| Titolo originale | Los destellos |
| Titolo internazionale | Glimmers |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Spagna |
| Durata | 101 minuti |
| Regia di | Pilar Palomero |
| Attori | Patricia López Arnaiz, Antonio de la Torre, Marina Guerola, Julián López Ramon Fontserè, Rubén Martínez. |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
|
|
Ultimo aggiornamento giovedì 4 dicembre 2025
Un film sulla fine della vita e la sua continuità, interpretato da una commovente Patricia López Arnaiz. Il film ha ottenuto 4 candidature a Goya,
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Isabel conduce una vita serena insieme al compagno Ignatio, insegnante di musica al liceo, e i due stanno restaurando un casale nella valle dell'Ebro per darlo in affitto. Quando la figlia di Isabel, Madalen, che studia ingegneria agraria a Valencia, torna per il fine settimana, entrambi vanno a prenderla alla stazione dei pullman e scoprono che la ragazza è tornata per accudire suo padre Ramòn, l'ex marito di Isabel, che è in fin di vita. Madalen chiede l'aiuto della madre e lei inizialmente è riluttante: la sua storia con Ramòn è chiusa da anni, e probabilmente non è finita bene. Ma a poco a poco la donna comincia ad occuparsi dell'ex, portandogli la spesa e svolgendo piccole commissioni per lui, in qualche misura rientrando nella sua vita col rischio di escludere Ignatio da questa ritrovata familiarità.
Glimmers è la terza regia della spagnola Pilar Palomero, che con il film di esordio Las ninas aveva vinto cinque premi Goya e con il successivo La maternal aveva portato la protagonista Carla Quilez a conquistare il titolo di Miglior attrice al Festival di San Sebastian.
Anche Glimmers ha partecipato in concorso a San Sebastian, e completa il trittico della regista e sceneggiatrice dedicato a dinamiche famigliari tenere e mai scontate. Basato sul racconto "Un corazon demasiado grande" dello scrittore iberico Eider Rodriguez, Glimmers è la storia di un accompagnamento verso la fine da parte di persone che, nonostante i loro reciproci allontanamenti, hanno conservato un senso profondo dei legami, ed è incentrato sul concetto di cura come manifestazione alta e nobile del genere umano.
Palomero si prende il tempo della narrazione, che corrisponde a quello rarefatto e dilatato di chi, andando incontro all'ultimo addio, accantona gli impegni quotidiani e lascia spazio all'evolversi naturale delle cose. E alla base della dedizione generosa di Isabel c'è proprio un rapporto simbiotico con la natura: quella della campagna intorno al suo casale, ma anche quella incarnata dal cane Orso, anche lui sopravvissuto ad un nucleo famigliare disgregato.
L'affetto e la cura fra i protagonisti si manifestano soprattutto attraverso il tocco delle mani che accarezzano, stringono, accudiscono, quel tocco che risveglia i legami fra persone che si sono amate, anche se non condividono più la vita. La regista non teme i lunghi silenzi e privilegia i primi piani ravvicinati che svelano ogni sfumatura del percorso interiore dei suoi protagonisti. E le interpretazioni delle due protagoniste, l'intensa e magnetica Patricia López Arnaiz nei panni di Isabel e la giovane esordiente Marina Guerola in quelli di Madalen, cui fanno da pudico controcanto quelle di Antonio de la Torre (attore feticcio di Almodóvar) e Julián López in quelli d Ramòn e Ignatio, valgono decisamente la visione.
Isabel abbandona i rancori verso Ramòn per aiutarlo ad attraversare l'ultimo ponte, e accanto a entrambi c'è Madalen, anima gentile che sa dimostrare un attaccamento profondo verso il padre ma anche una grande delicatezza verso la madre. Il messaggio è che tutti abbiamo bisogno di attenzioni, anche chi assiste i malati, e anche chi è vicino a chi assiste i malati. Palomero affronta il tema della morte concentrandosi su ciò che rende la vita degna di essere vissuta: i rapporti umani, l'arte (Ramòn sognava di essere uno scrittore, e di fatto i suoi testi sono altamente poetici), la gentilezza, l'altruismo.
Glimmers ha un respiro ampio e paziente nel raccontare il percorso finale di una persona cui sta letteralmente mancando il respiro, e in modo scarno e privo di sentimentalismi riproduce i lenti movimenti del cuore che portano all'accettazione del presente, senza remore verso il passato e senza proiezioni future. Non è un film sulla morte ma sulla vita, con cui ci lascia serenamente riconciliati.