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Due o tre cose che so di lei
Un film di Jean-Luc Godard.
Con Anny Duperey, Marina Vlady, Roger Montsoret, Jean Narboni
Titolo originale Deux ou trois choses que je sais d'elle.
Documentario,
durata 95 min.
- Francia 1966.
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“Lei” non è una donna. Non è Juliette Manson (M. Vlady) che si prostituisce a ore per integrare il bilancio domestico, ma la sua città, la regione parigina, l'intera società dei consumi che l'ha ridotta a oggetto. Come gli altri personaggi, d'altronde. “Lei” è la vita di oggi (nel '67, nell'87, nel 2007), la legge terribile dei grandi agglomerati urbani, la guerra del Vietnam, la morte della bellezza moderna, la circolazione delle idee, la Gestapo delle strutture (Da un “prossimamente” del film). Uno dei più agri film di Godard dove “il paesaggio diviene il vero volto delle cose...” (U. Casiraghi). Memorabile la sequenza della tazzina di caffè. |
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"la parigi di marx e della coca-cola"
giovedì 10 agosto 2006
di leonardo granatiero
Un film paradigmatico, che spiega a tutto tondo il Novecento. Godard mette a nudo la fragilità dell'esistenza umana fra consumismo e comunismo. Il cinema si propone per ciò che è: una selezione di scene montate: una scelta. E Marine Vlady/ Juliette Benson ci svela la natura del tempo in cui vive. Pensa alle sorti della guerra vietnamita; si sente confortata dal tepore d'una costosa pelliccia; e definisce la sua condizione esistenziale: la felicità arrivata improvvisa come la luce filtrata dalle continua » |
Godard e lei.....
martedì 20 ottobre 2009
di blondlucrezia
Immaginate che la verita' esista ma noi non la vediamo per via della nostra troppa routine della vita di citta' piena di svaghi,eccessi,e per certi aspetti monotonie illusorie che servono solo a depradare un nostro lato interiore.Se non riuscite abche solo lontanamente ad immaginare tali situazioni questo film forse puo' aprirvi una porta per riflettere sulla vita come non l'avete forse mai vista da questa prospettiva. Colui che ci guida in questa avventura e' un regista magistrale ovvero JEAN-LUC continua » |
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| Marina Vlady | |
| Sì, parlare come se si citassero delle verità. È il vecchio Brecht che diceva questo. Gli attori devono citare. | |
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| Roger Montsoret | |
| Non è il reale che noi pensiamo. È un fantasma del reale. | |
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| Marina Vlady | |
| Prima, quando sognavo, avevo l'impressione di essere aspirata da un grosso buco, di sparire in un grosso buco... Adesso, quando sogno, ho l'impressione di sparpagliarmi in mille pezzi... E prima, quando mi svegliavo, anche se il sogno era lungo, mi svegliavo tutta d'un colpo. Adesso, quando mi sveglio, ho paura che manchino dei pezzi. | |
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Altre frasi celebri del film Due o tre cose che so di lei
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DVD | Due o tre cose che so di leiUscita in DVD
Disponibile on line da giovedì 27 aprile 2006
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di Adelio Ferrero Cinema Nuovo
Il regista ha ripetuto spesso che il personaggio centrale del suo film non è la donna, come il titolo potrebbe far supporre, ma la città, Parigi, la "ristrutturazione" dei grandi quartieri popolari voluta dal governo gollista. E infatti uno dei motivi più pungenti e inquietanti del film è costituito dai ripetuti inserti di questa città sventrata, sconvolta, ricostruita da operai, tecnici, ingegneri che sembrano, e sono, gli esecutori di un piano programmato al vertice di una piramide i cui strati medi e inferiori vengono completamente esclusi dalle intenzioni e dalla logica di chi decide. » |
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