| Anno | 2024 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Spagna |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Paula Palacios |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 25 luglio 2025
L'insolito e complesso legame tra una regista e un giovane rifugiato somalo. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Goya,
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CONSIGLIATO SÌ
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Il quattordicenne Alì fugge dalla guerra in Somalia e viene internato in un carcere in Ucraina. Lì nel 2012 incontra Paula Palacio che gli offre il suo aiuto ed inizia, anche con la collaborazione alle riprese da parte del ragazzo, a raccontarne la vita sino al 2024.
Un'amicizia che resiste nonostante il non sempre facile rapporto tra due culture diverse.
È un documentario inusuale quello che la regista spagnola, alla sua seconda prova nel cinema non di finzione, ci propone. Perché ci mostra la trasformazione da adolescente a uomo di un rifugiato in cui entrambi i soggetti (Paula e Aìì) finiscono con il passare attraverso diverse modalità di rapporto. Se inizialmente è il ragazzo ed essere colui che ha bisogno di una guida in questa Europa non sempre accogliente, progressivamente prova a prendere le redini della relazione per poi ritrovarsi su un piano finalmente paritario sottolineato dalle riprese letteralmente in parallelo di Doha. Ciò che però può più interessare è il fatto che la narrazione evita il più possibile la retorica dell'europea cattiva e dell'africano buono addentrandosi invece nelle variabili che ogni essere umano in relazione può doversi trovare ad affrontare. Ecco allora, a titolo di esempio, che a un certo punto Alì inizia a chiedere denaro a Paula convinto com'è che lei stia arricchendosi utilizzando la sua immagine.
La parte però più complessa e curiosa è quella del trasferimento negli Stati Uniti islamofobi della prima presidenza Trump dove, comportandosi da bravo americano rispettoso dei valori made in USA, Alì ottiene la cittadinanza a e al contempo scatta in lui una misteriosa trasformazione. Non si radicalizza ma diventa comunque un musulmano osservante e questo farà sì che il suo rapporto con Paula sopravviva ma con nuove difficoltà. È in questo mutamento profondo che si può rinvenire il motivo particolare per la visione del film. La regista non ci impone nessun giudizio ma ci fa sorgere domande su quale possa e debba essere il livello di uno scambio culturale reciproco consentendo alle diverse culture di rispettare le proprie identità senza però farne dei totem a cui acriticamente obbedire.