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Ultimo aggiornamento lunedì 13 novembre 2017
L'opera prima di Ritesh Batra racconta una storia d'amore "epistolare" nella Mumbai di oggi. Il film ha ottenuto 1 candidatura a BAFTA, In Italia al Box Office Lunchbox ha incassato 452 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Ila prepara tutti i giorni il pranzo al marito, lo impacchetta in una lunchbox e lo consegna a chi glielo porterà. Per un errore però il suo pacchetto comincia ad essere recapitato ad un'altra persona, Saajan. Visto che suo marito non si accorge di ricevere cibo preparato da un'altra donna e visto che ha cominciato a mandare biglietti dentro il pasto a Saajan (che risponde), Ila decide di continuare, scoprendo di più su un uomo che ha da tempo smesso di cercare qualcosa nella vita, e di converso scoprendo che forse è il momento anche per lei di cambiare qualcosa.
È un prodotto del TorinoFilmLab questo film indiano che attenua le componenti più esagerate di quella cinematografia, apparendo così più digeribile anche agli spettatori internazionali. Lontano dall'India d'esportazione delle cartoline che possono piacere solo agli stranieri ma anche lontano dal sentimentalismo zuccheroso e dall'ingenuità della Bollywood di grande incasso, Lunchbox è una commedia sentimentale che quanto a serietà e rigore potrebbe gareggiare con quelle europee (per non dire le americane).
Nonostante il tono leggero e le risate, quasi sempre scatenate con recitazione e messa in scena e raramente attraverso battute o gag fisiche, nei due personaggi protagonisti e nel loro atteggiamento nei confronti dell'occasione che il caso offre loro esiste un'austerità penetrante che non abbandona anche dopo la fine del film, un peso violento e silenzioso che è quello di un'entita invisibile ma sempre presente come la società.
Schiacciando tutto e tutti su sfondi densi e colmi di persone (gli uffici, come le strade, come i mezzi pubblici o i ristoranti) l'esordiente Ritesh Batra dice molto più con le immagini di quanto non faccia con le parole. La disillusione di Saajan, rimasto senza l'amore della sua vita, è una caratterizzazione che abbiamo visto molte volte eppure Irrfan Khan (attore molto noto al pubblico occidentale per le apparizioni in film come Spider-man, Il treno per il Darjeeling, The milionaire e Vita di Pi) gli dà vita con una misura ed un'economia d'espressioni che sfondano in pochi gesti il muro dell'incredulità e si accoppiano perfettamente al colore grigio dei luoghi che abita.
Che non siamo di fronte a una commediola di poco conto è evidente da subito, che lo spunto dei lunchbox (tradizione forte in India, assente in occidente) sia solo un pretesto è chiaro immediatamente. Ila e Saajan, nello scriversi consumano più della nascita di un sentimento o di un risveglio personale, raccontano il loro paese rinunciando ai fatti e passando direttamente al sepolto, al non detto e a quel misterioso ambito del pensiero che si situa tra allusione e allusione.
Concepito come un film di pura scrittura (delle situazioni, dei personaggi ma soprattutto delle epistole), Lunchbox stupisce per la sua capacità di avere anche una dimensione visiva potente e ragionata, per quanto abbia le idee chiare sul mondo che intende riprendere e per come sia in grado di farlo.
Lunchbox di Ritesh Batra Ogni giorno Ila (Nimrat Kaur), dopo aver mandato la figlia, carica di raccomandazioni e ammonimenti, verso il “moto-bus” che la conduce a scuola, prepara con pazienza e affetto seguendo i preziosi consigli della zia (Bharati Achrekar) il pranzo per il marito (Nakul Vaid). Vediamo il complicato tragitto compiuto dalla pila di cestelli di metallo, trasportati [...] Vai alla recensione »
Una donna bravissima in cucina, un portapranzi che arriva sul tavolo sbagliato, due persone che non si sarebbero mai conosciute altrimenti, una storia quasi d'amore anche se tutto passerà solo attraverso la parola. E il cibo che giorno per giorno scandisce questo incontro tra una moglie trascurata e un vedovo, abitanti in quartieri lontanissimi dell'immensa Mumbai.