| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Pietro Balla, Monica Repetto |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento sabato 6 settembre 2025
Lungo il Tevere, un cicloattivista norvegese traccia il Sentiero Pasolini, mentre una giovane contadina difende l'ultimo orto di famiglia dalla speculazione edilizia.
|
CONSIGLIATO SÌ
|
A Roma, tra campagne assediate dal cemento e rive del Tevere nascoste, i destini di Sven, un ciclo-attivista norvegese appassionato di Pasolini, Giulia, una giovane contadina che difende la sua terra dalla speculazione edilizia e Mario, un romano dal cuore d'oro, si intrecciano nella lotta per creare il Sentiero Pasolini lungo il fiume, da Roma al mare.
Un documentario militante che segue da vicino i suoi protagonisti senza paura di entrare molto nello specifico delle loro istanze.
«Sto impicciato forte forte», dice così un dirigente della Polizia di Roma Capitale rispondendo a una persona che lo chiama al telefono mentre lui sta sondando la possibilità dell'esecuzione di un'ordinanza di esproprio di fronte a un gruppo di cittadini inviperito. Un'annotazione marginale ma che, con l'uso di quella espressione molto romanesca, racconta un mondo e fornisce anche un'immediata 'geolocalizzazione' del film stesso. I registi Monica Repetto e Pietro Balla applicano ancora una volta, come nel precedente ThyssenKrupp Blues, il loro metodo di ascolto dei protagonisti e di osservazione della realtà non avendo paura di dedicare magari qualche prezioso minuto in più entrando nello specifico delle loro storie perché lo spettatore abbia tutti gli strumenti necessari per farsi un'opinione. Per far questo la coppia di registi pedina i suoi personaggi non indulgendo mai in riprese liriche o esteticamente patinate ma documentando la realtà.
Tevere Corsaro segue, da un lato, il sogno di alcuni ciclisti - con il testardo norvegese Sven in testa - di arrivare con le due ruote da Roma al mare di Ostia dove c'è il monumento sul luogo dell'assassinio di Pasolini - ecco spiegato il riferimento del titolo ai suoi "Scritti corsari" - scontrandosi con fondi privati che interrompono le strade ma le cui autorizzazioni si perdono nel dedalo degli enti che regolano la zona su cui insiste il bacino del Tevere e, dall'altro, Giulia e il padre Pietro che vivono nel loro casale con il loro appezzamento di terreno a rischio esproprio per un grosso progetto di edificazione perché solo loro due si sono opposti al consorzio.
La costruzione alternata delle due linee narrative mostra come l'idea di bene comune possa essere interpretata in maniera opposta dalle autorità, con le amministrazioni (regionale, provinciale, comunale) che non riescono a far rispettare un tracciato esistente per le biciclette mentre nell'altro caso intervengono in maniera celere e decisa per eseguire l'esproprio di parti di proprietà di una famiglia per costruire nuove unità immobiliari. Tevere Corsaro mette in scena un'utopia in cui dovrebbe essere il dialogo a costruire le basi del vivere civile mentre sono le carte bollate a regolare maldestramente le vite delle persone. Ma sappiamo bene che la realtà è un'altra e il film ne mostra tutte le contraddizioni mostrando come anche all'interno dei ciclo-attivisti ci siano litigi e incomprensioni.
Il film testimonia anche la forza di volontà della regista Monica Repetto nel riprendere in mano i materiali girati negli anni scorsi, dopo la morte, nel 2021, di Pietro Balla, suo compagno di vita e co-autore di tantissimi progetti. Lo fa senza stare a sottolinearlo nella convinzione che la lotta attraverso i loro lavori «durerà finché resisteremo noi».