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gaia
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venerdì 22 maggio 2026
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la tesi della sincerit?
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Come ci si redime? È la domanda al centro di questa storia, che esplora i temi della perdita e della colpa, dello sguardo e della possibilità di salvezza.
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Che The Whale abbia a che fare con Herman Melville – e che il film si intrecci in qualche modo con Moby Dick – lo si intuisce subito e viene confermato presto.
A pochi minuti dall’inizio, Charlie, il protagonista, credendo di star per morire, si fa leggere una tesina sul celebre romanzo – nell’equivalente della somministrazione del viatico – da un giovane missionario, che fortuitamente bussa alla sua porta proprio mentre la sua enorme figura fagocita il piacere di un atto autoerotico in un attacco ipertensivo.
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Come ci si redime? È la domanda al centro di questa storia, che esplora i temi della perdita e della colpa, dello sguardo e della possibilità di salvezza.
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Che The Whale abbia a che fare con Herman Melville – e che il film si intrecci in qualche modo con Moby Dick – lo si intuisce subito e viene confermato presto.
A pochi minuti dall’inizio, Charlie, il protagonista, credendo di star per morire, si fa leggere una tesina sul celebre romanzo – nell’equivalente della somministrazione del viatico – da un giovane missionario, che fortuitamente bussa alla sua porta proprio mentre la sua enorme figura fagocita il piacere di un atto autoerotico in un attacco ipertensivo.
La stessa tesina ritorna poco dopo quando il protagonista, trascinando il pesante corpo per le stanze traballanti come un vascello e spiaggiandolo infine sul letto, la recita a memoria come fosse l’atto di dolore della preghiera serale.
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Charlie è un professore universitario con una forma grave di obesità che, da qualche anno, vive recluso in casa, insegnando scrittura saggistica a distanza, da un laptop con la webcam spenta.
È stato segnato dalla perdita del compagno – morto suicida – e della figlia – che lui ha abbandonato e che l’ex moglie poi ha tenuto lontana – e col tempo il senso di colpa si è fatto vergogna incarnata nel corpo negletto e nella salute trascurata.
Ora si nasconde alla vista degli altri, non solo quella dei suoi studenti, ma anche quella del fattorino che quasi ogni sera gli consegna due pizze, e con il quale scambia parole gentili senza mai aprirgli la porta, come se sottrarsi al loro sguardo gli consentisse di rimandare il confronto con il proprio.
Eppure lui non ha niente dell’intellettuale altero chiuso nella torre d’avorio della sua conoscenza, né del misantropo scorbutico e antipatico. Anzi.
Non può che stringerci il cuore il suo “Mi dispiace” ripetuto più volte a Liz, l’amica infermiera nonché sorella del defunto compagno, l’unica persona ammessa nel rifugio del suo isolamento.
La donna lo guarda con comprensione e impotenza, mentre lo mette di fronte all’allarmante realtà delle sue condizioni di salute. Già gravata dalla morte del fratello depresso, si carica del peso della cura di Charlie, come a volersi liberare da quello della colpa.
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Nel corso della pellicola, vediamo tre spezzoni di lezioni del protagonista che, illustrando i capisaldi di un buon saggio, introducono gli assi argomentativi del film attraverso i personaggi di Thomas, il giovane missionario, Ellie, la figlia abbandonata, e Charlie stesso, ognuno dei quali rappresenta modi diversi di intendere la salvezza.
Thomas è un missionario diciottenne, misurato nelle parole e preparato sui contenuti, sempre attento a dire la cosa giusta (o a non dire quella sbagliata). Sembra aver internalizzato ciò che, nel prologo del film, con la classe Charlie evocava come scopo del suo corso: esprimersi in modo chiaro e persuasivo.
Il giovane sembra mosso dal desiderio di aiutare e di fare del bene, che però risponde più ad un suo bisogno che a quello delle persone cui si rivolge. Ignorando che a Charlie non interessa essere salvato, si lancia in appassionati discorsi su un testo che il protagonista rivela di aver già letto due volte e di cui dà un’interpretazione non in linea con quella della teologia cristiana.
Per quanto ben strutturate, il problema delle argomentazioni di Thomas è che non sono originali, ma rimasticate. Le citazioni di versetti biblici, interpretati secondo i dogmi della fede, restituiscono una salvezza pronta all’uso ma limitata e limitante: un dono calato dall’alto deresponsabilizza, costringe a silenziare parti di sé e soprattutto ad abdicare alla propria voce critica, producendo talvolta cortocircuiti morali.
Si scoprirà, infatti, che Thomas ha lasciato il gruppo missionario di cui faceva parte, rubando i soldi della cassa, perché deluso dal loro modo di intendere la missione. Soprattutto verrà a galla l’insincerità della sua postura, quando sarà costretto ad ammettere il disgusto che prova per il protagonista.
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All’opposto di Thomas c’è Ellie, diciassettenne ruvida e spigolosa, la figlia che Charlie ha abbandonato 9 anni prima e che ricontatta ora che la sua salute si sta rapidamente deteriorando.
La linea argomentativa che la ragazza rappresenta è introdotta dal secondo spezzone di lezione, in cui il protagonista chiarisce ai suoi studenti che una tesi ben strutturata e organizzata non vale niente, se non è basata su un’opinione originale e un’analisi veritiera.
Ellie, per l’appunto, non ha paura di prendere posizione, avvolgendo la sua vulnerabilità in strati di schiettezza oppositiva. Sfida Thomas con opinioni molto nette sulla religione e indirizza al padre parole dure e sprezzanti, che l’uomo incassa senza obiettare, in ammirazione della sua sincerità.
Attraverso il suo sguardo, cominciamo forse anche noi a disprezzare un po’ Charlie: proviamo rabbia per la sua passività, per la sua incapacità di alzarsi in piedi metaforicamente e non. Se prima le sue scuse erano in grado di muoverci a compassione, ora la sua autocommiserazione è benzina sul fuoco che sentiamo bruciare nel cuore della figlia abbandonata.
Quello di Ellie – che “non vuole essere aiutata” e fa ironicamente notare che per la religione sarebbero tutti “incapaci di salvare sé stessi” – sembra il manifesto di una salvezza da conquistarsi in questa vita con le proprie mani.
Così, anche l’aiuto che dà a Thomas, rimettendolo in contatto con la famiglia, è la dimostrazione che si può riscattare la propria sorte, sebbene implicitamente confermi l’impossibilità di riuscirci da soli.
Tuttavia, ciò che fa per il ragazzo non è diverso da quello che lui cercava di fare per Charlie. Entrambi esternalizzano il problema, cercano di aiutare qualcuno come vorrebbero essere aiutati loro, non ancora pronti, forse, a rivolgere quella compassione a loro stessi.
E qui si ravvisa il limite di entrambe le concezioni di salvezza: sono incomplete.
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“Queste incredibili cose sincere che avete scritto sono importanti” dice Charlie ai suoi studenti, dopo essersi mostrato sinceramente in webcam per la prima volta, congedandosi poi da loro con il lancio del laptop sul pavimento a guisa di un’ultima lezione.
La sincerità che Charlie chiede ai suoi studenti è quella che ritrova nella tesina su Moby Dick che, per tutto il film, ossessivamente legge, cita o recita a memoria e che inizialmente attribuiamo ad Alan – il compagno di Charlie e suo ex studente – e solo alla fine scopriamo essere un tema scritto da Ellie alle medie.
Il romanzo di Melville stesso offre sostegno alla storia quale rappresentazione della Letteratura come pratica di sincerità, ché forse i classici non forniscono risposte, ma di sicuro non limitano la possibilità di interrogarsi. In più, la figura di Charlie richiama l’essere gigantesco e vulnerabile oggetto delle proiezioni degli altri personaggi che cercano una forma di salvezza all’esterno.
Charlie è l’unico personaggio al centro dello sguardo degli altri ed è anche l’unico che rivolge lo sguardo all’interno. Non solo è consapevole del dispiacere di Liz, della repulsione di Thomas, della rabbia di Ellie, ma è consapevole anche del suo stesso disgusto, della sua vergogna, del suo senso di colpa.
Insiste così tanto sulla sincerità perché essa è una pratica che rende consapevole dello sguardo, innanzitutto del proprio. Ed è anzitutto il proprio, anche in forma di sguardo altrui interiorizzato, che imprigiona. Esserne consapevoli libera nella misura in cui consente di scegliere di cambiare modo di guardarsi e relazionarsi con sé stessi e con gli altri.
È questo il motivo per cui, sentendo sopraggiungere la fine, prega la figlia di leggere quel tema su Moby Dick, mentre tenta di alzarsi e andarle incontro. La sincerità di quel testo rivela l’autrice come la persona “meravigliosa” che forse lei stessa ha dimenticato di essere.
La scena finale è un ritorno circolare all’inizio in cui l’urgenza di quelle parole sincere vibra nel ritmo della voce, fino alla frase che si interrompe di nuovo nello stesso punto: “Questo libro mi ha fatto riflettere sulla mia vita e mi ha fatto sentire felice per la mia...”
Completandole da noi, possiamo immaginare che per Ellie quelle parole diventino un modo per riconoscersi: per ricordare di essere una persona che non si aggrappa alla rabbia, per ricordare di essere “incapace di non amare”.
Di fronte a lei, Charlie riesce a reggersi di nuovo sulle sue gambe. Si è confrontato con il suo sguardo.
Nel sorriso che si scambiano, si legge il senso della riconciliazione, con sé stessi e tra di loro.
La salvezza è interdipendente.
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frankc
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giovedì 19 marzo 2026
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per carit
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film strappalacrime sdolcinato oltremisura
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mitzcat
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giovedì 27 giugno 2024
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avevo troppe aspettative
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Come ho scritto nel titolo, avevo troppe aspettative prima della visione di questo film, e sono consapevole del fatto che la mia recensione va controcorrente rispetto a quelle pubblicate finora. I motivi per cui il film non mi è piaciuto, presi singolarmente sono banali, forse un pò stupidi, dettati dalla mia pignoleria, ma sommati tutti insieme hanno contribuito al giudizio negativo, non è un film che rivedrei e non lo consiglierei. Ora elenco questi motivi:
1) Ho noleggiato il film da Amazon Prime, e per una buona mezz'ora ho prima cercato di settare l'illuminazione dello schermo, poi ho pensato che forse il file scaricato era danneggiato e infine ho pensato di avere seri problemi di vista.
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Come ho scritto nel titolo, avevo troppe aspettative prima della visione di questo film, e sono consapevole del fatto che la mia recensione va controcorrente rispetto a quelle pubblicate finora. I motivi per cui il film non mi è piaciuto, presi singolarmente sono banali, forse un pò stupidi, dettati dalla mia pignoleria, ma sommati tutti insieme hanno contribuito al giudizio negativo, non è un film che rivedrei e non lo consiglierei. Ora elenco questi motivi:
1) Ho noleggiato il film da Amazon Prime, e per una buona mezz'ora ho prima cercato di settare l'illuminazione dello schermo, poi ho pensato che forse il file scaricato era danneggiato e infine ho pensato di avere seri problemi di vista. Solo dopo aver cercato il trailer dal pc ho appurato che il fatto di non vedere quasi nulla era una caratteristica del film, voluta dal regista, forse per accentuare l'atmosfera di cupa disperazione, che lo ha ambientato in un appartamento scarsamente illuminato... ho passato tutto il tempo a strizzare gli occhi cercando di mettere a fuoco almeno il viso degli attori, che in molte scene si intravede a malapena, ed è un peccato perchè si perde la mimica facciale che è fondamentale per la recitazione.
2) L' amica del protagonista è infermiera, da un lato assiste e cura il protagonista con molta competenza, lo sgrida e lo sprona a non lasciarsi andare, dall'altro però gli procura cibo spazzatura anche in punto di morte.
3) La figlia, tra tutti i personaggi irritanti del film, è la più insopportabile. Irrompe, dopo 8 anni di silenzio, nella casa del papà, con un atteggiamento estremamente aggressivo, con una cattiveria troppo estrema, esagerata, per quanto si possa giustificare con la giovane età, l'adolescenza, la ribellione, i traumi dell'infanzia. Infatti quando il padre le dice "sei meravigliosa, sei bellissima", hem, no, è una psicopatica crudele e totalmente priva di empatia.
4) Il protagonista è consapevole di avere pochi giorni di vita, e in quei pochi giorni deve avere a che fare con persone, tra la figlia, l'ex moglie, il missionario, che o lo insultano, o lo umiliano o lo prendono in giro. Nessun moto di ribellione, non un grammo di orgoglio, nulla che gli faccia dire qualcosa che vada oltre il chiedere scusa per colpe anche non sue. L'unico momento di comprensibilissimo scazzo lo si vede quasi alla fine, non spoilero nulla comunque non è rivolto a chi se lo merita davvero.
5) Le capacità investigative della figlia risulterebbero assurde anche in un film di James Bond.
6) La scena finale riscatta in piccola parte il film, e sottolineo "in piccola parte", perchè nulla è paragonabile alla struggente bellezza della scena finale di "Amour", di Haneke. Nulla.
7) Forse avrei dovuto aspettare un pò, prima di guardare questo film, perchè il giorno prima ho visto Perfect Days, che considero uno dei film più belli visti negli ultimi 10 anni, ed è come con i libri, leggo un libro-capolavoro che mi lascia il cuore gonfio di emozioni, e poi il libro successivo inevitabilmente mi delude.
Con il mio giudizio negativo non intendo sminuire la bravura di Brendan Fraser, immenso (sotto tutti i punti di vista).
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beatrice
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mercoledì 3 gennaio 2024
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ricerca di redenzione
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Film che lascia un velo di pesantezza sul cuore, dovuto all'apparente immobilità degli accadimenti e alla rinuncia dello spirito del protagonista Charlie. Tutto questo è reso bene dalla scenografia lenta e ambientata tutta nell'appartamento di quest'ultimo, dalla fotografia cupa, dai dialoghi prolissi e profondi, dai costumi spenti. Una cornice che simboleggia l'arresto della vita di Charlie. Ma in tutta questa paralisi, avvengono i cambiamenti più profondi. Charlie è un professore universitario di letteratura che lavora online da casa a causa della sua obesità. La videocamera è spenta, per non svelare il suo aspetto ai suoi studenti.
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Film che lascia un velo di pesantezza sul cuore, dovuto all'apparente immobilità degli accadimenti e alla rinuncia dello spirito del protagonista Charlie. Tutto questo è reso bene dalla scenografia lenta e ambientata tutta nell'appartamento di quest'ultimo, dalla fotografia cupa, dai dialoghi prolissi e profondi, dai costumi spenti. Una cornice che simboleggia l'arresto della vita di Charlie. Ma in tutta questa paralisi, avvengono i cambiamenti più profondi. Charlie è un professore universitario di letteratura che lavora online da casa a causa della sua obesità. La videocamera è spenta, per non svelare il suo aspetto ai suoi studenti. Così come le tapparelle e le tende di casa lo proteggono dagli sguardi del mondo esterno. Mondo di cui ha deciso di non fare più parte, accettando solo la presenza della sua amica infermiera che si occupa di lui. Charlie vuole rimanere nascosto nell'ombra di due fortezze: la sua casa e i chili di grasso che ha accumulato un po' alla volta, finendo per farlo diventare un obeso a rischio vita. Oltre a nascondere la sua immagine, nasconde anche i profondi sensi di colpa che si trascina da un passato in cui è venuto meno alle sue responsabili di padre, per abbracciare una relazione omosessuale con un suo studente. I deboli tentativi di mantenere i rapporti con la figlia hanno agevolato la madre nel riuscire a ostacolare il loro legame, portando Charlie a una vita rinunciataria. L'emozionante relazione d'amore con Allan, lascia spazio a un'altra grande ferita nella sua vita, dovuta alla morte di quest'ultimo. Una morte poco chiara, che sembrerebbe avere come mandante la chiesa di cui Allan faceva parte, ma dalla quale non era accettato proprio per il suo orientamento omosessuale. Qui si apre un'altra tematica importante quando arriva a bussare alla sua porta un finto missionario di questa chiesa, un ragazzo scappato di casa a seguito di un furto e in cerca di redenzione tramite la divulgazione del verbo di Dio. Il ragazzo è convinto di poter salvare Charlie dalla morte ormai certa a causa dell'obesità, inducendolo a rinunciare agli atti peccaminosi legati alla sua sessualità. Parallelamente, In tutto questo nascondersi e arrendersi, Charlie trova la spinta a contattare sua figlia Ellie nella speranza di ricucire il rapporto, convincendola a iniziare a frequentarsi in cambio di denaro e di un aiuto con i compiti. Ellie è un'adolescente arrabbiata, non accetta che il padre l'abbia abbandonata e ad ogni occasione gli scaglia addosso il suo dolore con tutta la forza possibile, nel tentativo di ferirlo almeno tanto quanto è stata ferita lei. Charlie comprende molto bene il suo atteggiamento e si dimostra amorevole e accogliente, sembra che attraverso la rabbia di Ellie stia cercando di espiare le sue colpe per meritarsi il perdono. Pur non potendosi muovere fisicamente, Charlie riesce con le sue parole calde e i suoi gesti gentili, a muovere l'energia di un rapporto che pareva essersi irreversibilmente congelato, trasformando la rabbia della figlia in ritrovata complicità. Le altre tematiche che contribuiscono a mantenere, nonostante il finale, questo senso di immobilità e rinuncia riguardano l'assicurazione sanitaria alla quale Charlie rinuncia per mettere tutti i soldi sul conto della figlia, e la tematica alimentare. Egli non cura le sue condizioni di salute e si nutre in modo insano. Si percepisce come voglia punirsi per essere sopravvissuto al compagno e per non aver adempiuto ai suoi doveri di padre. In questa scelta non si rende conto che il suo tentativo di redimersi priverà nuovamente sua figlia di un padre, stavolta senza possibilità di recupero.
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elisa
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venerdì 29 dicembre 2023
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estremamente commovente
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Sono rimasta incollata alla televisione per quasi due ore, con il cuore in preda alle emozioni più profonde.
Il protagonista è eccellente, ma l'intero film lo è e permette allo spettatore di toccare i più svariati temi dell'esistenza. Sono una donna che soffre di disturbi alimentari e, per la prima volta, ho visto, riflesso su uno schermo, la dignità della mia malattia e delle mie sofferenze. Un film da vedere, con il cuore...ho pianto e sono felice perché da tanto tempo non riuscivo a farlo...
S
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figliounico
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martedì 31 ottobre 2023
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un dramma familiare guastato dall'ossessione religiosa
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All’inizio sembra un episodio di Vite al limite questo The Whale di Aronofsky girato claustrofobicamente tutto in un anonimo appartamento di una piccola cittadina dell’Idaho. La cinepresa ruota intorno all’enorme massa centripeta del corpo del protagonista, un Brendam Fraser trasformato prosteticamente in un professore di letteratura online super obeso divoratore di pizze della catena Gambino. Fortunatamente il film prende quota anche grazie alla mirabolante interpretazione della ventunenne straordinaria Sadie Sink e per volute drammatiche sempre più ampie si innalza fino a toccare, nella scena madre finale, la grandezza toccante di una tragedia classica. C’è un che di artificiosamente elucubrato e di sentimentalmente barocco, presente già nell’opera omonima di Hunter, scritta per il teatro, da cui il film è tratto, perfettamente in linea con la visione artistica di Aronofsky, interessato all’opera per il tema religioso che deriva dalla sua formazione culturale ebraica e che ha ispirato gran parte della sua filmografia, dall’esordio in Pi greco - Il teorema del delirio fino a Noha e a Madre.
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All’inizio sembra un episodio di Vite al limite questo The Whale di Aronofsky girato claustrofobicamente tutto in un anonimo appartamento di una piccola cittadina dell’Idaho. La cinepresa ruota intorno all’enorme massa centripeta del corpo del protagonista, un Brendam Fraser trasformato prosteticamente in un professore di letteratura online super obeso divoratore di pizze della catena Gambino. Fortunatamente il film prende quota anche grazie alla mirabolante interpretazione della ventunenne straordinaria Sadie Sink e per volute drammatiche sempre più ampie si innalza fino a toccare, nella scena madre finale, la grandezza toccante di una tragedia classica. C’è un che di artificiosamente elucubrato e di sentimentalmente barocco, presente già nell’opera omonima di Hunter, scritta per il teatro, da cui il film è tratto, perfettamente in linea con la visione artistica di Aronofsky, interessato all’opera per il tema religioso che deriva dalla sua formazione culturale ebraica e che ha ispirato gran parte della sua filmografia, dall’esordio in Pi greco - Il teorema del delirio fino a Noha e a Madre. Sul nucleo moderno del dramma, incentrato sul rapporto tra un padre separato e la figlia adolescente, si affastellano temi sociali, religiosi e psicologici e, ad abundantiam, anche la storia parallela dell’omosessualità vissuta come peccato dal compagno del protagonista, fino a determinarne il suicidio, che appesantiscono il film fino a comprometterne quasi la riuscita, se non fosse che nella sequenza finale provvidamente Aronofsky ritorna sul rapporto padre figlia raggiungendo l’acme del pathos filmico nell’inquadratura del volto della ragazza immortalata nella smorfia dolorosa di un pianto a stento trattenuto mentre guarda il padre morente. Melville e la Balena bianca offrono soltanto lo spunto per il titolo del film e al di là della facile associazione di immagini tra il cetaceo e l’imponente mole del protagonista poco hanno a che fare con il tema centrale dell’opera e la sua profonda ispirazione religiosa visivamente rappresentata nell’assunzione in cielo finale del protagonista.
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felicity
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martedì 6 giugno 2023
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dramma pessimista, ma dolcissimo
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The Whale conserva alcuni dei tratti di scrittura archetipici di Aronofsky, ma ci fa un regalo immenso: lasciare spazio alle storia. A quella di Charlie, prima di tutto, di purezza e redenzione, a quella delle famiglie e del loro potere salvifico, e a quella di un regista che si avvicina allo spettatore come mai aveva fatto prima.
The Whale è un film ricchissimo di stratificazioni, pessimista, ma dolcissimo, e che si presta a innumerevoli livelli di lettura. È inoltre costruito su un discorso letterario di grande qualità e offre prove attoriali maiuscole. È certamente commovente e più che meritevole di esser visto e rivisto, eppure non è un film perfetto.
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The Whale conserva alcuni dei tratti di scrittura archetipici di Aronofsky, ma ci fa un regalo immenso: lasciare spazio alle storia. A quella di Charlie, prima di tutto, di purezza e redenzione, a quella delle famiglie e del loro potere salvifico, e a quella di un regista che si avvicina allo spettatore come mai aveva fatto prima.
The Whale è un film ricchissimo di stratificazioni, pessimista, ma dolcissimo, e che si presta a innumerevoli livelli di lettura. È inoltre costruito su un discorso letterario di grande qualità e offre prove attoriali maiuscole. È certamente commovente e più che meritevole di esser visto e rivisto, eppure non è un film perfetto.
The Whale non è un film perfetto perché innanzitutto è schiavo della forma teatrale, dalla quale lo sceneggiatore non riesce a distanziarsi con la necessaria elasticità e che al contempo relega Aronofsky a soluzioni registiche meritoriamente asciutte, ma anche poco ispirate. The Whale è un dramma asciutto e dolce sulle cose cattive che finiamo per farci l’un l’altro anche quando in realtà vorremmo tutti solo prenderci cura di chi amiamo. Un’opera perfettibile ma assolutamente da non perdere.
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piema
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martedì 25 aprile 2023
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non mi sembra un film perfetto
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Ottima interpretazione dell'attore protagonista indubbiamente, cosí come della figlia malvagia, ma qualcosa in questo film non mi convince. Direi che dall'arrivo della moglie nella casa prigione viene messa troppa carne al fuoco. Sembra ridursi tutto a una questione di soldi. L'ultima inquadratura con il finale surreale poi non mi è piaciuta affatto. Per me un film non perfetto
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stramonio70
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domenica 26 marzo 2023
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gran bel film
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Quest'anno molti degli Oscar (ben 7!) sono stati dati a vanvera e senza alcun criterio a un film idiota come "Everything everywhere all at once", meritatissimo invece l'Oscar come miglior attore protagonista a Brendan Fraser per questo "The whale". La storia è quella di un professore di letteratura gravemente obeso che impartisce lezioni on line ai suoi studenti senza mai farsi vedere (inventando la scusa di avere la webcam rotta). Il suo problema più grande però è rappresentato dalla figlia diciassettenne che non nutre per lui un grande rispetto, anzi... The Whale è una pellicola molto toccante ben scritta e ben interpretata da tutto il cast, con una fotografia volutamente grigia e sporca ed un formato video (il 4:3) scelto per dare maggior senso di claustrofobia al film che forse però poteva essere evitato.
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Quest'anno molti degli Oscar (ben 7!) sono stati dati a vanvera e senza alcun criterio a un film idiota come "Everything everywhere all at once", meritatissimo invece l'Oscar come miglior attore protagonista a Brendan Fraser per questo "The whale". La storia è quella di un professore di letteratura gravemente obeso che impartisce lezioni on line ai suoi studenti senza mai farsi vedere (inventando la scusa di avere la webcam rotta). Il suo problema più grande però è rappresentato dalla figlia diciassettenne che non nutre per lui un grande rispetto, anzi... The Whale è una pellicola molto toccante ben scritta e ben interpretata da tutto il cast, con una fotografia volutamente grigia e sporca ed un formato video (il 4:3) scelto per dare maggior senso di claustrofobia al film che forse però poteva essere evitato. Per me un gran bel film da sufficienza piena.
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luca scialo
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martedì 21 marzo 2023
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storia di un uomo che ha deciso di spiaggiarsi
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Charlie è un uomo obeso, che ha deciso di lasciarsi andare dopo il suicidio del suo compagno, Adam. Per il quale aveva lasciato la moglie e la figlia, Ellie, quando aveva solo 8 anni. Ad accudirlo solo Liz, una infermiera premurosa con lui. Non vuole farsi vedere da nessuno, né dagli studenti universitari con cui tiene un corso di scrittura in conference call con la webcam spenta, né dal ragazzo delle pizze. Al quale lascia i soldi nella cassetta della posta. Di tanto in tanto, a fargli visita è l'adepto di una religione, The New Life, che cerca di aiutarlo. Ma non manca anch'egli di avere i suoi altarini e i suoi problemi. Un giorno però decide di chiamare la figlia Ellie, per ricongiungersi con lei prima della morte che sente imminente.
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Charlie è un uomo obeso, che ha deciso di lasciarsi andare dopo il suicidio del suo compagno, Adam. Per il quale aveva lasciato la moglie e la figlia, Ellie, quando aveva solo 8 anni. Ad accudirlo solo Liz, una infermiera premurosa con lui. Non vuole farsi vedere da nessuno, né dagli studenti universitari con cui tiene un corso di scrittura in conference call con la webcam spenta, né dal ragazzo delle pizze. Al quale lascia i soldi nella cassetta della posta. Di tanto in tanto, a fargli visita è l'adepto di una religione, The New Life, che cerca di aiutarlo. Ma non manca anch'egli di avere i suoi altarini e i suoi problemi. Un giorno però decide di chiamare la figlia Ellie, per ricongiungersi con lei prima della morte che sente imminente. Ma Ellie è ostile nei suoi confronti e con il resto del mondo e il riavvicinamento sarà tutt'altro che facile. Dopo The wrestler, Darren Aronofsky riprende il tema dell'auto-distruzione, della solitudine, del difficile rapporto padre-figlia, col primo che cerca di ricongiungersi con la seconda. Sebbene però la storia si basi su una commovente sceneggiatura teatrale (di Samuel D. Hunter), non manca delle solite pecche "hollywoodiane", fatte di forzature patetiche e banalizzazioni. Nonché passaggi eccessivamente semplificati. Come quando, già all'inizio, decide di telefonare alla figlia che subito si presenta a casa. Senza un minimo di narrazione che precedesse il loro ritrovarsi, come invece accade in The Wrestler. Così come surreale si mostra il finale, quando sarebbe stato bello vedere Charlie immaginare quanto invece ci viene presentato come realmente accaduto. Come The wrestler ha rappresentato il riscatto del grande Mickey Rourke, dopo anni di oblio e problemi privati, così The whale ha riscattato Brendan Fraser, emarginato da Hollywood dopo un'accusa di molestie sessuali.
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