Odissea |
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Un film di Christopher Nolan.
Con Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson.
continua»
Titolo originale The Odyssey.
Avventura,
durata 172 min.
- USA, Gran Bretagna 2026.
- Universal Pictures
uscita giovedì 16 luglio 2026.
MYMONETRO
Odissea
valutazione media:
3,96
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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un uomo schiacciato dal senso di colpa
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| venerdì 17 luglio 2026 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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I cacciatori di polemiche andranno a nozze con l’Odissea secondo Nolan. Altro che elmi creativi e pigmentazioni non regolamentari. A voler essere pignoli le infrazioni, le invenzioni, le libertà sono innumerevoli, ma lasciamo i cacciatori di cavilli alle prese con le loro piccole fobie e diciamolo subito: la lettura che Christopher Nolan fa del poema omerico merita attenzione e rispetto.
Quello che in Omero diventa il resoconto di una pena di vivere, quella appunto di Odisseo che misura su se stesso la stanchezza per una lotta che sembra non dover mai finire, nella rilettura di Nolan diventa qualcosa di più
tragico, quasi epocale: non è più pena, ma quasi paura di vivere quella che blocca l’eroe,
schiacciato dal ricordo e dalla responsabilità della violenza che ha innescato per conquistare Troia: troppa
brutalità, troppa distruzione, troppi morti. Ed è per questo che nel film lo vediamo spesso fare i conti con il numero dei compagni scomparsi, costretto a scegliere se e chi sacrificare per permettere agli
altri di proseguire il loro viaggio. Le vite che ha fatto perdere sono un ricordo che non lo lascerà mai.
In questo modo l’Odissea di Nolan non è più il resoconto epico di un eroe costretto ad accettare la propria finitudine, ma il diario drammatico di un uomo sconfitto che deve fare i conti con il proprio fallimento.
Inevitabile che faccia di tutto per non tornare a casa perché a Itaca dovrebbe confrontarsi con le proprie responsabilità. Non solo di marito, di padre e di re, ma soprattutto di uomo.
Quel massacro (che lui ha innescato con lo stratagemma del cavallo) pesa sulla sua coscienza e se lo porta addosso
per tutto il film. Non solo come una sconfitta personale, ma come qualcosa di epocale, che segna la crisi di una civiltà, quella che obbediva alla legge di Zeus, simbolo di un mondo disposto ad accogliere chi bussava alla porta.
Una lettura molto lontana dalle classiche interpretazioni omeriche, ma che riconosce al poema la capacità di parlarci anche oggi.
Tutto è funzionale a restituirci un mondo buio, dove possono esistere solo il rimpianto e la disperazione e da cui vorrebbe tener lontano il figlio per evitargli il peso dei lutti che invece il padre si porta addosso (sono
molte le volte in cui i suoi compagni lo accusano di aver causato la morte di alcuni di loro, ben più che in Omero).
In fondo la storia poteva prestarsi anche al solito elogio del coming home, con la voglia di recuperare quella
tranquillità e quegli affetti che la vita ci toglie e la famiglia può restituirci.
Nolan invece ne ha fatto una riflessione cupissima e avvincente (volano le tre ore di durata) su un
mondo che non può cancellare il peso del dolore e della disperazione che proprio gli uomini hanno contribuito a diffondere e di cui non resta che contemplare le rovine. Fisiche e morali.
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