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Predator Badlands è la versione Marvel della saga di Predator.
È la versione fantasy, starwarsiana dell’universo di Predator. È la fotografia del momento preciso in cui un franchise viene disneizzato. Cercate dentro di voi, e ricorderete quella sensazione. L’abbiamo provata di recente con Star Wars, anche se lì è stato un processo più graduale.
Predator: Badlands è l’ennesimo franchise per tutti, che rispetta i valori, il tono e l’estetica del prodotto Disney standard.
L’arco caratteriale del Predator è quello che avete visto in mille film per ragazzi: prima è solo, testardo, misantropo. Poi scopre il valore dell’amicizia, manda all’aria il suo retaggio millenario e capisce che la famiglia non è quella di sangue, ma quella che ti costruisci tu strada facendo. È l’ossessione americana per la ricerca di legami significativi in una società che ti spinge alla competizione e ti rende solo e alienato. È anche praticamente la formula di Guardiani della Galassia.
Predator Badlands è un mix di live action e animazione in cui la bilancia pende decisamente dalla parte di quest’ultima.
Ok, ci sono dei personaggi in carne e ossa e, suppongo, qualche scenario naturale piazzato qua e là senza troppe modifiche in post, ma è veramente poca roba. E non mi sto lamentando, questo uso “realistico” della CGI mi affascina, è un linguaggio nuovo, a metà strada. Il problema è che da linguaggio avveniristico si sta trasformando rapidamente in standard stilistico senza guizzi.
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