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La locanda della felicità
Un film di Zhang Yimou.
Con Zhao Benshan, Dong Jie, Dong Lihua, Fu Biao, Li Xuejian
Titolo originale Xingfu shiguang.
Commedia,
durata 95 min.
- Cina 2000.
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![]() Alla disperata ricerca della donna dei sogni
Pino Farinotti
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La storia di Zhao, cinese senza un soldo ma dalla fervida fantasia. Dire che non ha mai avuto fortuna nel lavoro è… scontato, pure in un nuovo contesto economico di quel paese dove comincia ad aver senso un concetto come “privato”. Ma lui non ha avuto fortuna nemmeno in amore, e questo vale anche in Cina. Attraverso una rubrica tipo “cuori solitari” crede di incontrare l’amore vero e per sempre. Lei è una ragazza timida, credula e…cieca. E questo aiuta un bugiardo come Zhao che cerca di vivere sopra le righe e chiede soldi a tutti. Fino a quando arriva la grande idea: trasformare un decrepito autobus in un locale, la locanda della felicità, appunto. La magia di Yimou, che ci aveva davvero incantati ai tempi di Lanterne rosse, è quasi del tutto sbiadita. Raccontare storie in costume, interpretare culture di tempi diversi, con la possibilità di tante licenze è più facile, in cinema, che rappresentare “normali” realtà di oggi. Anche perché il cinema occidentale il sentiero che percorre adesso il regista lo ha percorso… un mezzo secolo fa. Insomma, lo conosciamo. La Cina di oggi offre enormi possibilità di interesse e di discorso, ma non per il cinema. Non è facile “raschiare” la necessaria suggestione in quel contesto. |
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DVD | La locanda della felicitàUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 2 aprile 2003
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di Roberto Nepoti La Repubblica
Per conquistare una corpulenta vedova Zhao, operaio in pensione, si fa credere proprietario di un fiorente albergo. La donna è piuttosto rapace ed esige la somma di 50mila yuan come regalo di nozze. Le cose si complicano con l'ingesso in scena di Wu Ying, la figlioccia diciottenne della signora che chiede a Zhao di assumere la ragazza, cieca, come massaggiatrice nel suo hotel. Costretto a moltiplicare le menzogne, l'uomo crea una sala per massaggi in una fabbrica abbandonata della periferia, con l'aiuto di un gruppo di amici disoccupati e di un registratore che diffonde i rumori della città. » |
Un garbato Zhang Yimou intriso d’umorismo nero
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Ha ragione Roger Ebert, che nel recensire La locanda della felicità sul Chicago Tribune definisce Zhang Yimou "a something great chinese director", un grande a intermittenze. Nei tredici titoli firmati finora, in cui spiccano capolavori come Sorgo Rosso e Yu Dou, Lanterne rosse e La storia di Qiu Ju (Leone d'Oro a Venezia nel 1992), il 51enne maestro è trascorso dall'impegno sociale alla commedia, dal megaspettacolo al bozzetto neorealista; e allestendo in chiave di grandiosa cineseria la Turandot di Puccini per il Maggio Fiorentino ha confermato la sua qualità di geniale artigiano tuttofare. » |
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di Lietta Tornabuoni La Stampa
La locanda della felicità del titolo italiano è un vecchio autobus arredato come una garçonnière, sistemato su un prato spelacchiato, affittato a ore alle coppie che non hanno dove andare a fare l´amore, rimosso alla fine dai vigili con una gru e ondeggiante nell´aria. Intorno, la città cinese è una metropoli: luci splendenti, traffico, locali, periferie desolate, folla solitaria. Nella luce dell´estate si allineano piccole storie crudeli su una ragazza cieca, un padre dimentico, una matrigna cattiva, un ragazzino obeso prepotente, un pensionato povero e bugiardo, voracità, lavoro inventato, matrimoni combinati e scombinati. » |
di Silvio Danese Quotidiano.net
È stato già detto che Zhang Yimou è l'erede cinese del cinema neorealista italiano. Non deve neanche impegnarsi ad attualizzare, perché pesca da una realtà sociale affine (quella cinese è per certi versi ancora lontana dalla complessità della modernità) e perché ha la sensibilità e l'intelligenza di raccontare istinti semplici e debolezze universali. Questa è una conferma. C'è un pensionato di modesta estrazione, Zhao, che, innamorato di una donna ambiziosa a cui fa credere di essere un abbiente gestore di alberghi, deve accettare di prendere in custodia la figliastra cieca e farla lavorare come massaggiatrice in un hotel. » |
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