10 canoe

Film 2006 | Avventura 90 min.

Regia di Rolf De Heer, Peter Djigirr. Un film con Jamie Gulpilil, Crusoe Kurddal, Richard Birrinbirrin, Peter Minygululu, Frances Djulibing. Cast completo Titolo originale: Ten Canoes. Genere Avventura - Australia, 2006, durata 90 minuti. Uscita cinema giovedì 1 giugno 2006 - MYmonetro 2,54 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 6 dicembre 2017

Un gioco di scatole cinesi che inizia con un carrello aereo sulla palude australiana, attraversa foreste di alberi altissimi e terra fangosa, passando per specchi d'acqua coperti di ninfee su cui si riflette il cielo al tramonto. In Italia al Box Office 10 canoe ha incassato 33,1 mila euro .

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Consigliato nì!
2,54/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 2,54
PUBBLICO 3,08
CONSIGLIATO NÌ
Volutamente ripetitivo e ipnotico nella prima parte, un film che sancisce il bianco/nero a linguaggio dell'eternità.
Recensione di Francesca Felletti
Recensione di Francesca Felletti

Racconto del racconto di un racconto. Un gioco di scatole cinesi che inizia con un carrello aereo sulla palude australiana, attraversa foreste di alberi altissimi e terra fangosa, passando per specchi d'acqua coperti di ninfee su cui si riflette il cielo al tramonto. La voce narrante è quella di un aborigeno che si dice ormai parte delle infinite gocce d'acqua di quella palude, crogiuolo dei suoi antenati. Di passato in passato, la storia è quella di un suo avo che, mentre insegna al nipote l'arte di costruire canoe, gli tramanda le vicende della loro famiglia. Amori, passioni, gelosie, guerre, religioni e stregonerie.
Rolf de Heer, dopo il claustrofobico e psicologicamente scioccante Alexandra's Project's, torna al tema aborigeno di The Tracker . Volutamente ripetitivo e ipnotico nella prima parte, il film - giocato sull'antitesi colore e bianco/nero per indicare i passaggi temporali - culmina in un finale che racconta, con tutta la solennità di certi miti ancestrali, la morte del capotribù, e sancisce il bianco/nero a linguaggio dell'eternità.

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1° film australiano girato in uno dei dialetti aborigeni, lo Yolngu parlato nell'estremo Nord del continente dalla popolazione di Ramingining, vicino alla palude Arafura. La storia ne contiene un'altra, la prima ambientata in un lontano tempo tribale e la seconda in un remoto passato mitico. Parlano di un amore proibito, di stregoneria, di una donna scomparsa che viene data per rapita, di un'uccisione, di un rito di risarcimento, di una danza della morte, di una vendetta. Olandese emigrato bambino in Australia, R. de Heer ha scritto la sceneggiatura "con l'aiuto della popolazione di Ramingining" e ha diretto col canoista P. Djigirr che ha fatto anche da interprete con gli aborigeni dalla zona. A parte la difficoltà di penetrare in una cultura così remota e nella sua drammaturgia narrativa, non sembra che gli autori abbiano saputo trovare un giusto rapporto tra documentario etnografico e racconto mitico. La voce narrante (inglese in origine e doppiata in italiano) rallenta e appesantisce una narrazione di taglio analitico nella sua ingenuità. Coprodotto e distribuito da Fandango.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Nepoti
La Repubblica

Cantore solista dell'epopea degli aborigeni, questa volta Rolf de Heer (The Tracker) si è spinto oltre: con 10 canoe, co-prodotto dalla nostra Fandango, ha messo in scena una storia arcaica, concepita in collaborazione col popolo di Ramingining e interpretata esclusivamente da nativi australiani. Tanto ma tanto tempo fa, in un territorio del Nord dell'Australia.

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Sorprese d'estate, due: arriva dall'Australia il primo film al 99% aborigeno. Solo il regista Rolf De Heer è bianco (era suo The Tracker, bellissimo western "aussie" sul genocidio). Tutto il resto rielabora miti, leggende, racconti, usanze, credenze, morale, umorismo degli antipodi. Sissignori: gli aborigeni scherzano e ridono da matti, anche in questa movimentata parabola ambientata in tempi remotissimi [...] Vai alla recensione »

Antonio Angeli
Il Tempo

Andare a vedere il film Dieci canoe del visionario maestro olandese australianizzato De Heer è come un buon investimento in Borsa: all'inizio costa un po', ma poi tutto quello che si è speso viene restituito con gli interessi. Così, se si vuole godere appieno di questa pellicola si deve essere preparati. È necessario sapere che l'azione si svolge in una palude del nord dell'Australia, in epoca preistorica. [...] Vai alla recensione »

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Davanti a un film sugli aborigeni australiani, recitato dagli aborigeni australiani, siamo i primi a voler fuggire. Se ve lo consigliamo, fidatevi. Non è un documentario tipo National Geographic, fotografia smagliante e rianimazione bocca a bocca delle usanze tribali. Da tenere in vita per amore della diversità, o culto del pittoresco che obbliga i pastori a dormire all'addiaccio, così i turisti possono [...] Vai alla recensione »

Alessandra Levantesi
La Stampa

La lavorazione di un film d'azione pieno di effetti speciali sarà pure massacrante, ma anche girare una piccola pellicola a carattere antropologico può risultare un'avventura. Nel presentare nel Certain Regard di Cannes 2006 il suo 10 canoe, Rolf de Heer, talentoso cineasta olandese trasferitosi da tempo in Australia, ha parlato di tre mesi trascorsi a mollo negli acquitrini dell'Arafura (nella regione [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

Visto e disperso nella babele del recente festival di Cannes, 10 canoe è firmato da Rolf de Heer in cooperativa con la popolazione yolngu di Ramingining. La formula allude al ruolo cruciale riconosciuto al paese australiano della regione di Arnhem che ha fornito all'immigrato cineasta olandese soggetto, ambientazione e interpreti di una genuina favola tribale.

Raffaella Giancristofaro
Film Tv

David Gulpilil è un'icona del cinema australiano. L'attore aborigeno più presente nei film di registi bianchi. Il penultimo (prima dell'atteso The Proposition, scritto da Nick Cave) è stato The Tracker, proprio dell'olandese naturalizzato australiano De Heer; contestabile, ma mai convenzionale. Tra l'altro, con lui è nata l'attività produttiva di Fandango agli Antipodi (Bad Boy Bubby, nel '93).

Stefano Lusardi
Ciak

David Gulpilil, icona del cinema australiano, ha portato Rolf de Heer, il regista che l'ha diretto in The Tracker, a conoscere Ramingining, il paese dove abita, e la Palude di Arafura. Da quella visita è nato il primo film recitato nella lingua degli aborigeni e ispirato direttamente dalla popolazione della Palude. Il film è un racconto dentro il racconto, quello che il vecchio Minygululu narra al [...] Vai alla recensione »

Salvatore Trapani
Il Giornale

C'è un'atmosfera da documentario, ricca d'evasione e saggezza in Dieci canoe di Rolf Heer, prodotto da Domenico Procacci, nel Certain Regard. Heer è maestro nell'uso della suspense, qui come strumento di persuasione in una leggenda narrata da un vecchio a un giovane aborigeno. Mentre con altri otto uomini intagliano dieci canoe, per risalire un fiume, in cerca delle uova di un raro uccello.

Roberto Nepoti
La Repubblica

Scritto in collaborazione con i nativi aborigeni, racconta una storia arcaica che si svolge agli antipodi di Parigi, in un territorio a Nord dell’Australia. Una voce narrante commentale immagini. in bianco e nero. di un gruppo di cacciatori. Poiché il capo sa che il suo fratello minore è innamorato della più giovane delle sue mogli, gli narra una storia esemplare col -locata in un tempo ancora più [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

Rolf de Heer è capace di film imprevedibili. Al Festival di Cannes, sezione «Un certain regard», ha appena presentato Dieci canoe, ottenendo la menzione per l'originalità del suo lavoro. In effetti a pochi registi verrebbe in mente di raccontare una sorta di ratto di Elena ambientato fra gli aborigeni d'Australia, senza alcuna presenza dell'uomo bianco: si è visto il disastro economico cui è andato [...] Vai alla recensione »

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