| Anno | 2005 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | Emiliano Cribari |
| Attori | Erika Renai, Fabrizio Rizzolo, Cristina Fassio . |
| MYmonetro | 3,00 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Un regista ambizioso cerca di fare un film poetico con un cast di attori che non riesce a seguirlo nelle sue scelte.
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CONSIGLIATO SÌ
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Vito è un giovane regista siciliano trasferitosi a Firenze con l'ambizione di fare un film autobiografico da cui emergano i colori e i sapori della sua Sicilia ma anche le passioni, i sentimenti, gli amori di una piccola comunità, un paese alle porte della città. Tutto sembra andare per il meglio ma, a un certo punto la troupe si ribella al regista criticando la sua opera per mancanza di organicità, eccessiva frammentazione del linguaggio cinematografico, un'accozzaglia di battute da parrocchia. Vito, decide allora di interrompere le riprese e, dopo aver girato l'ultima scena si ripiega su se stesso, affonda nel proprio passato, fino al tragico epilogo.
Opera difficile questo Tuttotorna di Emiliano Cribari, giovane regista fiorentino al suo secondo lungometraggio dopo un recente passato come poeta. E di poesia è impregnato ogni singolo fotogramma di questo film, poesia nella scelta di un'inquadratura mai banale, poesia nell'uso della fotografia, una bilanciata miscela di colore e b/n, poesia come l'arte di produrre versi capaci di fondersi armonicamente con le immagini. È un film sulla memoria quello di Cribari, che rimanda a un'epoca che ormai vive solo nei nostri ricordi, quando in ogni casa c'era un solo telefono di colore grigio, sempre lo stesso uguale per tutti, e al posto del televisore c'era una radio di dimensioni enormi. Tutti oggetti che oggi si possono trovare alle fiere dell'antiquariato o nei racconti delle persone che li utilizzavano quotidianamente.
Quello era anche il tempo in cui la quotidianità era segnata da colori e sapori ormai scomparsi, in cui l'"immagine" che oggi ci assale quotidianamente era qualcosa di puro. È da qui che nasce il desiderio di Vito di diventare regista, dall'urgenza di ritrovare nella natura come nella vita la poesia letta sui libri, di arrivare a fare poesia con le immagini.
Tutto questo è purtroppo destinato a scontrarsi con la dura realtà, quella che Vito non riesce a decifrare, se non attraverso alcuni guizzi, metafore. Ripensando a un passato che vive solo nella sua memoria non riesce a raccontare il presente e, quando la troupe gli fa notare tutto ciò che non va nel suo film, comprende questa impossibilità d'interpretare la realtà attraverso l'uso di un linguaggio alto, poetico, ora comico ora drammatico.
Proprio attraverso il meccanismo del film nel film, del disvelamento della finzione scenica in quello che è il luogo principe della finzione, il palco di un teatro, Cribari riesce là dove Vito fallisce: a dare un'armonia, una compiutezza alla sua opera che per lunghi tratti sembra perdersi nel passato, riuscendo a creare un vero e proprio film di poesia. E alla fine tuttotorna.
Il film si chiude con un tristissimo ricordo di Vito, quel regista che voleva fare un film, ma che gli stessi attori gli hanno sempre osteggiato. Serpi in seno, macchiette frivole, che ostacolano lo sviluppo di un film poetico. E come in 8 e mezzo di Fellini, il film non si farà, poichè il regista, ( non se ne conosce appieno il motivo) morirà.