| Titolo originale | O Último Azul |
| Titolo internazionale | The Blue Trail |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Brasile, Messico, Paesi Bassi, Cile |
| Durata | 85 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Gabriel Mascaro |
| Attori | Denise Weinberg, Rodrigo Santoro, Miriam Socarras, Adanilo Reis, Clarissa Pinheiro Erismar Fernandes Rodrigues, Isadora Gibson. |
| Uscita | giovedì 30 ottobre 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Officine Ubu |
| MYmonetro | 3,83 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 30 ottobre 2025
Una donna intraprende un viaggio di trasformazione e scoperta attraverso l'Amazzonia. Il film è stato premiato al Festival di Berlino, Il sentiero azzurro è 73° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 154,00 e registrato 25.901 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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In un Brasile del futuro prossimo, la parte più anziana della popolazione viene al tempo stesso celebrata e ostracizzata, in una serie di attività cerimoniali di facciata che nascondono un tentativo di controllo e di rimozione forzata dalla società. È il caso di Tereza, che come molti altri è costretta a smettere di lavorare finendo sotto la custodia della figlia, senza poter nemmeno comprare cose in autonomia. Ancora fieramente indipendente, la donna non vuole rassegnarsi a trascorrere il resto dei suoi giorni nell'inquietante "colonia" in cui la vorrebbe il governo, e con il sogno di volare a bordo di un aereo si incammina in un clandestino viaggio di scoperta.
Romanzo di formazione in cui la formazione non va di pari passo con la giovinezza, la quarta regia del talentuoso Gabriel Mascaro è la storia sinuosa di un viaggio attraverso il panorama mozzafiato dell'Amazzonia, dall'animo politico e resistente eppure ammorbidito da un tono umanista e psichedelico.
In Tereza (a cui dà vita una prova pugnace della veterana Denise Weinberg) c'è un personaggio centrale limpido nella sua ricerca: una donna che ha vissuto la vita con pragmatismo, macellando la carne di alligatore per anni e facendo ciò che le veniva richiesto di fare come brava cittadina e madre. Prima o poi arriva però un punto di rottura, perché nel registro distopico di Mascaro - appena accennato - Tereza vive in un Brasile governato da leggi draconiane per quanto riguarda la terza età, con gli anziani che vengono letteralmente presi per strada in furgoncini-prigione (un'immagine che cattura alla perfezione il tono da commedia mista al perturbante in cui si specializza il regista). Il gesto di ribellione al sistema autoritario e capitalista prende la forma di uno spiccare le ali, ma il desiderio di salire su un aereo per la prima volta vorrà dire ritrovarsi piuttosto sull'acqua.
Mascaro si era fatto conoscere con Neon Bull ormai quasi un decennio fa, ma il successivo Divino amor si era confermato con grande impatto visivo in una satira sensuale e religiosa della società brasiliana. Era il 2019 e il film, parlando di dittature evangeliche e populismo parossistico, apriva le porte senza saperlo (o forse sì) agli anni disgraziati di Bolsonaro. Un'epoca che si è chiusa con ovvi strascichi, eppure Mascaro intelligentemente non si ripete: data la premessa, ci si poteva attendere una simile, grottesca iperbole che applicava alla pensione e alla terza età la medesima struttura che il predecessore riservava all'istituzione del matrimonio.
Invece l'elemento distopico ne Il sentiero azzurro è una finta, una call to action che abbandona presto i binari predefiniti per farci scoprire un Mascaro più rilassato e sfumato. Non soltanto si lascia andare il gioco del monito sul futuro, ma forse si confondono anche presente e passato; libere da costrizioni, le avventure sul fiume di Tereza prendono una piega picaresca, fatta di incontri bizzarri, personaggi ambigui e sopra le righe, creature magiche e soprattutto degli effetti allucinatori della bava azzurra di una lumaca.
Il talento visivo del regista, che da sempre lavora su palette cromatiche decise e composizioni capaci di inchiodare lo sguardo, è ulteriormente incoraggiato alla sperimentazione dalla minor rigidità narrativa, muovendosi fluido tra lo stretto (dei pesci in un acquario) e l'ampio (i magistrali campi lunghi della rigogliosità amazzonica).
Come la stessa Tereza, il film diventa un meraviglioso campo d'incontro tra le creature d'aria e di acqua, mentre il regno terreno è popolato di un'umanità eterogenea, che ti aiuta e che ti frega, ma che è tutta in qualche modo in fuga dal sistema. In questa variopinta galleria, una menzione speciale la merita il barcaiolo di Rodrigo Santoro, disincantato signore del fiume a cui spetterà il compito di aprire le porte della percezione alla protagonista. È forse la prima volta che l'attore, dopo una vita trascorsa a sfruttare (e poi svilire) la sua bellezza come caratterista nel cinema di genere americano, trova in patria un ruolo che la sfuma e le dà un'identità nuova, a partire da quegli occhi memorabili che per primi iniettano le dominanti tonalità azzurre nel film.
Inno alla ribellione tanto contro i regimi autoritari quanto gli stereotipi sull'età, Il sentiero azzurro sceglie senza proclami la via di una resilienza intima, che ha a che fare con i desideri sopiti ma anche con la realtà prosaica del corpo e la sua scoperta. Mascaro però non è mai melenso e non idealizza nulla - nei suoi occhi smaliziati e tinti di blu si riflette una delle opere più interessanti e originali dell'anno.
Una lieve distopia ci aiuta a riflettere su come le convinzioni o le ideologie possano diventare la causa della soppressione della libera scelta e della libert? in se stessa. Il film ottimamente interpretato dalle due protagoniste ? un grido di libert? che non ha et? ne genere.
In un futuro prossimo, in una città industrializzata dell'Amazzonia, gli anziani vengono allontanati dalle proprie case e confinati in colonie del riposo, luoghi da cui nessuno fa ritorno. Tereza, settantasette anni, lavora ancora in un macello di coccodrilli: le sue mani sono lente ma precise, la mente lucida, il corpo ancora capace di ardere desiderio.
Da quando diventare vecchi è un onore?, si chiede stupita la settantasettenne Tereza, che vive in Amazzonia, allorché un'assistente sociale le adorna l'ingresso di casa con una simbolica corona d'alloro e le consegna una medaglia che la qualifica "patrimonio vivente dell'umanità". Nel Brasile del futuro, il governo ostenta attenzione verso la terza età, ma Tereza verifica sulla propria pelle che la [...] Vai alla recensione »
Nell'immediato futuro brasiliano una legge prevede il confino degli anziani in remote colonie per la massima produttività dei giovani, ma Tereza fugge tra i «sentieri azzurri» dell'Amazzonia inseguendo un sogno, ribellandosi alle imposizioni in nome della vita che vince la morte. È un viaggio iniziatico: di incontri, scoperte, visioni, speranze nella fotografia onirica del Rio, in cui è magico sentirsi [...] Vai alla recensione »
In un futuro non troppo lontano gli anziani, giudicati inutili, sono costretti a trasferirsi in remote colonie per lasciare spazio e lavoro ai più giovani. Tereza però non ci sta, sfida l'autorità e intraprende un solitario e avventuroso viaggio attraverso l'Amazzonia. Diretto dal brasiliano Gabriel Mascaro, II sentiero azzurro, Gran premio della giuria all'ultima Berlinale, è un film sul diritto di [...] Vai alla recensione »
Brasile: in un futuro prossimo le persone anziane sono considerate improduttive e vanno rinchiuse forzatamente nelle "colonie". Tereza è una donna indipendente e non ci sta; inizia così la sua fuga in Amazzonia dove, forse, troverà la libertà tra incontri bizzarri, personaggi ambigui, e gli effetti allucinatori della bava azzurra di una lumaca. II futuro si incrocia con il presente in un racconto fluido [...] Vai alla recensione »
Tereza (Denise Weinberg) è una donna di 77 anni che ha vissuto tutta la sua vita in una piccola città industrializzata nell'Amazzonia brasiliana, segnata dal ritmo delle fabbriche e dall'aria pesante del lavoro. Il Brasile di un futuro molto prossimo in cui vive sta organizzando soluzioni di finta celebrazione per gli anziani e i vecchi, relegandoli in alloggi isolati, comunità ristrette e marginali [...] Vai alla recensione »
Distopia brasiliana. Compi gli anni, sono troppi, lo Stato ti piglia e ti rinchiude nella Colonia. E una cosa bella, il premio per una lunga vita, dice il megafono: la garanzia di trascorrere sereni, accuditi, gli anni che restano. Di fatto, i vecchi perdono ogni libertà. I vecchi ricchi, la Colonia possono sfangarla. Tereza ricca non è, e però non ha alcuna intenzione di finire i suoi giorni lì dentro. [...] Vai alla recensione »
«Vecchio, ti chiameranno vecchio»: così cantava Renato Zero, qualche anno fa. Come a dire: non servi più a nulla, spalle al muro. Ma a tutto questo Tereza non vuole cedere. È una donna che non accetta di dover rinunciare alla propria autonomia, come non potersi comprare da sola un biglietto dell'autobus o di un aereo. Vive in un Brasile che sembra quello di Bolsonaro, calpestato dall'abuso di potere: [...] Vai alla recensione »
Il sentiero azzurro, Orso d'argento all'ultima Berlinale, è un film che si muove sul crinale che separa racconto distopico e fiaba iniziatica. È un'opera esplicitamente politica ma Gabriel Mascaro e il suo co-sceneggiatore Tiberio Azul sembrano consapevoli dei rischi che possono annidarsi in un soggetto che pende pericolosamente dalle parti della requisitoria a tesi e lo ibridano con suggestioni folkloriche [...] Vai alla recensione »
Avrebbe potuto chiamarsi "Apocalipse agora!", perché, come il capitano Willard risale il Mekong e scopre la propria vera natura e identità, così fa Tereza nella sua fuga lungo il Rio delle Amazzoni. Parliamo di Il sentiero azzurro di Gabriel Mascaro, presentato all'ultima Berlinale, dove ha vinto l'Orso d'argento - Gran premio della giuria (in sostanza la seconda statuetta più prestigiosa) e il Premio [...] Vai alla recensione »
Ci sono potenzialità sopite nel film di Gabriel Mascaro che con l'inusuale ed esteticamente ricercato Boi neon ci ha già abituati ad un cinema in cui la componente visionaria si adatta ad un realismo i cui confini con il fantastico diventano mobili, labili e variabili. Il cinema di Mascaro ricerca nelle radici della tradizione brasiliana un equilibrio tra fantasia e critica sociale, tra una inespressa [...] Vai alla recensione »
È indubbio che questo sia un buon momento per il cinema brasiliano. In attesa di capire se qualcuna delle tre nomination all'Oscar del film Io sono ancora qui andrà in porto, nel concorso del 75° Berlinale è stato presentato O Ultimo Azul, scritto e diretto da Gabriel Mascaro, per la seconda volta a Berlino dopo la sua apparizione nel 2019 con il film Divino Amor.
Divertente, ironico, bizzaro e grottesco. O último azul, il film di Gabriel Mascaro è la storia di un viaggio, di una fuga. Ha come protagonista Tereza, una donna che a 77 anni viene considerata dal governo ormai inutile al sistema produttivo del paese e destinata ad andare in una colonia, dove dovrebbe passare il suo tempo insieme ad altri vecchi come lei.
Come vengono considerate le persone non più giovanissime dalla società? Quanto è importante mantenere vivi i propri interessi e le proprie passioni per non lasciarsi completamente andare e prendersi tutto il meglio che la vita ha da offrire? Nel lungometraggio The Blue Trail (O ultimo Azul in originale), ultima fatica del regista brasiliano Gabriel Mascaro - presentato in anteprima mondiale in concorso [...] Vai alla recensione »