| Anno | 2020 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Francesca Mazzoleni |
| Attori | Franca Vannini, Silvia Fontana, Giulia Fontana (II), Stefania Fontana, Francesca Bianchi Yuri Ramos Hidalgo, Assunta Saliola, Christian Fontana, Claudio Fontana, Yuri Saliola. |
| Uscita | giovedì 10 giugno 2021 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | Morel Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,39 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 10 giugno 2021
Un racconto fra realismo e proiezioni nell'immaginario, fra nostalgia ed inevitabile pragmatismo. Il film è stato premiato ai Nastri d'Argento, ha ottenuto 1 candidatura a David di Donatello, a Roma Film Festival, In Italia al Box Office Punta Sacra ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 3,1 mila euro e 2,2 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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"Sta a uscì fòri casa de Nadia". È una delle prime battute pronunciate da Franca, la pasionaria dell'Idroscalo, la Anna Magnani di Punta Sacra, e in questa manciata di parole, sospirate davanti a resti di stracci e oggetti restituiti dal mare, c'è già tutto il manifesto del documentario di Mazzoleni, sincopato racconto per capitoli su un mondo ontologicamente al limite - alla foce del Tevere, alle soglie della Capitale, in bilico sul mare. C'è innanzitutto il senso di qualcosa che si porta via all'improvviso un pezzo di vita, come un'onda che travolge senza preavviso la spiaggia, e che restituisce alla terra scomposti avanzi capaci di risvegliare, per metonimia, memorie e ricordi in chi li ha vissuti.
Uno strappo brutale, come quello subito dalla comunità dell'Idroscalo di Roma, autonominatasi "Punta Sacra", quando nel 2010 per effetto di un'ordinanza dell'allora sindaco Gianni Alemanno, furono sgomberate da centinaia di poliziotti le case costruite dagli occupanti nel corso degli anni Sessanta.
Case abusive come quella di Nadia, che la gente di Ostia chiamava baracche, abitate dagli occupanti quando erano solo quattro mura senza tetto: "Ci chiamano i cani sciolti, i baraccati, i brutti sporchi e cattivi", spiega con un sorriso amaro Franca, mai scesa dalle barricate ("È 'n attimo che se rimettemo l'elmetto"), con la maglietta del Che addosso e un grande amore per Pier Paolo Pasolini, che proprio all'idroscalo, nel novembre del 1975, trovò la morte. "Non a Punta Sacra", precisano gli abitanti, per i quali il poeta è parte di un bagaglio di ricordi ancora fresco e non filtrato, ma "alla Lipu" - l'oasi naturalistica sorta negli anni Novanta, proprio alla foce del Tevere, sui resti di quella disgraziata discarica. Insieme trauma e atto fondativo, data a partire dalla quale segnare un "prima" e un "dopo" a Punta Sacra, lo sgombero del 2010 è il punto di partenza per il racconto di una comunità - poco più di 500 famiglie - che da allora lotta per affermare la propria identità. Come "casa de Nadia" è riconoscibile solo agli occhi di Franca nei resti riportati dal mare, così la comunità di Punta Sacra è per i suoi abitanti un territorio preciso, con le sue regole e le sue dinamiche, ma per il resto della città resta una propaggine degradata, una periferia dimenticata, una frontiera da sgomberare per fare spazio alle magnifiche sorti e progressive del Porto Turistico di Ostia.
È una questione di appartenenza, come riflette il rapper Chicky Realeza nelle uniche interviste in camera che concede il film: "Se la guardi con appartenenza, Ostia ti sembra bella". Se la guardi con appartenenza, questa lingua di terra abbracciata dal Tevere e dal mare non è più una baraccopoli con le strade polverose, ma una borgata con un cuore autentico e popolare, e l'aspirazione al passaggio - lessicale ed economico - a borghetto. Borghetto di pescatori, come quello più antico, creato a Ostia dalle baracche dei pescatori napoletani a fine Ottocento, perché qui i ragazzi cominciano a pescare a 13 anni e il mare lo conoscono meglio di chiunque altro. Ma se restare e resistere è una questione di vita o di morte per gli adulti, che quel luogo lo hanno conquistato, per i loro figli offesi dallo stigma della periferia è difficile resistere alle attrattive social e sociali del mondo fuori dalla spiaggetta. Anche per questa tensione irrisolta tra appartenenza e rifiuto, emancipazione e tradizione, cosa sarà di questa terra e dei suoi abitanti è un interrogativo destinato a rimanere - nel film come nella realtà - senza risposta. Resta certamente il sapore di una meravigliosa scoperta e di una grande bellezza: quella del mare, del fiume e dei tramonti languidi accarezzati dalle riprese aeree di Mazzoleni, e quella umana, di donne e uomini che dal nulla hanno costruito l'appartenenza a una terra di cui nessuno, prima, aveva saputo intuire la ricchezza.
La linea dell'orizzonte è quella che si impone, questione di contatto tra cielo e mare, e di variazioni di blu che verso il tramonto tendono al cobalto delle nuvole. Siamo all'Idroscalo di Ostia, sulla foce del Tevere, tra gli abitanti del quartiere che resistono all'assalto del demanio, delle ruspe che hanno demolito un po' di case e del Porto Turistico che sta lì senza dare nulla a nessuno.