| Titolo originale | A Storm Foretold |
| Anno | 2023 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Danimarca |
| Durata | 101 minuti |
| Regia di | Christoffer Guldbrandsen |
| Attori | Christoffer Guldbrandsen, Roger Stone, Joe Biggs, Matt Gaetz, Alex Jones (II) Donald J. Trump. |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 15 settembre 2025
Un documentario su Roger Stone, un importante sostenitore e figura chiave del movimento MAGA di Trump.
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CONSIGLIATO SÌ
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Un ritratto di Roger Stone, consigliere politico di Donald Trump e tra le figure più importanti (e inquietanti) della prima presidenza del milionario americano. Il film, diretto da un regista danese in trasferta negli Stati Uniti, osserva Stone al lavoro, lo segue nei suoi appuntamenti, lo intervista, ne ricostruisce la controversa carriera politica, concentrandosi in particolare sugli eventi del clamoroso e criminale assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, del quale Stone è stato uno degli artefici. Chi è Stone? Un bugiardo, un pericoloso manipolatore, una vecchia volpe o un provocatore impunito?
Un documentario che osserva da una prospettiva europea una figura emblematica della politica americana, campione della post-verità che ha finito per sostituirsi a ogni forma di ragionamento politico.
«È un figlio di ..., ma è il nostro figlio di ...» è una frase considerata tipica della politica americana e nel corso del tempo attribuita a diversi presidenti (Roosevelt, Nixon) a proposito di ancora più numerosi dittatori che la più grande democrazia del mondo ha di volta in volta usato come alleati. Il male minore, insomma, per sconfiggere un male considerato maggiore.
Di fronte a un documentario come A Storm Foretold e al suo protagonista Roger Stone, consigliere di Donald Trump e voce del movimento Maga, viene da chiedersi se una delle ragioni per cui gli Stati Uniti ormai non sono più quello che erano un tempo non risieda nel fatto che i figli di ... della loro tradizione cinica e affaristica non siano più dittatori sudamericani o mediorientali (Somoza, Saddam Hussein), ma i loro stessi politici. O, peggio, quelle loro tipiche figure tra il politico, il comunicatore, il lobbysta e, per l'appunto, il pericoloso figlio di... di cui Stone - da alcuni «lo scarafaggio della politica americana» per altri un mero e semplice bugiardo seriale - è una sintesi spaventosa.
Nel film lo si capisce subito: spaparanzato su una poltrona, questo tipico americano dai capelli bianchi e l'aria da spaccone si accende un sigaro gigantesco e prima di offrirlo al suo interlocutore, il regista danese Christoffer Guldbrandsen, sospira teatralmente sfinito e dice: «È dura combattere contro il declino della nostra cultura».
Con o senza riscontro con la realtà, è evidentemente così che si considera questa nuova destra americana e mondiale, che come dimostra la stessa esperienza di Stone non ha paura di mentire, attaccare e condanna a prescindere (salvo poi farsi aiutare dagli amici quando finisce nei guai: nel 2019 Stone è stato arrestato per falsa testimonianza e ostacolo alla giustizia nei confronti dell'FBI, ma è stato poi graziato da Trump), ed è pure riuscita ad architettare un tentato colpo di stato, come quello 6 gennaio 2021, quando folle di sostenitori di Trump attaccarono e invasero nell'impunità generale il Parlamento americano il giorno dell'insediamento del presidente eletto Biden.
Dalla sua prospettiva di regista europeo mediamente colto e mediamente di sinistra, Guldbrandsen vuole conoscere Stone: lo filma, lo insegue, ne ricostruisce la vicenda politica con l'aiuto di materiale d'archivio e alla maniera di Herzog (troppo alla maniera di Herzog!) commenta il suo stesso lavoro mettendo in luce dubbi e paure.
E se il giudizio delle parole e dei pensieri nei confronti di Stone (arrogante, sbrigativo, aggressivo, più che una vecchia volpe un buffone travestito da lupo famelico), è chiaro, quello delle immagini è come al solito più ambiguo. Perché di fronte a un comunicatore come Stone, di fronte alla sua impudica capacità di mentire sapendo di farlo e alla sua abilità di adattarsi al contesto in cui si trova, il fatto stesso di stare di accendere una macchina da presa è già una sconfitta (o una vittoria, a seconda del fronte da cui la si guarda). E se in una trappola come questa ci è cascato pure Errol Morris nel suo film American Dharma, dedicato a un altro campione della "alt right" americana Steve Bannon (che di Trump è stato pure lui consigliere, ma meno fortunato), figuriamoci il pur volenteroso Guldbrandsen, che ha il piglio più del giornalista d'inchiesta che del documentarista.
A Storm Foretold, proprio in questi giorni in cui l'omicidio di Charlie Kirk ha portato a livelli di massima allerta l'ormai endemica polarizzazione della società americana, diventa così il ritratto in nero, più che di un uomo, di un intero sistema di pensiero e relazioni, senza però risolverne il mistero. E questo perché, in realtà, il segreto di questo nuovo potere è tutto nell'immagine che dà di sé, nella sua sfrontatezza e nella sua superficialità (vedere come Stone allarga le braccia e fa il segno della vittoria con entrambe le mani ogni volta che sale su un palco osannato dalla folla), ormai ben oltre i partiti politici e la politica stessa, e dentro un mondo in cui contano solo la finzione e il racconto più vero del falso (o più falso del vero - l'importante è confondere delle acque e farsi notare) della realtà.