La Stranezza

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Un film di Roberto And˛. Con Toni Servillo, Salvo Ficarra, Valentino Picone, Giulia And˛.
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Commedia, Ratings: Kids+13, durata 103 min. - Italia 2022. - Medusa uscita giovedý 27 ottobre 2022. MYMONETRO La Stranezza * * * 1/2 - valutazione media: 3,92 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   
sbonfiglio lunedý 20 novembre 2023
la stranezza... di un capolovoro "sperduto"...
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Questo film Ŕ geniale.
Iniziamo dalle interpretazioni degli attori, che sono magistrali. Tutti.
Servillo, naturalmente, baciato dalla fortuna di assomigliare non poco a Pirandello in persona; Ficarra e Picone, incredibili teatranti-dilettanti; ma anche gli altri interpreti quali, ad esempio, la Tata di Pirandello, il Suggeritore, l'Impiegato comunale corrotto, i personaggi del pubblico, le prostitute del locale bordello.
La sceneggiatura vuole offrire (suggerire, direi) uno spunto per comprendere la fase pirandelliana del "teatro-nel-teatro" cui appartiene l'opra forse pi¨ famosa di Pirandello, "Sei personaggi in cerca d'autore".
Nelle opere di questo periodo Pirandello sovverte completamente i canoni teatrali, operando uno scambio osmotico tra palcoscenico e platea, tra realtÓ e finzione teatrale. [+]

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kronos mercoledý 7 giugno 2023
bell''omaggio a pirandello, non per tutti Valutazione 4 stelle su cinque
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Il miglior omaggio cinematografico a Pirandello è pure il miglior film della carriera di Andò: soggetto e sceneggiatura ingegnosi, interpreti ispirati, realizzazione curata nei minimi dettagli.
Per "contrappasso" è richiesta da parte del pubblico una minima conoscenza di 'sei personaggi in cerca d'autore' e, più in generale, dei percorsi sperimental-teatrali del drammaturgo siciliano, diversamente si rischiano noia e incomprensione.
Soddisfatti tali requisiti, non resta che applaudire.
 

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felicity martedý 6 giugno 2023
interpreti di spessore e bravura sorprendenti Valutazione 3 stelle su cinque
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La stranezza è un film suggestivo e sorprendente, capace di farci viaggiare nel tempo e nella storia del teatro fino a farci riappassionare all’odore del palcoscenico che sembra quasi di avvertire. Non solo a quello, blasonato, del Valle per la prima di Sei personaggi in cerca di autore (allora fu un disastro, oggi diventa la scena più emozionante, con Servillo misuratissimo nell’implosione delle lacrime di fallimento trattenute). Soprattutto al meraviglioso fetore degli improvvisati amatoriali, che ci credono, provano, si sacrificano, litigano, pur di mettere in scena la loro commedia che pesca profondamente nelle loro vite e le modifica. Influenzerà anche Pirandello. [+]

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gattoquatto martedý 14 febbraio 2023
troppo cerebrale e maledettamente noioso Valutazione 1 stelle su cinque
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Per quel che vale, ho fatto davvero fatica ad arrivare alla fine. E' difficile trasferire il teatro nel cinema, e questo film diventa sempre più lento e pesante man mano che l'invasione prende campo.
"Troppo cerebrale e maledettamente noioso" è il commento di due spettatori che lasciano il teatro in una scena del film e questo giudizio, involontariamente, sembra una sentenza che investe l'intero film (magari aggiungerei l'aggettivo velleitario).
Servillo cupo e monocorde. Ficarra e Picone rimangono Ficarra e Picone (perché sempre insieme, poi..?!). Trama insesistente e riferimento letterario appena scolastico.
Si può tranquillamente evitare. [+]

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lizzy martedý 14 febbraio 2023
non so... Valutazione 2 stelle su cinque
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Sono sicura di andare controcorrente, ma non ci ho visto quel gran capolavoro in quest'ultimo lavoro di Andò.
Anche qua, come nei "Fratelli De FIlippo". la fotografia è troppo pompata sul "sognante" e i colori risultano irreali anzichenò.
La ricostruzione, seppur metodica, dei "tempi che furono" risulta così fasulla, come il resto della recitazione.
Il "fasotutomi" Servillo ormai lo abbiam capito che dovremo sorbircelo in tutte le salse, ma forse quel prendersi troppo sul serio ultimamente sta stancando.
Quantomeno a me mi ha proprio pesato troppo: preferirei un improvviso ed inusitato ritorno di una nuova stagione del Jep internazionale (Gambardella) che non un nuovo lavoro con il Servillo di nuovo salito in cattedra a dimostrarci quanto è bravo. [+]

[+] pienamente daccordo (di gattoquatto )
[+] grazie (con correzione) (di lizzy)
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carlosantoni martedý 14 febbraio 2023
quel che sembra, quel che Ŕ. Valutazione 4 stelle su cinque
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È difficile imbattersi in un film nel quale non solo vi sia armonia tra forma e contenuto, dove cioè al bello corrisponda un’apprezzabile sostanza, cosicché l’opera filmica non cada nel puro estetismo; ma dove di armonia ve ne sia tra gli stessi “ingredienti” del film, intendo soprattutto tra sceneggiatura, regia, recitazione, senza comunque dimenticarsi della fotografia e della colonna sonora.
E questo, a mio parere, è il caso de “La stranezza”, il davvero pregevole lavoro di Roberto Andò: del quale, oltreché regista del film, ne è co-sceneggiatore. Tutto si tiene perfettamente, a cominciare dalla sceneggiatura, che intreccia l’ordito di una questione privata della vita di Pirandello (il suo ritorno in Sicilia per festeggiare il compleanno di Giovanni Verga, ma dove appena giunto a Girgenti scopre ch’è appena deceduta la sua balia, alla quale intende organizzare un degno funerale) con la trama del rapporto fra cinema e vita, fra realtà e finzione. [+]

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melania mercoledý 25 gennaio 2023
bellissimo film Valutazione 5 stelle su cinque
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originale e coinvolgente

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venerdý 6 gennaio 2023
la stranezza
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Complimenti Paola Casella per la sua bellissima e dettagliatissima critica a questo film, che peraltro rappresenta una preziosa perla nell'attuale panorama cinematografico. Sottoscrivo ogni sua parola.

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cinzia martedý 13 dicembre 2022
il teatro ovvero pi¨ vero del vero Valutazione 5 stelle su cinque
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Sopra una bara, improvvisando un pranzo di lavoro, i due becchini Onofrio e Sebastiano, nonché attori dilettanti di una compagnia di paese, discettano di teatro con un cliente, senza riconoscere in lui il grande letterato e drammaturgo, Luigi Pirandello che ha colto al balzo l’occasione di festeggiare il compleanno dell’amico Verga in Sicilia per fuggire da Roma, dove sta vivendo un blocco creativo e dove sembra che i suoi spettacoli si trascinano stancamente. I due becchini parlano con entusiasmo di quella che sentono come la loro vera professione: la recitazione e la scrittura teatrale. Pirandello, interpellato, racconta di essere un professore di lettere e di aver perso ogni passione per il teatro perché gli sembra che sia tutto falsità e orpelli, inadatto a rappresentare la vita con sincerità. [+]

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eugenio venerdý 9 dicembre 2022
sic cogit pirandello Valutazione 4 stelle su cinque
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Un giorno piovoso, grigio, un accogliente cinema con poltrone comode in una riparata sala. Poi lentamente, terminata la pubblicità, le luci si spengono e la magia del cinema si fa viva nelle prime immagini di una Sicilia di inizio Novecento, dalla luce calda e pastosa che tanto ricorda gli acquerelli di un realista Fattori senza mai tender ad essi come asintoto all’infinito. Un viaggio nel tempo, una stranezza diremmo, l’ultimo lavoro di Roberto Andò, forse uno dei suoi migliori. Che guarda caso si intitola proprio “La stranezza”, apologo sulla necessità dell’incontro di alto e basso, di tragico e comico, di una linfa vitale costantemente da innestare nel processo di creazione artistica per evitare che si inaridisca.  È un film quello di Andò con protagonista lo strano “trio” Servillo-Ficarra-Picone, che nei suoi cento minuti, meno di due ore, ti fa venir voglia di rileggerti Pirandello, in un ritmo e una narrazione che esulando dal tratto farsesco, ci mostra come fossimo noi stessi spettatori di una messa in scena artistica, il processo creativo di uno dei più grandi drammaturghi di sempre.

Il grande scrittore, interpretato con un processo narrativo per sottrazione, priva di enfasi retorica da Toni Servillo, torna proprio nel 1920 nella natìa Sicilia dalla gloria romana, per festeggiare gli ottanta anni di Giovanni Verga, cantore dell’isola ed esponente più nobile di un realismo sempre vicino ai più umili. Quivi giunto per pura causalità, la morte della balia di Verga appunto, conosce due becchini, Nofrio (Picone) e Bastiano (Ficarra), artisti dilettanti, dalle “dubbie” capacità, impegnati a imbastire un farsesco e drammatico spettacolo, "La trincea del rimorso, ovvero Cicciareddu e Pietruzzu", nel teatrino comunale. Nel buffo incontro, con tanto di riferimento a un loculo già “occupato” e la relativa disbriga pratica a suon di mazzetta, conio assai comune cent’anni fa come oggi, si muove il reale moto tormentato del grande scrittore siciliano, incapace di trovare un fil rouge ai suoi pensieri. Quello che oggi definiremmo crisi della pagina bianca, quello che nella storia, perché di storia alla fine narra il film di Andò, intessendolo abilmente con l’arte della vita del teatro e del gioco delle parti degli attori dilettanti, diverrà Sei personaggi in cerca d’autore, stroncato alla sua prima nazionale a Roma e presto un successo. Ma prima, ecco, prima, La stranezza di Roberto Andò, mette in luce la sua genesi con quella dolcezza e sentimento, propria di un teatro vivo e che nel teatro trova i suoi principali attori (Renato Carpentieri- Verga, Fausto Russo Alessi- personaggio in cerca d’autore, Luigi Lo Cascio- direttore) e temi: dramma, peccato, amore, morte e farsa.

Una storia semplice (e non a caso dedicata a Leonardo Sciascia), La stranezza, balsamo per il cinema italiano, che sfrutta il contesto storico come fondamenta, per realizzare “il mattone di finzione” del duo Ficarra-Picone in un ruolo finalmente a loro calzante, che esula dalla comicità fine a sé stessa. La malta sta nella sinergia tra noi pubblico che meravigliati guardiamo una storia reale tradotta in finzione, nel cui teatro si recita a soggetto, tra pettegolezzi e umori e un punto di vista appunto relativistico che tanto piace alla letteratura novecentesca e alla psicoanalisi freudiana. Ma poco importa il nozionismo, perché, prima di tutto, La stranezza è proficuo scambio fra autori e attori, pubblico e artisti, in un controverso equilibrio tra sprezzatura e profondità di sguardo, elaborazione del pensiero e talento, in una forma ricercata fatta di una bellissima fotografia e una partitura linguistica dialettale con tanto di sottotitoli (a volte necessari) che non spingono alla risata quanto all’analisi ulteriore. Un ottimo film di finzione reale che con raffinatezza rompe l’equilibrio di un piccolo mondo antico antesignano di una imminente modernità. Da applauso.

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