| Anno | 2025 |
| Genere | Animazione, |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 112 minuti |
| Regia di | Mamoru Hosoda |
| Attori | Mana Ashida, Masaki Okada, Masachika Ichimura, Kôji Yakusho, Yuki Saitô . |
| Uscita | giovedì 19 febbraio 2026 |
| Distribuzione | Eagle Pictures |
| MYmonetro | 2,88 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 1 dicembre 2025
Una potente avventura animata che attraversa lo spazio e il tempo.
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel regno di Danimarca, sul finire del XVI°secolo, l'invidioso Claudio trama alle spalle di suo fratello, il re buono Amleto, per la conquista del trono e della regina Gertrude. Ingiustamente accusato di alto tradimento, Amleto viene mandato a morte sulla pubblica piazza sotto gli occhi dell'amata figlia Scarlet, che da quel momento non ha altro proposito che vendicarlo. La giovane principessa dà la caccia a Claudio fin nel limbo tra la vita e la morte, dove il perfido zio l'ha spedita con un tentativo di avvelenamento, e qui si allea con l'infermiere Hijiri, un uomo che viene dal presente e porta nel cuore un inconsueto desiderio di pace.
L'ottavo lungometraggio del maestro dell'animazione giapponese Mamoru Hosoda, co-fondatore dello studio CHIZU, è un viaggio epico e spirituale.
Un viaggio che conduce la protagonista del titolo dalla rabbia al perdono, ribaltando quello che principia a tutti gli effetti come un revenge movie in un accorato appello pacifista, che insiste sulla necessità di interrompere il ciclo dell'odio che da millenni trasforma la Terra in un cimitero e che oggi più che mai, in quella che dovrebbe essere l'era del progresso e della consapevolezza, continua ad accendere focolai di sofferenza e morte. Un'invocazione universale che si traduce in un film produttivamente molto ambizioso (la lavorazione è durata quattro anni e mezzo) e visivamente spettacolare, che merita la visione su grande schermo.
Nella terra di mezzo immaginata da Hosoda, la vita e la morte coesistono e il tempo non è un flusso lineare e unidirezionale ma un'esperienza fluida, in cui passato, presente e futuro possono sovrapporsi o manifestarsi simultaneamente, come suggeriscono alcune ipotesi della fisica contemporanea. Sotto un cielo che ha l'aspetto del mare e i cui provvidenziali fulmini rievocano il padre degli dei, "adunator di nembi e di tempeste", la principessa Scarlet, esperta spadaccina, procede vestita di stracci maschili lungo il deserto della propria conoscenza di sé, ossessionata dalla ricerca del significato delle ultime parole del padre ma incapace di guardare al di là dell'autoconvinzione.
Scarlet è ancora una volta una ragazza che "salta nel tempo" e unisce in sé Oriente e Occidente, tradizione e avanguardia tecnologica, apparenza romantica e gambe da videogioco picchiaduro. Tra sospiri e urla liberatorie (inconfondibili segni anagrafici), la sua femminilità inizialmente definita dai codici del fantasy (tra mitologia guerriera ed eleganza cortigiana) lascia progressivamente il posto a un'attitudine più libera, che coincide con la maturazione psicologica e l'accettazione del sentimento amoroso.
La fan fiction di matrice shakespeariana si mescola con echi disneyani (il Re Leone era già una rivisitazione esplicita della tragedia del principe di Elsinore, mentre l'ambientazione nordica delle scene nel castello di Elsinore fa pensare a Frozen), senza dimenticare le altre principesse del Sol levante, in un generale superamento delle divisioni grafiche e ideologiche che rispecchia il messaggio del film.
Scarlet, figlia del re Hamlet (siamo nel 16. secolo) assiste, impotente, all'ingiusta esecuzione del padre, accusato di tradimento dal fratello Claudius, avido del trono. Avvelenata dagli sgherri del nuovo re, la giovane si ritrova nella Terra dei Morti, dove, in vesti da guerriera, va alla ricerca dello zio Claudius per vendicarsi. Ma alla fine riuscirà, la nostra Amleto in versione femminile, [...] Vai alla recensione »
Mamoru Hosoda è uno dei maestri giapponesi dell'animazione che, pur partendo dalle orme di Miyazaki, è andato alla ricerca di uno stile suo personale realizzando storie animate di grande impatto visivo e forti di una storia originale come La ragazza che saltava nel tempo (2006), Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo (2012) e The Boy and the Beast (2015), tutti film realizzati dallo Studio Chizu [...] Vai alla recensione »
Lo spunto di partenza è la vendetta e la volontà di Mamoru Hosoda di costruire attorno al tema una storia dagli echi shakespeariani. Nel mezzo entrano poi anche le sue passioni per i paradossi temporali e le realtà parallele, al punto che la Scarlet del titolo è una principessa, morta nel tentativo di vendicare il padre detronizzato, che si ritrova in un limbo dove potrà (e dovrà) portare a compimento [...] Vai alla recensione »
Alla base di Scarlet di Mamoru Hosoda (Mirai, The Boy and the Beast, Summer Wars), dal punto di vista tecnico\artistico, è evidente nonché ampiamente dichiarata l'idea di ibridare alcune caratteristiche delle produzioni animate nipponiche, statunitensi ed europee. In tal senso, un passo più in là rispetto al precedente e già internazionale Belle. A farla breve, un melting pot che guarda ai character [...] Vai alla recensione »
Nonostante il supporto di una produzione mai così imponente, con Nippon Television, Sony, Toho e Columbia schierate al fianco dello Studio Chizu, fondato dal regista nel 2011, Hateshinaki Scarlet (Scarlet) riconferma purtroppo la parabola discendente di Hosoda Mamoru, il cui epiteto di papabile "nuovo Miyazaki" nell'era post-Ghibli suona ormai fuori luogo.
All'inizio Scarlet viene gettata nel regno de morti. Un incipit praticamente di genere, quello di Scarlet di Mamoru Hosoda, fuori concorso a Venezia 82: la ragazza precipita in un oltremondo, un'ipotesi di aldilà e le mani dei morti tentano di afferrarla "romerianamente" da una sorta di fiume infernale. In realtà non è l'inferno, quello postulato dal racconto di Hosoda, ma uno spazio liminare in cui [...] Vai alla recensione »
Tra le poetiche dei grandi maestri dell'animazione nipponica contemporanea, quella di Hosoda è senza dubbio la più apertamente cosmogonica. Nelle narrazioni del regista, la creazione ex novo di un mondo (stra)ordinario, composto da coordinate di segno talvolta contrario ai fenomeni che contraddistinguono la nostra realtà, permette sempre al regista di codificare i racconti alla stregua di macro-contenitori [...] Vai alla recensione »