La Plaga

Film 2013 | Documentario 85 min.

Titolo internazionaleThe Plague
Anno2013
GenereDocumentario
ProduzioneSpagna, Francia, Germania
Durata85 minuti
Regia diNeus Ballús
AttoriRosemarie Abella, Maribel Martí, Raül Molist, Maria Ros, Iurie Timbur Isidre Molist, Agustina Sanz, Arnau Molist, Laia Molist, Maria Molist, Andrei Poporet, Juan Carlos Ramos, Ayrapet Apikyan, Ruslan Aliev, Òscar Parra (II), Victor Ferrándiz, David Martín (III), Erik Parra, Daniel Macias, Sergio Jabalera, Francisco Cortés (II), Tamerlan Gobaez, Leonardo Quintero, Francisco Artacho, Francisco Domínguez, Miguel González (III), Luis Romero, Clara Oller, Joanne Valdez, Salomé Abella, Miguel Ángel Camarells, Yolanda Romero (II), Margarita Abella, Salvador Parro, Josep Maria Manobens, Carlos Sanz (II), Diego Garcia (III), Mercedes Ambrona, Ana del Amor, Felisa Almudévar, Vicenta Benavides, Juan Blasco, Rosa Caballé, Antònia Camí, Andreu Codina, Maria Cuní, Pastora Díaz, Domingo Domingo, Antonia Fructuoso, Carmen Gallego, Maria Garcia (II), Josefa Masoliver, Teresa Moltó, Antonia Muñoz, Pedro Muñoz, Remei Niubó, Sebastià Perera, Carmen Rabat, Josep Richarte, Angela Ortega-Rodriguez, Josefa Romero (II), Jesús Salvachúa, Antònia Salvadó, Maria Sánchez, Cristina Subirà, Maria Tebar, Francisco Torres, Pedro Torres, Carmen Villar, Concepción Villardelsaz, Trinidad Vilarrassa, Isabel Viso.
MYmonetro 2,75 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Neus Ballús. Un film con Rosemarie Abella, Maribel Martí, Raül Molist, Maria Ros, Iurie Timbur. Cast completo Titolo internazionale: The Plague. Genere Documentario - Spagna, Francia, Germania, 2013, durata 85 minuti. - MYmonetro 2,75 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 2 dicembre 2013

Attraverso protagonisti che non sono attori, Neus Ballús fa un'analisi della contemporanea crisi in Spagna. Il film ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards,

Consigliato sì!
2,75/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
Storie che si intrecciano nell'estate di Barcellona ma senza la forza necessaria ad animarle davvero.
Recensione di Gabriele Niola
venerdì 29 novembre 2013
Recensione di Gabriele Niola
venerdì 29 novembre 2013

Un lottatore di greco-romana che sembra non riuscire a diventare il campione che vorrebbe comincia a lavorare per un contandino. Una donna anziana viene ricoverata in un ospizio abbandonando le sue piante al calore estivo e trovando un'infermiera filippina che a sua volta sta imparando che questo lavoro, che le consente una vita impossibile nel suo paese di origine, comporta un investimento emotivo imprevisto e non facile da sostenere. Tutti sono uniti nell'estate torrida di Barcellona.
Il maggior pregio di La plaga è di dare alla sua storia (anzi, al suo intrecciarsi di diverse storie) una chiara connotazione climatica. Il caldo afoso dell'estate nella periferia di Barcellona, è qualcosa di tangibile, non sta solo negli annunci che escono da radio e televisione ma nelle magliette sudate appiccicate alle schiene, nelle piante distrutte dal caldo e nel tremore dell'aria. Come nel miglior cinema, l'aria che respirano i personaggi e l'atmosfera in cui sono inseriti ha un'importanza pari a quella delle strade in cui camminano.
In questo ambiente, che già climaticamente appare intollerabile, si muovono personaggi programmaticamente strani. Se l'anziana e la prostituta sono due topoi narrativi ineludibili, il wrestler e la filippina appaiono variazioni su un tema (l'assistente e lo sportivo) sufficientemente strambe da generare un interesse epidermico.
Perchè il problema di La plaga è proprio quello di non andare mai in profondità, di voler disegnare una situazione, prendendo dei momenti nelle vite di alcune persone (che ovviamente si intrecciano), senza però riuscire a dare una chiave di lettura forte. Si potrebbe facilmente argomentare che la mancanza di chiave di lettura sia una precisa scelta, ma anche ammettendo quest'idea rimane il fatto che tanto la trama generale quanto i singoli intrecci dei singoli tessuti sono privi della forza necessaria per vivere di vita propria.
La tesi di Neus Ballus è chiara: solitudine e isolamento nel più marginale dei contesti (la periferia di una grande città, in un paese occidentale fiaccato da anni di crisi economica). E l'impressione è che faccia di tutto per dimostrarla, vessando i propri personaggi senza che a questo corrisponda uno sguardo in grado di animare tali vessazioni infondendogli un senso più grande, valevole la visione.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 29 novembre 2013
Don Giuseppe

Sarebbe altamente condivisibile l'idea di raccontare attraverso un film la crisi economica attuale e la marginalità utilizzando i veri protagonisti delle storie raccontate. Ma, affinché l'idea si realizzi tramite un risultato esteticamente valido, sono necessarie alcune condizioni: 1 - che le storie siano appassionanti al punto di creare una sorta di empatia con gli [...] Vai alla recensione »

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