Il figlio di Frankenstein

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Il figlio del barone Frankenstein torna al castello in cui il padre dette vita al mostro, che non è morto, ed è tenuto nascosto da un servitore. Scopr...
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Fantafilm
cento anni di cinema di fantascienza

Anni dopo la morte del padre, Wolf Frankenstein, insieme alla moglie e al figlioletto, riprende possesso dell'antica dimora. Il suo ritorno è visto con apprensione dagli abitanti del paese tanto che l'ispettore Krogh lo ammonisce a non continuare i pericolosi esperimenti. Wolf, pur non avendone intenzione, è tuttavia spinto a seguire le orme paterne in seguito all'incontro con Ygor, enigmatico servitore sopravvissuto ad una impiccagione, che gli mostra, perfettamente conservato, il corpo esanime della creatura. Il giovane scienziato rimette in moto le macchine del laboratorio e restituisce la vita all'uomo artificiale, ma quando, più tardi, scopre che Ygor se ne serve per uccidere i membri della giuria che lo avevano condannato a morte, decide di distruggerlo. Sbarazzatosi di Ygor in una colluttazione, Frankenstein deve fronteggiare la collera della creatura che allo sciancato era affezionato. Lo affronta, dopo che gli ha rapito il figlio, e lo uccide facendolo precipitare nello zolfo bollente, proprio mentre stanno arrivando i paesani decisi a distruggere per sempre il laboratorio. Oltre che su Karloff, il film poggia su tre ottimi protagonisti: Basil Rathbone, l'aristocratico Wolf Frankenstein, in una parte inizialmente pensata per Peter Lorre e poi per Lugosi; Bela Lugosi, l'infido Ygor (figura non prevista nella prima sceneggiatura e aggiunta e ampliata per interessamento del regista stesso) che occhieggia sullo schermo con la testa innaturalmente piegata a simulare il collo spezzato; e Lionel Atwill, il sospettoso e guardingo ispettore Krogh. La sceneggiatura insiste particolarmente su quest'ultimo personaggio: Krogh ha il cruccio di non aver potuto partecipare alla guerra a causa del braccio mutilato - glielo spezzò, quando era bambino, il mostro infuriato -, e pone tutto il suo impegno a vigilare contro i pericoli che incombono sulla comunità. In una scena scritta ma poi non filmata l'ispettore avrebbe addirittura trovato riscatto alla sua menomazione partecipando eroicamente ad un'azione in prima linea... E' probabile che il personaggio di Atwill sia stato concepito in maniera tale da riflettere l'ansia degli americani nell'anno in cui la guerra scoppiava in Europa: la sua ferma convinzione che una minaccia pesa sulla tranquillità della gente è la stessa opinione che gran parte del mondo politico e della stampa ribadiva per preparare la nazione alle armi. Uscito quattro anni dopo La moglie di Frankenstein, il film prodotto e diretto da Rowland W. Lee segna il definitivo distacco dallo spirito che aveva animato il romanzo di Mary Wollstonecraft Shelley. Per la terza ed ultima volta, Boris Karloff incarna la creatura, ma a differenza delle due volte precedenti abbandona gli elementi patetici che ne avevano caratterizzato la disperata diversità ritraendo un mostro ottuso e violento. Il ritratto non è ancora del tutto privo di partecipazione e di calore umano - in una bella scena Karloff scorgendo inorridito la propria immagine riflessa in uno specchio tenta istintivamente di cancellarne i tratti -, ma ormai è concepito in maniera monocorde dando inizio ad uno stereotipo che un numero infinito di imitatori farà proprio. Le suggestive scenografie di Jack Otterson e la fotografia di George Robinson àncorano il film alle atmosfere espressionistiche, e il laboratorio è ancora una volta il luogo simbolico di una scienza impazzita e sacrilega. Il film - costato la notevole cifra di circa 417.000 dollari (secondo altre fonti 500.000 dollari rispetto ad un budget iniziale di 250.000) - fu dapprima girato a colori, ma le prime prove convinsero la produzione che il trucco di Jack Pierce ne risultava impoverito. Venne scelto quindi il bianco e nero e furono tagliate alcune scene già filmate (come parte di quelle con Dwight Frye nei panni di un villico isterico). L'annunciato seguito, mai realizzato, ma pubblicizzato nello stesso anno dalla Universal doveva intitolarsi "After Frankenstein". La musica evocativa composta da Frank Skinner sarà ripresa in Tower of London dello stesso anno e firmato dallo stesso regista. In Spagna il film è intitolato La sombra de Frankenstein, in Francia Le fils de Frankenstein.

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Il figlio di Frankenstein recensione dal dizionario Farinotti
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martedì 1 febbraio 2011 - Rudy Salvagnini

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di Ennio Flaiano

La cinematografia americana è piena di cicli, come del resto la letteratura classica. Il ciclo delle tre ragazze in gamba, quello di Jeannette MacDonald, del cavallo Tony (proprietario Tom Mix) sono però ben poca cosa confrontati alla straordinaria serie di avventure dell’attore Boris Karlof che, sugli schermi, può essere considerato l’Ulisse dell’Inverosimile. Specialista in truccature orripilanti, costui sta dedicando tutta la sua vita all’allevamento cinematografico di mostri-fantasma. Nel suo «genere» non hanno posto le storie semplici o che non s’ispirano comunque a un gusto denso, appiccicoso e macabro a ogni costo. »

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