de holocausto, pero con nubes que se interponen como placebo no buscado para no revivir el horror.
Egoyan produce un film que recuerda a Hitchcock, maestro del suspenso, suministra información de a poco, paso a paso, con un misterio seductor, y sumamente inquietante, como es el misterio de la ausencia de memoria provocada por la enfermedad senil.
Nos provoca además la desagradable presencia de la memoria del nazismo, que si bien va recordado va también olvidado por atroz.
Cristhopher Plummer y Bruno Ganz, en su inesperado final de thriller nos recordaran el otro misterio, el del actor que es quien no es, de la mágica capacidad de convencernos, que en medio de esa memoria de la que habla el film, estamos comprometidos nosotros también. Excelentes.
Es un juego ambiguo el del film, que nos propone la ausencia de la memoria y la presencia del recuerdo que la cancela.
Muy interesante. Atrapa. Recuerda que a veces nos resistimos a recordar, y entonces convocamos el olvido. El olvido, que nos provoca como diciendo “igual estoy en vos, en tus viseras, en tus sienes, en el numero que te grabaron en tu brazo allá en el horrendo Auschwitz. Porque soy tu historia, porque soy tu memoria”.
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