| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 107 minuti |
| Regia di | Alberto Rizzi |
| Attori | Mirko Artuso, Stefano Scherini, Diego Facciotti, María Canal, Gregorio Righetti Sara Putignano, Chiara Mascalzoni, Alessandro Apostoli. |
| Uscita | martedì 12 novembre 2024 |
| Distribuzione | Magenta Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,94 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
|
Ultimo aggiornamento lunedì 11 novembre 2024
Un dramma famigliare tra i Monti Lessini. Ispirato al romanzo "I fratelli Karamazov". In Italia al Box Office Squali ha incassato 27,7 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
I figli di Leone Camaso non potrebbero essere più diversi. Demetrio è un ex militare algido, prepotente e pieno di debiti; Ivan un instabile sportivo a fine carriera ossessionato dall'ex fidanzata che ha da poco deciso di lasciarlo; Alessio un prete determinato a redimere i peccati della sua famiglia, devoto a una Santa con cui comunica in sogno. Sveva, invece, è una giovane donna sofferente e ribelle, l'unica a essere rimasta con il padre, un uomo sadico e trasandato che la tratta più come una serva che come una figlia. Dopo molti anni di gradita lontananza, la disfunzionale famiglia Camaso si ritrova riunita sotto lo stesso tetto a casa dell'odiato padre Leone e i dissidi non tardano a riaffiorare.
Liberamente ispirato a "I fratelli Karamazov" di Fëdor Dostoevskij, Squali racconta le vicende surreali e grottesche di quattro fratellastri intenti a rimettere insieme i cocci di un'esistenza alla deriva. Uniti soltanto dall'odio verso un padre bugiardo e crudele, i protagonisti si muovono in una terra rurale onirica e sfumata, abitata da figure misteriose.
Presentato nella sezione "Alice nella città" alla Festa del Cinema di Roma, Squali reinterpreta il celebre romanzo di Dostoevskij spostando la storia sui Monti Lessini, tra le Prealpi italiane. Il secondo lungometraggio di Alberto Rizzi dopo la commedia Si muore solo da vivi (2020) fa della sua ambientazione un tratto affascinante e distintivo, che richiama gli spazi del western classico. Se infatti, come sostiene il regista, il western racconta della frontiera, allora anche Squali può in un certo senso essere considerato un western, dedicato all'indagine di quella terra di confine metaforica che è l'animo umano. Se poi si aggiunge il fatto che il Veneto, per via delle sue ampie praterie, viene spesso definito il "Texas di Italia", il paragone si fa più stringente.
Elemento inusuale e intrigante del film è il contrasto tra i suoi luoghi eterei, surreali e fuori dal tempo - incorniciati in evocativi campi lunghi e lunghissimi - e la cadenza marcatamente veneta dei personaggi. In uno spazio rurale sfumato e indefinito prendono infatti vita le vicende di protagonisti che sembrano al contempo fuori dalla realtà - con le loro caratteristiche marcate e funzionali - ma inseriti in un contesto ben preciso e delineato, costantemente evocato dal loro accento. L'opposizione tra universale e particolare diviene così ingrediente fondamentale di una narrazione che alla giustapposizione tra ciò che è discordante si richiama fin dal suo titolo, Squali. Ben lontana dalle profondità degli abissi, la ferocia tipica dei predatori marini prende così vita all'interno di un contesto montano, rurale e familiare, incastonato in inquadrature millimetriche e meticolose, che non sembrano lasciare nulla al caso.
Una simile attenzione per la composizione dell'immagine si concretizza in una fotografia dai colori freddi seducente e suggestiva, capace di restituire i toni cupi e le inquietudini che si nascondono nelle vicende narrate e nell'animo dei protagonisti. Ciò nonostante, la continua ricerca del punto di vista insolito, del movimento di macchina raffinato e citazionista rende molto evidente l'intervento della regia, che risulta talvolta invadente e artificiosa.
Una recitazione non sempre in linea con gli ambiziosi propositi perseguiti dal film e una narrazione a tratti caotica e dispersiva appesantiscono ulteriormente un lungometraggio dalle buone intuizioni, dal grande impatto visivo e dalla spiccata originalità, che trova forse la sua debolezza nell'eccessiva ricerca di complessità.
Dopo la commedia Si muore solo da vivi, Alberto Rizzi vira su un dramma rurale ispirato a I fratelli Karamazov di Dostoevskij, che si chiedeva: «Chi non desidera la morte del proprio padre?». In questo caso, quella di Leone, padre padrone custode di un patrimonio che cela ai suoi quattro figli: un soggetto teso e coinvolgente che consente momenti di ferocia dichiaratamente bellocchiana, in un film [...] Vai alla recensione »
Dopo la provincia meccanica degli anni '90, quella selvaggia, di frontiera, tutta pancia, istinto, come in Delta. Lì c'erano gli spazi attraversati dal Po, a fare da sfondo alla vicenda di Squali ci sono invece i monti Lessini, ma la distanza tra i film è anche nei toni, nell'approccio, nei materiali. Squali prova a presentarsi come western, a cercare il genere tra le immagini ma di quei contesti gli [...] Vai alla recensione »
Presentato alla 22esima edizione di Alice nella Città (sezione Panorama Italia) dell'ultimo Festival del Cinema di Roma, Squali, opera seconda di Alberto Rizzi, per l'occasione anche sceneggiatore (in principio fu la commedia Si muove solo da vivi) è un cupo, chiaroscurale, (in parte) irredento dramma famigliare di frontiera, d'echi classici, d'impronta autoriale marcata, di tono grottesco, di ossatura [...] Vai alla recensione »